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Art. 846 codice civile: Minima unità colturale

[Nei trasferimenti di proprietà, nelle divisioni e nelle assegnazioni a qualunque titolo, aventi per oggetto terreni destinati a coltura o suscettibili di coltura, e nella costituzione o nei trasferimenti di diritti reali sui terreni stessi non deve farsi luogo a frazionamenti che non rispettino la minima unità colturale.

S’intende per minima unità colturale la estensione di terreno necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola e, se non si tratta di terreno appoderato, per esercitare una conveniente coltivazione secondo le regole della buona tecnica agraria.]

 

ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 18 MAGGIO 2001, N. 228.


Giurisprudenza annotata

Agricoltura

Il "compendio unico", previsto dall'art. 7 del d.lgs. 29 marzo 2004, n. 99, presenta differenze dall'istituto della "minima unità colturale", di cui all'abrogato art. 846 cod. civ., in quanto, pur perseguendo entrambe le fattispecie la finalità di impedire l'eccessivo frazionamento dei fondi in agricoltura, la "minima unità colturale" aveva quale parametro di riferimento le necessità della famiglia coltivatrice diretta, ovvero, in caso di terreni non appoderati, quella della conveniente coltivazione secondo le regole della buona tecnica agraria, mentre il "compendio unico" ha inteso dar rilievo all'aspetto produttivo dell'azienda agricola, stabilendo condizioni per il conseguimento di agevolazioni fiscali allo scopo di garantire un minimo di redditività. Rigetta, App. Milano, 30/06/2008

Cassazione civile sez. II  08 luglio 2014 n. 15562  

 

 

Contratti agrari

In materia di contratti agrari, il diritto di prelazione in favore del proprietario confinante con quello venduto, di cui all'art. 7, comma 2, legge n. 817 del 1971, sussiste anche nell'ipotesi in cui, in occasione dell'alienazione, siano creati artificiosi diaframmi al fine di eliminare il requisito della confinanza fisica tra i suoli, onde precludere l'esercizio del diritto di prelazione. Allo scopo, peraltro, non è sufficiente che una porzione di fondo sia stata riservata alla parte alienante esclusivamente al fine di evitare il sorgere del diritto di prelazione o che lo sfruttamento dei fondi, risultanti dalla divisione, sia meno razionale che non la conduzione dell'intero, originario, complesso, ma è indispensabile che la porzione costituente la fascia confinaria, per le sue caratteristiche, sia destinata a rimanere sterile e incolta o sia, comunque, inidonea a qualsiasi sfruttamento coltivo autonomo, sì che possa concludersi che la porzione non ceduta è priva di qualsiasi utilità per l'alienante.

Cassazione civile sez. III  09 aprile 2003 n. 5573  

 

Nella controversia in tema di prelazione agraria, promossa da più affittuari di altrettante porzioni di un fondo anteriormente alienato a terzi è irrilevante l'eccezione di incostituzionalità dell'art. 8 l. 26 maggio 1965 n. 590, per contrasto con l'art. 44 cost., nella parte in cui non prevede limiti nè indica criteri per evitare, in conseguenza dell'esercizio di una pluralità di diritti di prelazione da parte di più conduttori, l'eccessivo spezzettamento della proprietà fondiaria originariamente unica, da un lato perché, non essendo determinata l'estensione della minima unità colturale - per inattuazione dell'art. 847 c.c., che vieta i frazionamenti dei terreni in violazione di essa; dall'altro perché l'unico limite all'esercizio del diritto di prelazione, derivabile dalla limitata estensione del fondo, è l'impossibilità del suo sfruttamento economico o addirittura la sua non coltivabilità.

Cassazione civile sez. III  15 ottobre 1997 n. 10112

 

Nella controversia in tema di prelazione agraria, promossa da più affittuari di altrettante porzioni di un fondo anteriormente alienato a terzi è irrilevante l'eccezione di incostituzionalità dell'art. 8 l. 26 maggio 1965 n. 590, per contrasto con l'art. 44 cost., nella parte in cui non prevede limiti nè indica criteri per evitare, in conseguenza dell'esercizio di una pluralità di diritti di prelazione da parte di più conduttori, l'eccessivo spezzettamento della proprietà fondiaria originariamente unica, da un lato perché, non essendo determinata l'estensione della minima unità colturale - per inattuazione dell'art. 847 c.c., che la prevede - è inapplicabile l'art. 846 c.c., che vieta i frazionamenti dei terreni in violazione di essa; dall'altro perché l'unico limite all'esercizio del diritto di prelazione, derivabile dalla limitata estensione del fondo, è l'impossibilità del suo sfruttamento economico o addirittura la sua non coltivabilità.

Cassazione civile sez. III  15 ottobre 1997 n. 10112  

 

L'art. 3 l. 3 giugno 1940 n. 1078, secondo cui sono nulli gli atti che abbiano come effetto il frazionamento delle unità poderali assegnate a contadini diretti coltivatori, salvo quanto disposto dal comma 2 dell'art. 2, prevede detta sanzione esclusivamente con riguardo all'obiettiva violazione della norma imperativa del divieto di frazionamento del bene, senza che abbia rilievo la trascrizione del vincolo di indivisibilità, la quale è richiesta dall'art. 2 per l'opponibilità del vincolo ai terzi. Pertanto detta nullità, ancorché il vincolo non risulti trascritto, è opponibile al promissario acquirente di una quota del podere, stante la natura meramente obbligatoria del contratto, di per sè non determinativa dell'effetto traslativo.

Cassazione civile sez. II  05 agosto 1988 n. 4850  

 

Non può dichiararsi la risoluzione per difetto (genetico) della causa di un contratto agrario avente ad oggetto un fondo (articolantesi in due apprezzamenti di terreno per complessive are 24,95), allorché risulti - in relazione al detto fondo - una capacità di assorbimento di manodopera ed un'idonea produzione di reddito agrario; tali da far ritenere la sufficienza del fondo concesso in mezzadria rispetto al fine produttivo e, quindi, l'insussistenza di ogni violazione sia del principio della corrispondenza fra oggetto e funzione economico-giuridica del contratto, sia della regola della minima unità autonoma colturale ex art. 846 c.c., che - oltreché mai determinata positivamente a tutt'oggi - comunque non costituisce presupposto di applicazione della l. 3 maggio 1982, n. 203, la quale ultima individua (all'art. 31) il concetto di unità produttiva insufficiente al solo fine di impedire la conversione "ex lege" in affitto prevista (ex art. 25 l. cit.) per i contatti di mezzadria, colonia e compartecipazione o soccida.

Tribunale Vallo Lucania  09 dicembre 1987



 
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