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Art. 822 codice civile: Demanio pubblico

Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale (1).

Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico (2).


Commento

Demanio pubblico: è costituito dai beni che appartengono allo Stato (o alle Regioni, alle Province, ai Comuni [v. 824]) (criterio soggettivo), e che hanno l’attitudine a soddisfare interessi pubblici (criterio oggettivo): sono idonei, cioè, a soddisfare sia interessi della collettività, sia interessi inerenti alla stessa attività dello Stato.

 

 

(1) I beni indicati in questo comma appartengono al demanio necessario (o naturale), in quanto sono dei beni che per la loro naturale attitudine a soddisfare interessi pubblici non possono che essere di proprietà dello Stato.

Il demanio naturale è composto dal: a) demanio marittimo (v. però sub Capo II) che, oltre ai beni indicati dall’art. 822, comprende anche: le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo. Il mare e il fondo del mare non sono beni demaniali ma cose fuori commercio [v. Libro III, Titolo I] (res communes omnium); b) demanio idrico [v. sub art. 910]; c) demanio militare, cioè le opere destinate direttamente alla difesa nazionale, ossia aeroporti e strade militari.

Non appartengono al demanio invece: a) le difese naturali; b) gli armamenti, le caserme, gli aerei militari (questi beni appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato).

 

 

(2) I beni indicati in questo comma appartengono al demanio accidentale dello Stato che è, quindi, composto da: a) demanio stradale che comprende tutte le strade di proprietà degli enti territoriali, destinate al pubblico transito; b) demanio ferroviario che comprende le strade ferrate e le loro pertinenze, e i beni occorrenti all’esercizio e conservazione della ferrovia (i fabbricati, le stazioni elettriche); c) demanio aeronautico che comprende gli aeroporti appartenenti agli enti territoriali, destinati al traffico civile, comprese le relative pertinenze (radar, impianti radio); d) demanio culturale, cioè i beni di particolare interesse storico, architettonico e artistico, appartenenti agli enti pubblici territoriali.

 

 


Giurisprudenza annotata

Demanio

Nell'ipotesi in cui parte di una strada comunale venga occupata da un corpo di fabbrica privato, non può esservi sdemanializzazione in ragione della risalenza temporale dell'occupazione del bene demaniale; l'immanenza e la persistenza dei poteri di polizia demaniale esclude altresì ogni rilevanza all'esistenza di un tracciato alternativo e l'interesse pubblico al ripristino dello stato dei luoghi ed all'uso pubblico giustifica il provvedimento di primo grado di rimozione del manufatto.

Consiglio di Stato sez. IV  03 ottobre 2014 n. 4941  

 

Ai sensi dell'art. 35 cod. nav., la sdemanializzazione dei beni appartenenti al demanio marittimo richiede un formale provvedimento della competente autorità avente efficacia costitutiva e non può avvenire "per facta concludentia". (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, ritenendo che la natura demaniale di un bene non venisse meno per il semplice fatto che il terreno non facesse parte della spiaggia, né del lido del mare, trattandosi di circostanze insufficienti ad escludere definitivamente l'attitudine a consentire in futuro usi pubblici del mare). Cassa con rinvio, App. Campobasso, 28/12/2006

Cassazione civile sez. I  09 giugno 2014 n. 12945  

 

Per i beni del demanio marittimo la classificazione non può verificarsi per facta concludentia, richiedendo allo scopo l'art. 35 c.nav. un formale provvedimento della competente autorità, avente efficacia costitutiva. Provvedimento connotato da accentuati profili di discrezionalità, propri dell'apprezzamento che la p.a. deve compiere in ordine alla utilità strumentale dell'area demaniale in vista di utilizzazioni, pur se allo stato potenziali. È escluso - altresì - che la natura demaniale venga meno ove parte del suolo sia stata utilizzata per realizzare una strada pubblica. Si verte - infatti - in tema di demanialità necessaria, qualità che deriva al bene marittimo a titolo originario, dalla corrispondenza con uno dei tipi normativamente definiti e che permane anche se il suolo sia - in parte - utilizzato per la realizzazione di manufatti pubblici o privati. (In applicazione del riferito principio la Suprema corte ha ritenuto non conforme a diritto la decisione della Corte territoriale che aveva fondato il suo accertamento negativo della demanialità sul fatto che il terreno in questione non facesse parte della spiaggia, né del lido del mare, attinti da acque marine, trattandosi di motivazione in sé insufficiente a escludere definitivamente l'attitudine a consentire in futuro pubblici usi del mare).

Cassazione civile sez. I  09 giugno 2014 n. 12945  

 

Nel regime anteriore a quello introdotto all'art. 4 della legge 5 gennaio 1994, n. 37 (che, nel sostituire il testo dell'art. 947 cod. civ., ha espressamente escluso, per il futuro, tale eventualità), la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico non può desumersi dalla sola circostanza che un bene non sia più adibito anche da lungo tempo ad uso pubblico, ma è ravvisabile solo in presenza di atti e fatti che evidenzino in maniera inequivocabile la volontà della P.A. di sottrarre il bene medesimo a detta destinazione e di rinunciare definitivamente al suo ripristino, non potendo desumersi una volontà di rinunzia univoca e concludente da una situazione negativa di mera inerzia o tolleranza. Rigetta, Trib. Sup. Acque, 17/02/2012

Cassazione civile sez. un.  29 maggio 2014 n. 12062  

 

 

Usucapione

La distinzione tra i beni pubblici e i beni privati non discrimina due categorie concettuali di proprietà, ma soltanto due categorie giuridiche di beni, la prima delle quali presenta un peculiare regime giuridico (inalienabilità, inusucapibilità, vincolo di destinazione per i beni pubblici appartenenti a privati, ecc.). Ne consegue che la P.A. può usucapire il bene privato del quale per oltre un ventennio, nella erronea convinzione che fosse demaniale, abbia disposto la concessione in uso a terzi, atteso che, mentre l'errata supposizione di demanialità del bene non incide sulla volontà della P.A. di gestirlo "uti dominus", risolvendosi in un errore sul regime giuridico del bene, irrilevante ai fini dell'usucapione, la concessione in uso a terzi costituisce uno dei modi di disposizione del bene e, quindi, di possesso da parte dell'ente pubblico. Rigetta, App. Napoli, 07/09/2007

Cassazione civile sez. II  06 maggio 2014 n. 9682



 
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