Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 82 codice civile: Matrimonio celebrato davanti a ministri del culto cattolico

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico è regolato in conformità del Concordato con la Santa Sede e delle leggi speciali sulla materia (1).

Commento

Ministro di culto: con questo termine il diritto statuale si riferisce a colui il quale, nell’ambito di una confessione religiosa, svolge funzioni connesse all’esercizio pubblico del culto ed al governo spirituale.

L’ordinamento italiano, spesso, attribuisce rilevanza giuridica alla posizione del (—) (rilevanza civilistica delle funzioni confessionali e agevolazioni del loro svolgimento; incompatibilità rispetto a determinati pubblici uffici; configurazione di reati).

Concordato: uno dei documenti in cui si articolano i Patti Lateranensi, ossia gli accordi sottoscritti l’11 febbraio 1929 (e sostanzialmente confermati con l’accordo di Palazzo Madama del 18-2-1984 - cd. Nuovo Concordato) allo scopo di regolare i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica.

Il Concordato disciplina le condizioni della Chiesa cattolica in Italia, riconoscendo ad essa il libero esercizio del potere spirituale e della giurisdizione in materia ecclesiastica e regolando la posizione giuridica dei vescovi e del clero, il regime del matrimonio canonico, nonché la disciplina degli edifici di culto e degli enti ecclesiastici.

 

 

(1) Il matrimonio come atto giuridico può essere regolato dalle norme del codice civile o anche da quelle del diritto canonico in conformità del Concordato: infatti, nel nostro ordinamento il sistema introdotto dal Concordato del 1929 tra lo Stato e la Chiesa, confermato con l’accordo di revisione del 18 febbraio 1984 (Nuovo Concordato), riconosce ai cittadini la libertà di scelta tra due forme di celebrazione: il matrimonio civile, celebrato davanti all’ufficiale dello stato civile; il matrimonio concordatario, celebrato davanti al ministro del culto cattolico e regolarmente trascritto nei registri dello stato civile. Il matrimonio celebrato secondo le norme del diritto canonico è generalmente idoneo a produrre nell’ordinamento dello Stato gli effetti civili (gli stessi effetti che si sarebbero prodotti se il matrimonio fosse stato celebrato dall’ufficiale di stato civile).

A tal fine la normativa statuale predispone un collegamento tra celebrazione canonica ed ordinamento statale che si attua attraverso un procedimento che si articola nelle seguenti attività: pubblicazioni, celebrazione, trascrizione.

Giurisprudenza annotata

 

Divorzio

Tra il giudizio di nullità del matrimonio concordatario e quello avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del medesimo non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità, tale che il secondo debba essere necessariamente sospeso a causa della pendenza del primo ed in attesa della sua definizione, dal momento che trattasi di procedimenti autonomi, non solo sfocianti in decisioni di differente natura (e con peculiare e specifico rilievo in ordinamenti diversi, tanto che la decisione ecclesiastica solo a seguito di un eventuale giudizio di delibazione, e non automaticamente, può produrre effetti nell'ordinamento italiano), ma anche aventi finalità e presupposti differenti.

Cassazione civile sez. I  23 gennaio 2009 n. 1731  

 

Tra il giudizio relativo alla nullità del matrimonio concordatario e quello avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità, tale che il secondo debba essere necessariamente sospeso a causa della pendenza del primo ed in attesa della sua definizione, presto che trattasi di procedimenti autonomi, non solo sfocianti in decisioni di diversa natura (e con peculiare e specifico rilievo in ordinamenti diversi, tanto che la decisione ecclesiastica solo a seguito di giudizio eventuale di delibazione, e non automaticamente, può produrre effetti nell'ordinamento italiano), ma anche aventi finalità e presupposti differenti.

Cassazione civile sez. I  19 settembre 2001 n. 11751  

 

 

Matrimonio

La dichiarazione dei coniugi, in ordine alla scelta del regime patrimoniale, che può essere inserita nell'atto di matrimonio canonico, è collegata a quel matrimonio, nell'ambito del quale essa viene effettuata, da un rapporto di accessorietà. Pertanto, se la trascrizione non può avere luogo, o venga successivamente annullata (nella specie, su richiesta del p.m., per essere i coniugi già uniti, tra di loro, con matrimonio civile) come non possono essere riconosciuti effetti civili al matrimonio così è priva di effetti la dichiarazione in ordine alla separazione dei beni, nè una tale conclusione è in contrasto con il principio costituzionale che riconosce al cittadino cattolico di ottenere un trattamento in materia di libertà religiosa che operi sul terreno anche del diritto patrimoniale.

Cassazione civile sez. I  19 giugno 2001 n. 8312  

 

In presenza della volontà di uno dei coniugi di ottenere la trascrizione di un matrimonio canonico non trascritto, il requisito della "conoscenza" della relativa istanza e della "non opposizione" alla medesima da parte dell'altro coniuge - imposto dall'art. 8 l. n. 121 del 1985 - postula lo specifico riferimento all'istanza di siffatta forma di adesione, onde non può ritenersi integrato dalla dichiarazione, resa dagli sposi in occasione della celebrazione stessa, di consentire la trascrizione o dal consenso alla trascrizione dato da uno dei coniugi con un atto destinato ad operare dopo la sua morte.

Cassazione civile sez. II  26 marzo 2001 n. 4359  

 

In presenza della volontà di uno dei coniugi di ottenere la trascrizione di un matrimonio concordatario non trascritto entro il quinto giorno dalla sua celebrazione, il requisito della "conoscenza" della relativa istanza e della "non opposizione" alla medesima da parte dell'altro coniuge - imposto dall'art. 8 n. 1 dell'accordo di revisione del Concordato con la S. Sede (ratificato con legge n. 121 del 1985 ed applicabile alle richieste successive alla sua entrata in vigore, ancorché afferenti a matrimoni anteriormente contratti) - postula lo specifico riferimento all'istanza stessa di siffatta forma di adesione, onde non può ritenersi integrato dalla dichiarazione, resa dagli sposi in occasione della celebrazione stessa, di consentire la trascrizione.

Cassazione civile sez. I  24 marzo 1994 n. 2893  

 

 

Delibazione

Qualora si affermi l'esclusione unilaterale di uno dei "bona matrimonii" quale causa di nullità del matrimonio concordatario, l'accertamento, rimesso al giudice della delibazione, della conoscenza o conoscibilità della riserva mentale da parte del coniuge non simulante deve essere condotto sulla scorta degli elementi probatori acquisiti nel processo canonico, vincolando il giudice civile quanto ai fatti accertati dalla sentenza ecclesiastica, ma, al tempo stesso, non ponendogli, peraltro, alcun obbligo di ignorare elementi, di fatto o di diritto, irrilevanti per il diritto canonico, ma rilevanti sul piano della conformità del giudicato al nostro ordine pubblico, stante la totale autonomia di valutazione del giudice civile rispetto al giudice ecclesiastico, e stante, altresì, la non coincidenza del rispettivo tema dei due giudizi (l'accertamento della voluntas simulandi unilaterale, in un caso, e della conoscenza o conoscibilità (irrilevante sul piano canonico) della riserva di uno dei nubendi, nell'altro). È perciò insindacabile, da parte del giudice della legittimità, la sentenza della Corte d'appello che abbia, con ampia, analitica, esaustiva motivazione, negato la delibazione se entrambi i nubendi abbiano, astrattamente e genericamente, considerato il divorzio come un rimedio all'infelice esito di un matrimonio, convincimento nutrito anche da parte di non pochi cattolici praticanti; abbiano, entrambi i coniugi, dopo alcuni anni dalle nozze, espresso adesione all'esito favorevole al divorzio del referendum del 1974; abbia lo sposo aderito al rito concordatario "con naturalezza" per non scontentare i futuri suoceri, accostandosi, senza riserva alcuna, anche al sacramento della Comunione eucaristica durante la celebrazione nuziale canonica; nessun argomento probatorio sia scaturito dalle deposizioni dei testi proposti da entrambe le parti: quanto precede non prova, invero, in alcun modo, neanche in via presuntiva, che la riserva mentale del marito sia stata effettivamente conosciuta o conoscibile, prima delle nozze, dalla moglie, per cui su tutto prevale il principio fondamentale della tutela dell'affidamento e della buona fede.

Cassazione civile sez. I  03 maggio 2010 n. 10657  

 



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK