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Art. 86 codice civile: Libertà di stato

Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente (1).


Commento

(1) Deve trattarsi di un matrimonio produttivo di effetti civili: perciò si esclude la rilevanza in tal senso del matrimonio religioso non trascritto.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Il matrimonio celebrato all'estero tra cittadini italiani e tra italiani e stranieri, secondo le forme previste dalla legge straniera, ha immediata validità nel nostro ordinamento, e, quantunque sia stato contratto - in violazione dell'art. 86 c.c. - da chi non aveva libertà di stato, è destinato a produrre effetti finché non sia impugnato da uno dei soggetti legittimati (tra cui anche il p.m.) e non sia emessa la pronuncia del giudice di nullità. Ne consegue che - stante il divieto di espulsione previsto dall'art. 19 lett. c) del d.lg. n. 286 del 1998 per gli stranieri conviventi con il coniuge di nazionalità italiana - è illegittimo il provvedimento di espulsione nei confronti della cittadina straniera coniugata, a seguito di matrimonio contratto all'estero, con cittadino italiano, benché quest'ultimo fosse vincolato da un matrimonio precedente, non potendo il matrimonio celebrato all'estero considerarsi immediatamente privo di effetti dall'autorità amministrativa finché non sia intervenuta una sentenza del giudice competente a decidere, con efficacia di giudicato, della nullità del matrimonio.

Cassazione civile sez. I  13 aprile 2001 n. 5537  

 

Non è manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis e 156 bis c.c. nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso per contrasto con gli art. 2, 3, 29, 117, comma 1, cost.: il diritto di sposarsi configura un diritto fondamentale riconosciuto sia a livello internazionale sia dall'art. 2 cost. e il giudice e a quo non individua alcuna lesione ad interessi pubblici o privati di rilevanza costituzionale nell'ipotesi in cui una persona intenda contrarre matrimonio con altra persona dello stesso sesso.

Tribunale Venezia sez. III  03 aprile 2009

 

Con riguardo alla nullità del matrimonio derivante dalla violazione degli art. 86, 87 e 88 c.c. (mancanza di libertà di stato, vincolo di parentela, affinità, adozione ed affiliazione, omicidio), l'interesse legittimo ed attuale, la cui titolarità è richiesta, ai sensi dell'art. 117 comma 1 c.c., per la legittimazione all'impugnazione del matrimonio stesso da parte di soggetti diversi dai coniugi, dagli ascendenti prossimi e dal pubblico ministero, non può identificarsi con qualunque interesse, morale o patrimoniale, giuridicamente rilevante per la rimozione del vincolo invalido, secondo gli ampi criteri operanti per l'azione di nullità del contratto (art. 1421 c.c.), ma è ravvisabile, alla stregua dei principi generali che circoscrivono e limitano le cause d'invalidità del matrimonio e le azioni per farle valere, nei soli casi in cui vi siano posizioni soggettive di terzi che siano attinenti al complessivo assetto dei rapporti familiari sui quali il matrimonio viene ad incidere, e che inoltre traggano un pregiudizio diretto ed immediato dal matrimonio stesso. Pertanto, deve negarsi nei confronti dell'INPS la legittimazione all'azione di nullità del matrimonio per mancanza di libertà di Stato, in relazione agli obblighi assicurativi inerenti al trattamento pensionistico in favore del coniuge superstite, tenuto conto che, in tale situazione, la qualità di coniuge non incide in via diretta sul rapporto assicurativo, ma configura mero presupposto del suddetto trattamento, e che inoltre l'interesse dell'istituto all'individuazione dell'avente diritto al trattamento stesso resta tutelato dalla facoltà di rifiutarlo a chi non provi l'indicato presupposto, ovvero, in presenza di un conflitto fra atti di matrimonio, fino a quando non venga accertata la validità dell'uno o dell'altro vincolo, su iniziativa degli aspiranti alla pensione di riversibilità.

Cassazione civile sez. I  06 febbraio 1986 n. 720  

 

Deve escludersi l'interesse legittimo ed attuale dell'I.N.P.S. a proporre l'azione di nullità del matrimonio per mancanza della libertà di stato, in relazione agli obblighi assicurativi inerenti al trattamento pensionistico in favore del coniuge superstite. (Nella specie la cassazione ha ritenuto che la qualità di coniuge non incide in via diretta sul rapporto assicurativo, ma configura un mero presupposto del suddetto trattamento e che, inoltre, l'interesse dell'istituto all'individuazione dell'avente diritto resta tutelato dalla facoltà di rifiutare il trattamento stesso a chi non provi l'indicato presupposto, ovvero, in presenza di un conflitto fra atti di matrimonio, fino a quando non venga accertata la validità dell'uno o dell'altro vincolo su iniziativa degli aspiranti alla pensione di riversibilità.

Cassazione civile sez. I  06 febbraio 1986 n. 720

 

Delibazione

Posto che il principio della certezza sullo stato, anche matrimoniale, delle persone, pur essendo di ordine pubblico, non ha carattere assoluto, tanto che con la revocatoria ex art. 395 ss. c.p.c. può essere posta nel nulla una sentenza, passata in giudicato, che abbia ritenuto e dichiarato la nullità del matrimonio precedentemente contratto ed accertato in tal modo lo stato libero di un soggetto, qualora ad una sentenza canonica di nullità di un matrimonio concordatario, ritualmente delibata e resa esecutiva agli effetti civili con provvedimento della Corte d'appello passata in giudicato, faccia seguito, in caso di riapertura del procedimento canonico di nullità, una sentenza che accerti, invece, la validità del vincolo, tale ultima sentenza può essere, nei modi e nelle forme di legge, resa anch'essa esecutiva ad ogni effetto civile.

Corte appello Napoli  04 maggio 1995



 
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