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Art. 816 codice civile: Universalità di mobili

È considerata universalità di mobili la pluralità di cose (1) che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria.

Le singole cose componenti l’universalità possono formare oggetto di separati atti e rapporti giuridici.


Commento

Universalità di mobili: complesso di più cose mobili materialmente separate, appartenenti alla stessa persona destinate a svolgere una funzione economica comune.

 

 

(1) Esiste oltre all’universalità di mobili (universitas facti) anche una universalità di diritto (universitas iuris), pluralità di beni e diritti ridotti ad unità dalla legge, come ad esempio l’eredità [v. 457] e l’azienda [v. 2555].

 

 

La norma ribadisce che la comune destinazione economica data al complesso di cose destinato ad universalità non fa venir meno però la loro individualità, potendo esse, come espressamente previsto, formare oggetto di atti e rapporti separati.

 


Giurisprudenza annotata

Usucapione

Ai fini della disciplina del possesso e dell'usucapione, l'azienda, quale complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l'usucapibilità, da parte del proprietario della metà di una farmacia al cui interno aveva esercitato l'attività di farmacista per oltre vent'anni comportandosi quale unico proprietario, dell'altra metà della farmacia). Rigetta, App. Napoli, 07/09/2007

Cassazione civile sez. un.  05 marzo 2014 n. 5087  

 

 

Azienda

In tema di azienda, deve essere rimessa al Primo Presidente, per l'assegnazione alle sezioni unite della Corte, la seguente questione di massima di particolare importanza: "se l'azienda sia usucapibile come bene unitario, distinto dai singoli beni che la compongono". (Rimessione degli atti al Primo Presidente).

Cassazione civile sez. II  16 maggio 2013 n. 11902

 

Qualora l'acquirente di un'azienda con patto di riservato dominio ne effettui a sua volta la vendita, tale vendita non è nulla ma integra una ipotesi di acquisto a non domino per la quale non può trovare applicazione il principio dell'acquisto immediato in virtù del possesso, ai sensi dell'art. 1153 c.c., stante l'esplicita esclusione sancita dall'art. 1156 c.c., giacché il complesso di beni costituito in azienda costituisce una tipica universalità di beni ai sensi dell'art. 816 c.c.; pertanto essa deve qualificarsi come vendita di cosa altrui, ai sensi dell'art. 1478 c.c., con conseguente obbligo del venditore di procurare l'acquisto al compratore, il quale, in mancanza, ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto. (Cassa App. Venezia 28 aprile 2003).

Cassazione civile sez. II  26 settembre 2007 n. 20191  

 

Qualora l'acquirente di un'azienda con patto di riservato dominio ne effettui a sua volta la vendita, tale vendita non è nulla ma integra una ipotesi di acquisto "a non domino" (e pertanto deve qualificarsi come vendita di cosa altrui) anche se l'acquirente non sia stato a conoscenza dell'esistenza del patto di riservato dominio, giacché il complesso di beni costituito in azienda costituisce una tipica universalità di beni ai sensi dell'art. 816 c.c., per la quale non può trovare applicazione il principio dell'acquisto immediato in virtù del possesso, ai sensi dell'art. 1153 c.c., in virtù dell'esplicita esclusione sancita dall'art. 1156 c.c..

Cassazione civile sez. II  26 settembre 2007 n. 20191  

 

Ai sensi dell'art. 2555 c.c. l'azienda, quale complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa, è compiutamente identificata mediante la specificazione del tipo di attività svolta e dei locali nei quali essa è esercitata, trattandosi di indicazioni idonee a comprendere l'insieme degli elementi organizzati in detti locali e destinati allo svolgimento dell'attività dell'impresa, mentre la analitica individuazione di detti beni rileva al solo scopo di prevenire eventuali contestazioni in ordine alla riconducibilità degli stessi alla azienda; pertanto, deve ritenersi correttamente pronunciata dal giudice di merito, ex art. 1497 c.c., la risoluzione del contratto per mancanza delle qualità promesse ed essenziali per l'uso a cui la cosa è destinata, qualora l'azienda, trasferita ai sensi dell'art. 2556 c.c., sia risultata priva di un elemento essenziale per l'esercizio dell'attività commerciale dedotta in contratto anche se esso non sia stato menzionato tra i beni aziendali. (Nella specie, è stata pronunciata la risoluzione della cessione di un'azienda alimentare che, essendo sprovvista delle canne fumarie - peraltro non indicate fra i beni aziendali - non era stata in grado di svolgere l'attività di cottura dei cibi alla quale era preordinata per mancanza delle prescritte autorizzazioni amministrative, di cui il cedente aveva dichiarato l'esistenza).

Cassazione civile sez. II  15 maggio 2006 n. 11130  

 

 

Demanio

Il comma 2 dell'art. 816 c.c. non può derogare a quanto sancito nell'art. 823 c.c., dovendosi ritenere prevalente la normativa relativa alla tutela del demanio pubblico e dei beni che vi appartengono. Pertanto, non è ammissibile alcun atto di disposizione di un singolo bene appartenente ad una universalità di mobili avente carattere di bene demaniale in quanto a seguito dell'inserimento nella stessa il bene viene ad essere assoggettato al regime dei beni demaniali.

Cassazione civile sez. I  28 agosto 1998 n. 8589  



 
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