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Art. 873 codice civile: Distanze nelle costruzioni

Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute (1) a distanza non minore di tre metri (2). Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore.


Commento

(1) La norma oltre a fissare la distanza minima tra le costruzioni, utilizza il criterio della prevenzione temporale, per il quale il proprietario che costruisce per primo sceglie le distanze alle quali il suo vicino dovrà adeguarsi. Infatti: a) se il proprietario costruisce sul confine, il suo vicino potrà costruire o in aderenza o alla distanza legale minima; b) se il proprietario costruisce ad una distanza dal confine pari o superiore alla metà della distanza imposta dal codice, il vicino potrà costruire ad un metro e mezzo dal confine o ad una distanza inferiore che consente il rispetto dei tre metri; c) se il proprietario costruisce ad una distanza dal confine inferiore alla metà della distanza stabilita dal codice, il vicino non dovrà necessariamente costruire con un distacco dal confine superiore alla metà della distanza minima stabilita, ma potrà, invece, avanzare la sua costruzione fino a quella del proprietario vicino, e si applicherà l’art. 875.

 

(2) La violazione delle distanze legali nelle costruzioni integra una molestia contro la quale può essere esercitata l’azione di manutenzione.


Giurisprudenza annotata

 

Distanze legali

Il criterio della prevenzione, previsto dagli artt. 873 e 875 cod. civ., è derogato dal regolamento comunale edilizio allorché questo fissi la distanza non solo tra le costruzioni, ma anche delle stesse dal confine, salvo che lo stesso consenta ugualmente le costruzioni in aderenza o in appoggio, nel qual caso il primo costruttore ha la scelta tra l'edificare a distanza regolamentare e l'erigere la propria fabbrica fino ad occupare l'estremo limite del confine medesimo, ma non anche quella di costruire a distanza inferiore dal confine, poiché detta prescrizione ha lo scopo di ripartire tra i proprietari confinanti l'onere della creazione della zona di distacco. Rigetta, App. Milano, 11/06/2008

Cassazione civile sez. II  06 novembre 2014 n. 23693  

In tema di distanze legali, le norme degli strumenti urbanistici integrano la disciplina dettata dal codice civile nelle materie regolate dagli artt. 873 e ss. cod. civ., ove tendano ad armonizzare l'interesse pubblico ad un ordinato assetto urbanistico del territorio con l'interesse privato relativo ai rapporti intersoggettivi di vicinato sicché vanno incluse in tale novero le disposizioni del piano regolatore generale dell'ente territoriale che stabiliscano la distanza minima delle costruzioni dal confine del fondo e non tra contrapposti edifici. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che condannava il convenuto ad arretrare il proprio edificio dal fabbricato attoreo, sino al rispetto della distanza prevista quale minima dal confine dal piano regolatore generale del Comune). Rigetta, App. Genova, 11/03/2009

Cassazione civile sez. un.  24 settembre 2014 n. 20107

In tema di distanze dal confine delle nuove costruzioni, la sopraelevazione di un corpo di fabbrica esistente non fa venir meno la natura di costruzione della suddetta sopraelevazione; ne consegue che tale opera edilizia debba rispettare la normativa sulle distanze vigente al momento della sua realizzazione.

Cassazione civile sez. II  08 settembre 2014 n. 18889  

Il principio della prevenzione comporta che il confinante, che costruisce per primo, può edificare sia alla distanza minima imposta dalla legge, sia sul confine, sia a distanza inferiore alla metà di quella prescritta per le costruzioni su fondi finitimi, salvo in tale ultimo caso la possibilità per il vicino, che elevi un fabbricato successivamente, di avanzare la propria fabbrica fino a quella preesistente, chiedendo la comunione forzosa del muro ex art. 875 cod. civ., oppure costruendo in aderenza, ex art. 877 cod. civ. Rigetta, App. Palermo, 03/06/2008

Cassazione civile sez. II  08 luglio 2014 n. 15547  

In tema di distanze tra costruzioni, in particolare fra pareti finestrate ed edifici antistanti, non è prospettabile un conflitto tra la legge statale (nella specie, art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444) e la legge regionale (nella specie, art. 35 del d.p.g.r. Friuli-Venezia Giulia 15 settembre 1978, n. 826), qualora la "deroga" alla normativa statale provenga da una circolare di una direzione generale della Regione, atteso che la circolare amministrativa non è fonte del diritto, né d'interpretazione della legge, ma si limita ad esprimere la potestà d'indirizzo e disciplina dell'attività dell'amministrazione. Cassa con rinvio, App. Trieste, 28/02/2008

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14816  

Le controversie tra proprietari di fabbricati vicini relative all'osservanza di norme che prescrivono distanze tra le costruzioni o rispetto ai confini appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, senza che rilevi l'avvenuto rilascio del titolo abilitativo all'attività costruttiva, la cui legittimità potrà essere valutata "incidenter tantum" dal giudice ordinario attraverso l'esercizio del potere di disapplicazione del provvedimento amministrativo, salvo che la domanda risarcitoria non sia diretta anche nei confronti della P.A. (nella specie, il Comune) per far valere l'illegittimità dell'attività provvedimentale, sussistendo in questo caso la giurisdizione del giudice amministrativo. Regola giurisdizione

Cassazione civile sez. un.  16 giugno 2014 n. 13673  



 
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