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Art. 85 codice civile: Interdizione per infermità di mente

Non può contrarre matrimonio l’interdetto per infermità di mente.

Se l’istanza di interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può chiedere che si sospenda la celebrazione del matrimonio (1); in tal caso la celebrazione non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull’istanza non sia passata in giudicato.


Commento

Interdizione per infermità di mente: viene dichiarata con sentenza quando un soggetto è affetto da uno stato di abituale infermità mentale che lo renda del tutto incapace di provvedere ai suoi interessi [v. 414]. Si configura perciò una situazione di incapacità di agire [v. 2] dichiarata.

Passaggio in giudicato: indica l’immodificabilità del provvedimento del giudice in quanto tutti i mezzi di impugnazione previsti dalla legge sono stati esperiti o non sono più proponibili per il decorso dei termini.

 

 

(1) In linea di principio, il P.M. chiede la sospensione della celebrazione quando ritiene possibile che l’istanza di interdizione sia accolta.

In tal modo, si elimina il rischio che il matrimonio possa essere celebrato da un soggetto che si trovi in stato di incapacità, anche se non dichiarato. Qualora il P.M. non richieda la sospensione, il matrimonio può essere impugnato dal coniuge che provi di essersi trovato in stato di incapacità al momento della celebrazione [v. 120].

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

Ritenuto che il beneficiario di amministrazione di sostegno conserva, in linea di principio, piena capacità di agire per tutti gli atti non richiedenti la rappresentanza o l'assistenza dell'amministratore; ritenuto che l'a.d.s. fornisce al beneficiario uno strumento di ausilio e di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, avendo la massima salvaguardia dell'autodeterminazione della persona in difficoltà, e prestando la massima, decisiva attenzione alla sua sfera volitiva ed alle sue esigenze esistenziali, in conformità al postulato costituzionale del rispetto dei diritti inviolabili della persona umana; ritenuto che rientra tra i diritti fondamentali, primari ed insopprimibili, della persona il diritto di contrarre matrimonio e di fondare una famiglia, salva la presenza di situazioni eccezionali "ex lege" militanti in senso contrario; ritenuto che solo alla persona interdetta è vietato contrarre matrimonio: quanto precede ritenuto e premesso, non può l'amministratore di sostegno opporsi al matrimonio di donna, gravata da lieve ritardo mentale o da sintomatologia psicotica con allucinazioni uditive e disabilità nelle competenze sociali e relazionali, qualora essa svolga una pur modesta attività retribuita di lavoro manuale presso terzi, sia da tempo fidanzata con un uomo affetto da ludopatia, ma svolgente anch'esso una pur modesta attività manuale retribuita di lavoro presso terzi, ambedue i fidanzati persistono nel proposito di contrarre tra loro matrimonio, si dichiarino ben consapevoli dei doveri e delle responsabilità matrimoniali, ed, infine, se entrambi possono godere di una camera personale presso l'abitazione dei genitori del fidanzato, tanto più se il sanitario che segue ed assiste la donna abbia assicurato all'amministratore ed al g.t. che per entrambi i soggetti il matrimonio "de quo" risulterebbe, sul piano terapeutico, una esperienza positiva, data anche la tenuità delle patologie che li affliggono.

Tribunale Modena sez. II  18 dicembre 2013

 

Il beneficiario conserva capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono rappresentanza esclusiva o assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno (art. 409 c.c.), con la conseguenza che egli mantiene la capacità di contrarre matrimonio, giacché il corrispondente divieto, stabilito a tutela dell’interdetto per infermità di mente (art. 85 c.c.), è estensibile all’amministrazione di sostegno (art. 411 c.c.) unicamente allorché, a causa di immaturità psico-fisica dovuta a “grave infermità mentale” (arg. ex art. 414 e 415 c.c.), il beneficiario non risulti in grado di vivere il rapporto di coniugio con consapevole assunzione delle gravose responsabilità che il vincolo comporta (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il Giudice Tutelare ha rigettato l’istanza ablativa della capacità matrimoniale proposta nei confronti del beneficiario, affetto da ritardo mentale lieve).

Tribunale Modena sez. II  18 dicembre 2013

 

Impugnazioni

È inesistente e non nulla la notifica dell'atto di appello eseguita presso il precedente difensore della parte vincitrice e non presso quello che lo ha sostituito costituendosi ritualmente nel corso del giudizio di primo grado. L'essere stato, infatti, un soggetto difensore della parte nel giudizio fino al momento in cui è stato sostituto con altro - che si sia ritualmente costituito per conto della parte stessa - non integra un momento di collegamento con la parte. L'originario difensore, in particolare, ha cessato di essere soggetto titolare di un qualche rapporto e quando riceve la notificazione non ha più alcun collegamento con la parte. Il collegamento è, infatti, venuto a cessare nelle forme di legge, per essere subentrato a lui altro difensore. Né può dirsi che un tale collegamento sia ravvisabile a motivo di una qualche ragione deontologica che gli imponga di segnalare alla parte l'eventuale ricezione di un atto del processo. Tale ragione, quando la cessazione del suo ministero è avvenuta, è stata fatta constare nel giudizio ed è stata seguita dalla assunzione del ministero da parte di altro difensore, appare insussistente per la ragione che è un'iniziativa del tutto ingiustificata dell'altra parte quella di notificare presso di lui una volta che nel giudizio essa abbia avuto contezza (legale) del subentro del nuovo difensore. In una tale eventualità è irrilevante - al fine di ritenere raggiunto lo scopo cui la notificazione dell'appello tendeva - la circostanza che l'appellato si sia costituito, ove la costituzione avvenga lo stesso giorno della prima udienza di comparizione, allorché il termine per l'appello è decorso con conseguente passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

Cassazione civile sez. III  11 febbraio 2009 n. 3338

 

 

Matrimonio

In tema di nullità del matrimonio concordatario per incapacità di uno dei contraenti, dichiarato interdetto successivamente alle nozze, il giudice può fondare il proprio convincimento sullo stato di incapacità su prove raccolte in altri giudizi (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva posto a fondamento della propria decisione la c.t.u. espletata nel processo civile di interdizione del coniuge di cui si tratta, nonché sulla perizia espletata nel procedimento penale a carico dell'altro coniuge per il reato di circonvenzione di incapace, pur se la sentenza di condanna non era ancora passata in giudicato).

Cassazione civile sez. I  16 gennaio 2009 n. 1039  

 

In tema di nullità del matrimonio concordatario per incapacità di uno dei contraenti, dichiarato interdetto successivamente alle nozze, il giudice non è vincolato dalla dichiarazione resa dall'autorità ecclesiastica, attestante che il parroco celebrante le nozze aveva accertato la capacità e l'intenzione degli sposi, in quanto tale documento, anche ove costituisse atto pubblico, non potrebbe avere efficacia vincolante in rapporto alle valutazioni e ai giudizi in esso contenuti, fondati sulle percezioni sensoriali del pubblico ufficiale che lo redige (nella specie, la Suprema Corte ha escluso che tale documento costituisse prova idonea della capacità di intendere e di volere del coniuge poi interdetto, anche in ragione dell'andamento fluttuante dell'infermità del medesimo).

Cassazione civile sez. I  16 gennaio 2009 n. 1039  



 
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