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Art. 866 codice civile: Vincoli per scopi idrogeologici e per altri scopi

Anche indipendentemente da un piano di bonifica, i terreni di qualsiasi natura e destinazione possono essere sottoposti a vincolo idrogeologico, osservate le forme e le condizioni stabilite dalla legge speciale, al fine di evitare che possano con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque.

L’utilizzazione dei terreni e l’eventuale loro trasformazione, la qualità delle colture, il governo dei boschi e dei pascoli sono assoggettati, per effetto del vincolo, alle limitazioni stabilite dalle leggi in materia.

Parimenti, a norma della legge speciale, possono essere sottoposti a limitazione nella loro utilizzazione i boschi che per la loro speciale ubicazione difendono terreni o fabbricati dalla caduta di valanghe, dal rotolamento dei sassi, dal sorrenamento e dalla furia dei venti, e quelli ritenuti utili per le condizioni igieniche locali.


Commento

Vincolo idrogeologico: vincolo conformativo, e non espropriativo, alla proprietà privata, ovvero una mera limitazione delle facoltà del proprietario dettata da ragioni di interesse pubblico. Il vincolo viene imposto attraverso un atto amministrativo e non è indennizzabile, dato che non ha natura espropriativa.

 


Giurisprudenza annotata

Ambiente

I cd. vincoli di bacino introdotti con il piano-stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico - PAI - ovvero con il piano di bacino distrettuale ed i relativi piani stralcio, assumono la natura dei vincoli idrogeologici previsti dall'art. 866 c.c. e dalla normativa speciale di cui al r.d. 30 dicembre 1923 n. 3267. Secondo la disciplina in vigore di cui all'art. 65 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152 il piano di bacino distrettuale ed i piani stralcio assumono una triplice funzione: una conoscitiva, una precettiva ed una programmatica consistente nell'indicare le modalità di intervento per ridurre il rischio ambientale sul territorio interessato.

T.A.R. Campobasso (Molise) sez. I  09 marzo 2012 n. 92  

 

 

Giurisdizione

I vincoli per scopi idrogeologici, ai quali possono essere sottoposti i terreni che possono con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque (art. 1 r.d.l. n. 3267 del 1923), costituiscono vere e proprie limitazioni della proprietà nell'interesse pubblico, in quanto le relative norme attribuiscono agli organi della P.A. competenti in materia di agricoltura e foreste poteri discrezionali incidenti sul libero esercizio del diritto di proprietà, limitandolo in vario modo. Ne deriva che il diritto del privato, sottoposto all'indicato potere discrezionale, sia nel momento dell'imposizione del vincolo che in quello successivo della gestione del bene, degrada ad interesse legittimo e non è tutelabile (neanche sotto il profilo risarcitorio) dinanzi all'autorità giudiziaria ordinaria.

Cassazione civile sez. un.  17 giugno 1996 n. 5520  

 

 

Contratti agrari

A differenza di altre ipotesi di riscatto - come, ad esempio, quella che era prevista dall'ora abrogato art. 866 c.c. e che consentiva al concedente di riscattare il bene venduto dall'enfiteuta - nel diritto concesso, dall'art. 8 della l. 26 maggio 1965 n. 590, al coltivatore diretto del fondo rustico di riscattare il fondo medesimo in caso di alienazione da parte del proprietario e concedente ad un terzo, difetta ogni carattere di realità, non sussistendo alcun rapporto di tale natura tra il bene ed il soggetto che lo coltiva in virtù dei più vari titoli negoziali. In tale situazione trova applicazione l'art. 8 della richiamata legge n. 590 del 1965 per il quale il termine per proporre la relativa azione decorre dal giorno della trascrizione del contratto di compravendita tra il proprietario del fondo ed il terzo e non da quello in cui il riscattante ha avuto conoscenza di essa.

Cassazione civile sez. III  06 gennaio 1982 n. 6  

 

 

Boschi e foreste

La incidenza sulla proprietà privata degli oneri derivanti dalle disponibilità sui vincoli idrogeologici e forestali va riguardata non già in riferimento all'astratta previsione normativa, bensì in relazione agli specifici provvedimenti amministrativi che in base ad essa vengono in concreto imposti dalle competenti autorità. (Nella specie, era stata assunta la nullità, per illiceità dell'oggetto e della causa, del contratto di affitto di un terreno da adibire a pascolo, attività invece non consentita dal r.d. 30 dicembre 1923 n. 3267, La Suprema Corte, sulla scorta del principio che precede, ha disatteso tale motivo di gravame).

Cassazione civile sez. III  01 ottobre 1981 n. 5192

 

 

Distanze legali

Ai sensi dell'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765, dell'art. 886 c.c., l'altezza finale di tre metri per i muri di cinta non è estensibile al caso del muro tra fondi a dislivello che deve contenere e sorreggere la scarpata e il declivio la cui configurazione topografica e la cui spinta naturale costituiscono i coefficienti determinatori dell'altezza del muro di sostegno; pertanto, il detto muro può elevarsi oltre il limite massimo previsto dall'art. 866 c.c., quando la sua concreta funzionalità e strumentalità, in aderenza allo stato dei luoghi, lo esiga.

T.A.R. (Abruzzo)  27 novembre 1979 n. 138  

 



 
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