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Art. 824 codice civile: Beni delle provincie e dei comuni soggetti al regime dei beni demaniali

I beni della specie di quelli indicati dal secondo comma dell’art. 822, se appartengono alle provincie o ai comuni, sono soggetti al regime del demanio pubblico.

Allo stesso regime sono soggetti i cimiteri e i mercati comunali.


Commento

L’articolo si applica solo ai beni che compongono il demanio accidentale.

 

 


Giurisprudenza annotata

Antichità e belle arti

L'art. 823 cod. civ., sancendo l'inalienabilità assoluta degli immobili statali d'interesse culturale, ha abrogato l'art. 24 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, che ne consentiva l'alienazione previa autorizzazione ministeriale. (Nella fattispecie, anteriore al d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, "Codice dei beni culturali", la S.C., in applicazione del principio, ha respinto il ricorso avverso la declaratoria di appartenenza al demanio dello Stato di alcuni vani del Palazzo Reale di Genova, rivendicati dalla Regione Liguria, altresì chiarendo che il demanio culturale esula dal "federalismo demaniale", di cui al d.lgs. 28 maggio 2010, n. 85). Rigetta, App. Genova, 08/01/2008

Cassazione civile sez. II  11 aprile 2014 n. 8610

 

 

Cimiteri

Nel nostro ordinamento, il diritto sul sepolcro già costruito nasce da una concessione da parte dell'autorità amministrativa di un'area di terreno (o di una porzione di edificio) in un cimitero pubblico di carattere demaniale (art. 824 c.c.) e tale concessione, di natura traslativa, crea, a sua volta, nel privato concessionario, un diritto soggettivo perfetto di natura reale e perciò opponibile, "iure privatorum", agli altri privati, assimilabile al diritto di superficie, che si affievolisce, degradando ad interesse legittimo, nei confronti della p.a.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VII  05 novembre 2013 n. 4901  

 

Ai sensi dell'art. 824 comma 2 c.c. le concessioni aventi ad oggetto aree cimiteriali sono assoggettate al regime delle concessioni demaniali la quali, indipendentemente dal nomen juris adottato dalle parti e dal contenuto delle singole concessioni, si compendiano sempre in concessioni-contratto poiché in esse è dato ravvisare sia le caratteristiche dell'atto amministrativo che quelle dell'atto negoziale; da ciò discende che singole clausole contenute nell'atto di concessione demaniale, se contrarie a norme imperative, sono colpite da nullità ai sensi dell'art. 1418 comma 1 c.c. e possono determinare la nullità dell'intero atto di concessione, ove risulti che le parti non sarebbero addivenute alla stipula dell'atto in mancanza della clausola colpita da nullità.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  12 luglio 2013 n. 871

 

Nel vigente ordinamento, il diritto sul sepolcro già costruito nasce da una concessione da parte dell'autorità amministrativa di un'area di terreno (o di una porzione di edificio) in un cimitero pubblico di carattere demaniale (art. 824 c.c.) e tale concessione, di natura traslativa, crea a sua volta, nel privato concessionario, un diritto soggettivo perfetto di natura reale (suscettibile di trasmissione per atti "inter vivos" e per successione "mortis causa") e perciò opponibile, "iure privatorum", agli altri privati, assimilabile al diritto di superficie, che si affievolisce, degradando ad interesse legittimo, nei confronti dell'Amministrazione nei soli casi in cui esigenze di pubblico interesse per la tutela dell'ordine e del buon governo del cimitero impongono o consigliano alla stessa di esercitare il potere autoritativo di revoca della concessione.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. VII  12 marzo 2013 n. 1412  

 

 

Convalida di licenza e di sfratto

Non è condivisibile l’orientamento secondo cui la translatio iudicii dal giudice ordinario agli arbitri è ammessa solo nel caso che il giudice ordinario abbia denegato l'ordinanza provvisoria di rilascio, rimanendo egli competente, altrimenti, anche per la fase ordinaria del procedimento, in quanto si farebbe dipendere il radicamento della competenza arbitrale non dalla materia compromessa in arbitri, ma dal provvedimento in concreto assunto nel corso del processo. In particolare, non prevedendo più l’art. 667 c.p.c. alcuna soluzione di continuità tra prima e seconda fase del procedimento per convalida, e non rintracciandosi alcun dato normativo dal quale desumere la competenza funzionale inderogabile del giudice della convalida, non vi è ostacolo a ritenere che la devoluzione al collegio arbitrale della competenza a decidere precluda al locatore il ricorso all’azione per convalida, in quanto nell’arbitrato rituale il locatore può intimare la licenza o lo sfratto dinanzi all’arbitro – posto che l’art. 818 c.p.c. preclude a quest’ultimo i soli provvedimenti cautelari e il lodo arbitrale ex art. 824 c.p.c. ha efficacia di sentenza – e per quanto concerne l’arbitrato irrituale è inoltre insita nel compromesso la rinuncia delle parti alla tutela giurisdizionale dei diritti nascenti dal rapporto controverso. Pertanto la convenzione di arbitrato irrituale rende improponibile ogni iniziativa giudiziale non altrimenti consentita dal legislatore, rendendo improponibile anche l’azione per convalida. (Nella specie, il Trib. ha quindi dichiarato la propria incompetenza indicando nel collegio Arbitrale il giudice competente).

Tribunale L'Aquila  11 giugno 2013 n. 386  



 
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