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Art. 810 codice civile: Nozione

Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti.


Commento

Bene: tutto ciò che arreca utilità agli uomini, quindi tutto ciò che è adatto a soddisfare i bisogni dell’uomo e che può essere assoggettato al suo potere.

 


Giurisprudenza annotata

Edilizia ed urbanistica

L'opera costruita in occasione di lottizzazione abusiva non costituisce un bene in senso giuridico, e non può formare oggetto di diritti (art. 810 c.c.). È un corpo estraneo all'ordinamento, e dunque deve presupporsi come automatica ed incondizionata la demolizione, che è l'effetto previsto dalla norma sulla lottizzazione abusiva, l'art. 18 l. 28 febbraio 1985, n. 47, costituente con l'art. 19, stessa legge, un unico contesto normativo (ora art. 30 e 48 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380); mentre l'acquisto derivante dalla confisca medesima è limitato al solo terreno. Fondamento della demolizione è il fatto che le opere, per la loro contrarietà al diritto, costituiscono un tamquam non esse t, privo della qualità di bene secondo l'art. 810 c.c. Discende da qui l'automaticità ed incondizionatezza della demolizione prevista dall'art. 18.

Tribunale Bari sez. II  09 febbraio 2005 n. 250  

 

Premesso che nella lottizzazione abusiva l'oggetto della confisca deve intendersi limitato all'acquisizione del solo terreno sul quale insorgono le opere, queste ultime non costituiscono un bene in senso giuridico e non possono formare oggetto di diritti, essendo un corpo estraneo all'ordinamento, il quale ne presuppone "ipso iure" la demolizione, il cui fondamento deriva dalla circostanza che tali opere, per la loro contrarietà al diritto, costituiscono un "tamquam non esset", assolutamente prive della qualità di bene circoscritta dall'art. 810, c.c.

Tribunale Bari sez. II  09 febbraio 2005 n. 250  

 

 

Ricettazione

La sostituzione delle targhe di un autoveicolo proveniente da reato deve ritenersi come operazione tesa a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa dello stesso e integra, pertanto, il delitto di riciclaggio di cui all'art. 648 bis c.p., rientrando la cosa in questione nel concetto di "beni" ai quali fa riferimento l'art. 810 c.c.

Cassazione penale sez. II  12 novembre 2002 n. 5125  

 

 

Sequestro conservativo, convenzionale e giudiziario

Le quote sociali, anche nelle società di persone, costituiscono beni nel senso dell'art. 810 c.c. in quanto suscettibili di formare oggetto di diritti e vanno ascritte residualmente alla categoria dei beni mobili a norma del successivo art. 812 comma ultimo, atteso che alla quota fanno capo (insieme con i relativi doveri) tutti i diritti nei quali si compendia lo "status" di socio, non riducibili a mere posizioni creditorie. Ne deriva che, allorquando ne sia controversa la titolarità, anche le quote di una società di persone possono essere assoggettate a sequestro giudiziario, senza che a ciò sia d'ostacolo la riferibilità, nel suddetto tipo societario, della vita della società ai soci nel loro insieme, poiché proprio la possibilità per il singolo socio di influenzare e condizionare con l'esercizio dei poteri riconosciutigli dalla legge, l'andamento della compagine sociale può rendere opportuno che in attesa della definizione della controversia sulla titolarità della quota tali poteri siano esercitati da un gestore imparziale e disinteressato, conformemente alla previsione dell'art. 670 n. 1 c.p.c., il quale, nella considerazione che oggetto del sequestro possa essere anche un' entità dinamica di cui assicurare una corretta e imparziale amministrazione, prevede accanto allo strumento della custodia anche quello della gestione temporanea.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 1997 n. 934  

 

Le quote sociali, anche nelle società di persone, costituiscono beni nel senso dell'art. 810 c.c. in quanto suscettibili di formare oggetto di diritti e vanno ascritte residualmente alla categoria dei beni mobili a norma del successivo art. 812 ultimo comma, atteso che alla quota fanno capo (insieme con i relativi doveri) tutti i diritti nei quali si compendia lo status di socio, non riducibili a mere posizioni creditorie. Ne deriva che, allorquando ne sia controversa la titolarità, anche le quote di una società di persone possono essere assoggettate a sequestro giudiziario, senza che a ciò sia d'ostacolo la riferibilità, nel suddetto tipo societario, della vita della società ai soci nel loro insieme, poiché proprio la possibilità per il singolo socio di influenzare e condizionare con l'esercizio dei poteri riconosciutigli dalla legge, l'andamento della compagine sociale può rendere opportuno che in attesa della definizione della controversia sulla titolarità della quota tali poteri siano esercitati da un gestore imparziale e disinteressato, conformemente alla previsione dell'art. 670 n. 1 c.p.c., il quale, nella considerazione che oggetto del sequestro possa essere anche un entità dinamica di cui assicurare una corretta e imparziale amministrazione, prevede accanto allo strumento della custodia anche quello della gestione temporanea.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 1997 n. 934  



 
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