codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 87 codice civile: Parentela, affinità, adozione

Non possono contrarre matrimonio fra loro:

1) gli ascendenti e i discendenti in linea retta;

2) i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;

3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili;

5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;

6) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;

7) i figli adottivi della stessa persona;

8) l’adottato e i figli dell’adottante;

9) l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 28 DICEMBRE 2013, N. 154.

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 28 DICEMBRE 2013, N. 154.

Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio nei casi indicati dai numeri 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione. L’autorizzazione può essere accordata anche nel caso indicato dal numero 4, quando l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo.

Il decreto è notificato agli interessati e al pubblico ministero.

Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell’articolo 84.


Commento

Parentela: [v. 74]; Affinità: [v. 78].

Ascendente: soggetto da cui si discende (es.: nonni); tale parentela [v. 74] rileva, in particolare, in materia di successioni [v. Libro II, Titolo I].

Discendente: colui che discende in linea retta da un soggetto [v. 74].

Adozione: modalità di costituzione del rapporto di filiazione, cioè il rapporto di parentela intercorrente fra genitore e figlio.

 

 

La norma pone il divieto di matrimonio non solo tra consanguinei ma anche tra persone legate la vincoli di parentela in senso lato (come nel caso di adozione).


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Il matrimonio celebrato all'estero tra cittadini italiani e tra italiani e stranieri secondo le forme previste dalla legge straniera, ha immediata validità nel nostro ordinamento, e, quantunque sia stato contratto, in violazione dell'articolo 86 del codice civile, da chi non aveva libertà di stato, è destinato a produrre effetti finché non sia impugnato da uno dei soggetti legittimati, tra cui anche il pubblico ministero, e non sia emessa la pronuncia del giudice di nullità. Qualora le parti, che abbiano contratto matrimonio all'estero, siano tra loro cugini, deve rilevarsi la sussistenza di un rapporto di parentela in linea collaterale di quarto grado, con la conseguenza che tale rapporto non incorre in alcuno dei divieti di cui all'art. 87 c.c., con impossibilità di riscontrare alcun contrasto con l'ordine pubblico italiano. Orbene, nella fattispecie, a fronte di quanto sopra esposto, si è rilevata l'infondatezza del primo motivo di gravame proposto dall'appellante avverso la sentenza di prime cure che, nel dichiarare l'appellato comproprietario con l'appellante, secondo il regime patrimoniale della comunione legale tra coniugi, di un dato appartamento, avrebbe omesso di considerare la nullità del matrimonio celebrato in Nevada, giacché essendo le parti in causa cugini non si sarebbe potuto celebrare nello Stato del Nevada ove è proibito il matrimonio tra consanguinei; altresì, al momento del matrimonio, l'appellato non era libero di stato, in quanto sposato e il matrimonio era stato celebrato solo per finzione, al fine di consentire all'appellante di restare in America oltre il termine consentito dalla legge, avendo all'uopo l'appellato falsificato le dichiarazioni relative alle generalità della madre dell'appellante, onde nascondere il grado di parentela e aggirare il divieto di matrimonio tra consanguinei. In relazione alla dedotta celebrazione del matrimonio "per finzione", oltre a non risultare dimostrata, si è evidenziato come la stessa incorrerebbe comunque nella decadenza di cui all'art. 123 c.c.

Corte appello Taranto  24 febbraio 2014 n. 98  

 

Le cause di opposizione al matrimonio sono solo quelle che costituiscono motivo di impedimento del medesimo, con esclusione dell'incapacità naturale: dunque si deve ritenere che in tanto si possa proporre opposizione al matrimonio da parte di soggetti terzi in quanto vi siano delle cause ostative che legittimerebbero tali soggetti all'impugnativa del matrimonio per nullità, nel caso in cui tale matrimonio fosse poi effettivamente celebrato (come nei casi di cui agli art. 84, 86, 87, 88, 89 c.c. in forza del disposto degli art. 118 e 199 c.c.); mentre appare incongruo estendere il potere di impedire preventivamente il matrimonio a soggetti e a casi che non legittimerebbero la richiesta di declaratoria di invalidità del medesimo matrimonio, qualora celebrato, come appunto nel caso di incapacità naturale: cfr. art. 120 c.c., che in tal caso prevede la sola annullabilità del matrimonio su richiesta di uno dei coniugi.

Tribunale Torre Annunziata  25 febbraio 2003

 

Con riguardo alla nullità del matrimonio derivante dalla violazione degli art. 86, 87 e 88 c.c. (mancanza di libertà di stato, vincolo di parentela, affinità, adozione ed affiliazione, omicidio), l'interesse legittimo ed attuale, la cui titolarità è richiesta, ai sensi dell'art. 117 comma 1 c.c., per la legittimazione all'impugnazione del matrimonio stesso da parte di soggetti diversi dai coniugi, dagli ascendenti prossimi e dal pubblico ministero, non può identificarsi con qualunque interesse, morale o patrimoniale, giuridicamente rilevante per la rimozione del vincolo invalido, secondo gli ampi criteri operanti per l'azione di nullità del contratto (art. 1421 c.c.), ma è ravvisabile, alla stregua dei principi generali che circoscrivono e limitano le cause d'invalidità del matrimonio e le azioni per farle valere, nei soli casi in cui vi siano posizioni soggettive di terzi che siano attinenti al complessivo assetto dei rapporti familiari sui quali il matrimonio viene ad incidere, e che inoltre traggano un pregiudizio diretto ed immediato dal matrimonio stesso. Pertanto, deve negarsi nei confronti dell'INPS la legittimazione all'azione di nullità del matrimonio per mancanza di libertà di Stato, in relazione agli obblighi assicurativi inerenti al trattamento pensionistico in favore del coniuge superstite, tenuto conto che, in tale situazione, la qualità di coniuge non incide in via diretta sul rapporto assicurativo, ma configura mero presupposto del suddetto trattamento, e che inoltre l'interesse dell'istituto all'individuazione dell'avente diritto al trattamento stesso resta tutelato dalla facoltà di rifiutarlo a chi non provi l'indicato presupposto, ovvero, in presenza di un conflitto fra atti di matrimonio, fino a quando non venga accertata la validità dell'uno o dell'altro vincolo, su iniziativa degli aspiranti alla pensione di riversibilità.

Cassazione civile sez. I  06 febbraio 1986 n. 720  

 

L'"interesse legittimo ed attuale", la cui titolarità è richiesta dall'art. 117, comma 1 c.c. per la legittimazione a proporre l'azione di nullità del matrimonio, nei casi previsti dagli art. 86. 87 e 88 c.c. da parte di soggetti diversi dai coniugi, dagli ascendenti prossimi e dal P.M., non può identificarsi con qualunque interesse, morale o patrimoniale, giuridicamente rilevante alla stregua degli ampi criteri operanti per l'azione di nullità del contratto, ma è ravvisabile nei soli casi in cui vi siano posizioni soggettive di terzi che siano attinenti al complessivo assetto dei rapporti familiari sui quali il matrimonio viene ad incidere e che inoltre traggano un pregiudizio diretto ed immediato dal matrimonio stesso.

Cassazione civile sez. I  06 febbraio 1986 n. 720  

 

 

Successione

Ritenuto che la tutela garantita anche sul piano costituzionale alla filiazione naturale, a corollario dello "status" di figlio, è circoscritta al rapporto con il genitore la cui paternità o maternità è stata accertata, e ritenuto altresì che la questione relativa all'ingresso del figlio riconosciuto nella famiglia di origine del genitore naturale si prospetta come questione di politica legislativa rimessa alla valutazione del legislatore ordinario, che non ha peraltro risolto il problema in seno alla riforma di cui alla legge n. 151 del 1975, è manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 565 c.c. (vecchio testo), in riferimento agli art. 3 e 30 cost., nella parte in cui esclude dalla categoria dei chiamati alla successione legittima, in mancanza di altri suscettibili e prima dello Stato, gli zii naturali del "de cuius".

Corte Costituzionale  24 marzo 1988 n. 363



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti