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Art. 825 codice civile: Diritti demaniali su beni altrui

Sono parimenti soggetti al regime del demanio pubblico i diritti reali che spettano allo Stato, alle provincie e ai comuni su beni appartenenti ad altri soggetti (1), quando i diritti stessi sono costituiti per l’utilità di alcuno dei beni indicati dagli articoli precedenti o per il conseguimento di fini di pubblico interesse corrispondenti a quelli a cui servono i beni medesimi.


Commento

(1) L’articolo assoggetta i diritti reali di godimento di cui è titolare lo Stato o gli enti pubblici territoriali, allo stesso regime dei beni demaniali.

 

 


Giurisprudenza annotata

Strade

La destinazione delle strade vicinali ad uso pubblico, imposta dal codice della strada, fa sì che queste debbano necessariamente essere interessate da un transito generalizzato, tale per cui, a fronte della proprietà privata del sedime stradale e dei relativi accessori e pertinenze (spettante ai proprietari dei fondi latistanti), l'ente pubblico comunale possa vantare su di essa, ai sensi dell'art. 825 cod. civ., un diritto reale di transito, con correlativo dovere di concorrere alle spese di manutenzione della stessa; di conseguenza non è sufficiente che l'utilizzo della strada avvenga in favore di proprietari di fondi vicini.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. III  09 maggio 2014 n. 1217  

 

 

Servitù pubbliche

Una servitù di uso pubblico su una strada può sorgere anche per effetto della "dicatio ad patriam" che consiste nel mero fatto giuridico che il proprietario mette volontariamente (nel senso che occorre la volontà dell'atto, eventualmente desumibile anche da facta concludentia, pure se non è necessaria la volontà degli effetti), con carattere di continuità, una cosa propria a disposizione del pubblico e di assoggettarla all'uso correlativo, al fine di soddisfare una esigenza comune ai membri di tale collettività "uti cives", indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità o meno e dallo spirito che lo anima. Deriva da quanto precede, pertanto, che l'uso del bene da parte della collettività indifferenziata per un ragionevole lasso di tempo può comportare l'assunzione da parte del bene di caratteristiche analoghe a quelle di un bene demaniale.

Cassazione civile sez. II  22 ottobre 2013 n. 23960

 

L'assoggettamento di una strada privata a servitù di uso pubblico, in relazione all'interesse della collettività di goderne quale collegamento tra due vie pubbliche, non comporta la facoltà dei proprietari frontisti di aprirvi accessi diretti dai loro fondi, implicando ciò un'utilizzazione di essa più intensa e diversa, non riconducibile al contenuto della stessa. Rigetta, App. L'Aquila, 27/09/2006

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2013 n. 21953  

 

Se alcuni proprietari, che fruiscono del passaggio di uso pubblico su una strada vicinale, convengono in giudizio un soggetto che ne compromette illegittimamente il godimento al fine di sentirlo condannare alla rimozione dell'ostacolo, senza chiedere tuttavia l'accertamento di un diritto di servitù, non risulta proposta una confessoria servitutis e, pertanto, non sussiste il litisconsorzio necessario tra tutti i titolari degli immobili serviti dalla strada.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 2013 n. 3707  

 

La costituzione d'una servitù pubblica per effetto della cd. "dicatio ad patriam" (consistente nel comportamento del proprietario che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità e non precariamente, un proprio bene a disposizione della collettività) non può essere desunta dal solo fatto che il proprietario abbia consentito il passaggio pubblico su parte del proprio fondo

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2012 n. 4597  

 

Servitù

Affinché un'area privata possa ritenersi assoggettata a uso pubblico di passaggio è necessario che l'uso avvenga a opera di una collettività indeterminata di soggetti considerati "uti cives", ossia quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale e non "uti singuli", ossia quali soggetti che si trovano in una posizione qualificata rispetto al bene che si pretende gravato. Deve, pertanto, escludersi l'uso pubblico del passaggio quando questo venga esercitato soltanto dai proprietari di determinati immobili in dipendenza della particolare ubicazione degli stessi e da coloro che abbiano occasione di accedere a essi per esigenze connesse alla loro privata utilizzazione.

Cassazione civile sez. II  23 maggio 2012 n. 8165  

 

Aver tollerato che su una parte del proprio fondo, che era stata concessa in comodato ad alcuni soggetti per consentirne il passaggio pedonale e carraio, transitassero anche persone diverse dai comodatari non dà luogo di per sé a una "dicatio ad patriam", per la quale è richiesto un comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità e non precariamente, un proprio bene a disposizione della collettività. Conferma App. Messina 21 luglio 2009

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2012 n. 4597  



 
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