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Art. 831 codice civile: Beni degli enti ecclesiastici ed edifici di culto

I beni degli enti ecclesiastici sono soggetti alle norme del presente codice, in quanto non è diversamente disposto dalle leggi speciali che li riguardano.

Gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformità delle leggi che li riguardano (2).

 


Commento

Enti ecclesiastici: organismi sorti nell’ambito delle strutture appartenenti alla Chiesa Cattolica che possono, attraverso il riconoscimento, svolgere un rilevante ruolo anche nell’ordinamento statale.

 

 

(1) Le chiese del culto cattolico, anche se di proprietà di enti ecclesiastici, sono soggette alla disciplina del diritto privato, possono quindi essere sia alienate che usucapite. Ma finché non sono sconsacrate non possono essere sottratte alla loro destinazione di edifici di culto. È necessario, ai fini della sconsacrazione, uno specifico atto dell’autorità ecclesiastica, posto in essere secondo le modalità del diritto canonico.

 


Giurisprudenza annotata

Enti e beni ecclesiastici

L'azione diretta ad ottenere la rimozione delle cause che impediscono o rendono disagevole l'esercizio pubblico del culto (nel caso di specie, cattolico) in un edificio sacro a ciò destinato, attiene alla tutela dell'interesse religioso dei fedeli e non alla tutela della proprietà dell'edificio stesso, cosicché la legittimazione attiva spetta all'ecclesiastico preposto all'officiatura di detto edificio sacro, indipendentemente dall'appartenenza del diritto di proprietà (nella specie, si trattava dell'azione volta a rimuovere una recinzione con una cancellata metallica apposta su una strada sulla quale la proprietà della chiesa aveva il diritto di passaggio). (Cassa App. Napoli 25 luglio 2005 n. 2447).

Cassazione civile sez. II  28 novembre 2012 n. 21129  

 

Città del vaticano

Qualora sia in discussione la legittimità da parte della Chiesa e degli enti ecclesiastici dell'uso "iure privatorum" di beni soggetti, ex art. 831 c.c.,. alle norme del codice civile - in quanto non diversamente disposto dalle leggi speciali che li riguardano - la Chiesa e le sue istituzioni sono tenute all'osservanza, al pari degli altri soggetti giuridici, delle norme di relazione e quindi alle limitazioni del diritto di proprietà, fra le quali rientrano quelle previste dall'art. 844 c.c. essendo esse inidonee a dare luogo a quelle compressioni della libertà religiosa e delle connesse alte finalità che la norma concordataria di cui all'art. 2 l. n. 121 del 1985, in ottemperanza al dettato costituzionale, ha inteso tutelare, non avendo lo Stato rinunciato alla tutela di beni giuridici primari garantiti dalla Costituzione (art. 42 e 32), quali il diritto di proprietà e quello alla salute. (Nella specie, è stata ritenuta applicabile la disciplina dettata dall'art. 844 c.c. alle immissioni sonore provocate dalle attività sportive praticate nel "campo giochi" di una parrocchia).

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2006 n. 2166  

 

 

Servitù

Come è configurabile l'acquisto a titolo originario in favore degli enti ecclesiastici, allo stesso modo deve ritenersi che la natura di detti enti non osti al possibile acquisto per usucapione, da parte di terzi, di diritti su beni di loro proprietà. (Nella specie, il giudice del merito aveva dichiarato acquisita per usucapione una servitù di passaggio su un terreno. Deducendo il ricorrente per cassazione che il fondo servente, per alcuni anni - nel corso del ventennio - era di proprietà di un ente ecclesiastico, aveva dedotto che il periodo in questione era inutilizzabile al fine della usucapione della servitù. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha disatteso il motivo).

Cassazione civile sez. II  21 luglio 2009 n. 16961  

 



 
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