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Art. 817 codice civile: Pertinenze

Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole (1) a servizio o ad ornamento di un’altra cosa.

La destinazione (2) può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima.


Commento

Pertinenze: cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa, senza costituirne parte integrante e senza rappresentare elemento indispensabile per la sua esistenza, ma in modo da accrescerne l’utilità o il pregio. La pertinenza è dunque un accessorio della cosa principale.

 

 

(1) La destinazione deve essere durevole, nel senso che, pur non essendo richiesta la perpetuità e la permanenza, il nesso pertinenziale non deve però essere occasionale e temporaneo.

 

(2) Per aversi una pertinenza occorrono due elementi: la oggettiva destinazione di una cosa a servizio o ornamento di un’altra e la volontà, da parte del proprietario della cosa principale (o di altro legittimato di costituire un rapporto di complementarità e strumentalità tra le cose.

 

 

 

La pertinenza differisce dalla cosa accessoria in quanto nella pertinenza esiste un vincolo di destinazione durevole, mentre la cosa accessoria non è stabilmente legata alla cosa principale.

 


Giurisprudenza annotata

Edilizia ed urbanistica

Il concetto di pertinenza definito dall'art. 817 c.c. va tenuto distinto da quello inteso in senso urbanistico, con la conseguenza che non sono pertinenze le costruzioni che, pur qualificabili come pertinenziali secondo la normativa civilistica, sono suscettibili, per struttura o dimensioni, di svolgere una funzione autonoma rispetto ad altra costruzione e ricadono, quindi, nel regime concessorio. Le rilevanti dimensioni che portano il manufatto ad incidere in modo significativo sull'assetto del territorio, escludono, quindi, di per sé la natura pertinenziale dell'immobile .

T.A.R. Napoli (Campania) sez. IV  16 maggio 2014 n. 2719  

 

La nozione di pertinenza urbanistica è meno ampia di quella definita dall'art. 817 c.c. e, dunque, non può consentire la realizzazione di opere di grande consistenza soltanto perché desinate al servizio di un bene qualificato principale. Gli interventi, poi, consistenti nell'installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime della concessione edilizia (oggi permesso di costruire), soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di arredo o di riparo o protezione (anche da agenti atmosferici) dell'immobile cui accedono; tali strutture non possono viceversa ritenersi installabili senza concessione edilizia (ora permesso di costruire) allorquando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione all'edificio e alle parti dello stesso su cui vengono inseriti quando, quindi, per la loro consistenza dimensionale non possono più ritenersi assorbite, ovvero ricomprese in ragione dell'accessorietà, nell'edificio principale o della parte dello stesso cui accedono (nel caso di specie, la consistenza dimensionale della tettoia è notevole, il che esclude che rientri nella nozione di pertinenza) .

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VI  08 maggio 2014 n. 2512  

 

La nozione di 'pertinenza urbanistica' è meno ampia di quella definita dall'art. 817 c.c. e dunque non può consentire la realizzazione di opere di grande consistenza soltanto perché destinate al servizio di un bene qualificato principale; infatti, il carattere pertinenziale in senso urbanistico va riconosciuto alle opere che, per loro natura, risultino funzionalmente ed esclusivamente inserite al servizio di un manufatto principale, siano prive di autonomo valore di mercato e non valutabili in termini di cubatura (o comunque dotate di volume minimo e trascurabile), in modo da non poter essere utilizzate autonomamente e separatamente dal manufatto cui accedono .

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VI  07 maggio 2014 n. 2474

 

La realizzazione di tettoie stabilmente ancorate al pavimento e destinate a soddisfare non un'esigenza temporanea e contingente, ma prolungata nel tempo (le tettoie offrono riparo ai clienti dell'azienda agrituristica) è priva del carattere della precarietà ed amovibilità ed è quindi assoggettata al regime del permesso di costruire, dal momento che comporta una rilevante modifica dell'assetto edilizio preesistente. La nozione di pertinenza urbanistica è, inoltre, meno ampia di quella definita dall'art. 817 c.c. e dunque non può consentire la realizzazione di opere di grande consistenza soltanto perché destinate al servizio di un bene qualificato come principale. In tal caso, l'impatto volumetrico proprio, incidendo in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio è assoggettabile a permesso di costruire, con conseguente applicabilità del regime demolitorio di cui all'art. 27 della l. n. 47 del 1985 in caso di abusività.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VI  06 febbraio 2014 n. 792  

 

 

Imposte

In tema di imposta sulle successioni, il vincolo di pertinenzialità che qualifica la "ruralità" dei fabbricati a fini fiscali e, segnatamente, a quelli della tassazione di registro e sulle successioni secondo il più favorevole criterio del "valore automatico" di cui all'art. 8 della legge 17 dicembre 1986, n. 880, va ricondotto alla nozione di pertinenza fornita, in via generale, dall'art. 817 cod. civ., secondo cui "sono pertinenze le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un'altra cosa". Ne deriva, dunque, che l'effettiva e concreta destinazione della cosa al servizio ed ornamento dell'altra deve essere considerata una relazione implicante aspetti, oltre che oggettivi, anche soggettivi, riferibili alla volontà dell'avente diritto, e non può essere di per sé esclusa dalla sola ricorrenza di circostanze di rilevo eminentemente formale, quali la distinta iscrizione in catasto della pertinenza o l'autonoma indicazione dei fabbricati nella denunzia di successione. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Genova, 14/06/2010

Cassazione civile sez. VI  03 marzo 2014 n. 4892  



 
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