codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 840 codice civile: Sottosuolo e spazio sovrastante al suolo

La proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene (1), e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non rechi danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere (2). Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti, sulle acque, sulle opere idrauliche e da altre leggi speciali.

Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante (3), che egli non abbia interesse ad escluderle.


Commento

(1) Alcune cose che si trovano nel sottosuolo sono sottratte alla disponibilità del proprietario del fondo, ovvero le modalità della loro utilizzazione sono sottoposte a limiti: ad esempio i giacimenti minerari rientrano tra i beni appartenenti al patrimonio dello Stato [v. 826].

 

(2) Le cave e le torbiere sono lasciate al proprietario del suolo, ma questi ha l’obbligo di sfruttarle ed è sottoposto al controllo della pubblica amministrazione. In caso di negligente sfruttamento la cava può essere affidata a chi possa trarne utilità.

 

(3) Il proprietario può sfruttare lo spazio sovrastante il suo suolo costruendo un edificio, creando così un autonomo diritto, diverso da quello di proprietà sul fondo [v. 952].

 

 


Giurisprudenza annotata

Proprietà

La responsabilità del proprietario di un fondo per i danni derivanti da attività di escavazione, ex art. 840 cod. civ., non opera in senso oggettivo, ma richiede una condotta colposa, sicché, nell'ipotesi in cui i lavori di escavazione siano affidati in appalto, è l'appaltatore ad essere di regola l'esclusivo responsabile dei danni cagionati a terzi nell'esecuzione dell'opera, salvo che non risulti accertato che il proprietario committente aveva - in forza del contratto di appalto - la possibilità di impartire prescrizioni o di intervenire per richiedere il rispetto delle normative di sicurezza e che se ne sia avvalso per imporre particolari modalità di esecuzione o particolari accorgimenti antinfortunistici che siano stati causa (diretta o indiretta) del sinistro. Rigetta, App. Perugia, 05/11/2009

Cassazione civile sez. III  13 marzo 2013 n. 6296  

 

L'immissione di sporti nello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino è consentita qualora avvenga ad un'altezza dal suolo tale da non pregiudicare alcun concreto legittimo interesse del proprietario del fondo sottostante in relazione alle concrete possibilità di utilizzazione di tale spazio aereo. Conferma App. Roma 8 giugno 2005

Cassazione civile sez. II  16 ottobre 2012 n. 17680  

 

La collocazione di sporti sulla colonna d'aria altrui non integra una servitù considerato che il calcolo delle distanze delle nuove costruzioni dalle altrui vedute, ai sensi dell'art. 907 c.c., che richiama l'art. 905 c.c. va operata dalla faccia esteriore del muro nel quale si aprono le vedute dirette e non già dal punto di massima sporgenza delle stesse che si aprono a compasso verso l'esterno. (Piuttosto, ha osservato la Suprema Corte, la collocazione degli sporti in discussione - ante apribili verso l'esterno - integra gli estremi di una attività regolamentata dall'art. 840 c.c. e con valutazione di merito la sentenza di merito, in presenza di una oggettiva utilità degli sporti per colui che li aveva posti in essere, correttamente aveva escluso l'esistenza di un atto emulativo).

Cassazione civile sez. II  16 ottobre 2012 n. 17680  

 

A norma dell'art. 840 c.c. l'immissione degli sporti nello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino è consentita quando costui non abbia interesse a escludere l'immissione stessa, ossia quando questa intervenga a un'altezza dal suolo tale da non pregiudicare un qualche concreto, legittimo interesse del proprietario del fondo, in relazione alle concrete possibilità di utilizzazione dello spazio sovrastante la sua proprietà. (In applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha osservato che nella specie la collocazione dei manufatti oggetto di controversia - ante apribili verso l'esterno - non pregiudicavano alcun interesse del proprietario della terrazza sottostante, considerato che la tipologia del manufatto - telai metallici - e lo stesso sistema di ancoraggio degli infissi non creavano per se stesse situazioni di pericolo né l'apertura e la chiusura degli infissi, stante la significativa altezza dal piano di calpestio, era in grado di limitare la fruizione della terrazza).

Cassazione civile sez. II  16 ottobre 2012 n. 17680  

 

E' consentita la collocazione di infissi sporgenti su fondo altrui se essa avviene ad altezza tale da non pregiudicare l'utilizzo dello spazio sottostante e l'installazione degli stessi è eseguita in modo tale da non comportare profili di pericolosità (la Corte si è così pronunciate nel giudizio promossa dalla proprietaria di una terrazza che aveva citato in giudizio il proprietario di uno stabile contiguo, chiedendo la rimozione degli infissi installati sulle finestre ad un'altezza di nove metri dal suolo, rilevando che tale opera sporgeva sul fondo sottostante e costituiva fonte di pericolo per gli utilizzatori della terrazza).

Cassazione civile sez. II  16 ottobre 2012 n. 17680  

 

A norma dell'art. 840, comma 2, c.c., l'immissione degli sporti nello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino è consentita soltanto quando costui non abbia interesse ad escludere l'immissione stessa. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la lesione possessoria per l'occupazione dello spazio sovrastante un terrazzo ed una tettoia mediante installazione di una caldaia e dei relativi tubi di alimentazione, senza valutare se ed in che misura sussistesse un concreto interesse del proprietario sottostante ad opporsi a tale, pur limitata, occupazione della colonna d'aria).

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2012 n. 9047

 

In tema di estensione della proprietà immobiliare, la disposizione dell'art. 840 c.c. è estranea allo statuto del contratto e della relativa ermeneutica, in quanto svolge la funzione di risolvere il conflitto tra soggetti terzi, non legati, cioè, da inerente vincolo contrattuale, attribuendo la proprietà del sottosuolo, salvi i limiti di ordine pubblico previsti dal comma 1 dello stesso articolo, al soggetto titolare del suolo. Ne consegue che il venditore di un fabbricato elevato fuori terra non risponde dell'altruità dei vani interrati, se il contratto, interpretato ai sensi degli art. 1362 segg. c.c., non faccia espressamente o implicitamente riferimento anche ad essi come oggetto di cessione.

Cassazione civile sez. II  24 aprile 2012 n. 6470  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti