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Art. 878 codice civile: Muro di cinta

Il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un’altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall’articolo 873.

Esso, quando è posto sul confine, può essere reso comune anche a scopo d’appoggio, purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri.


Giurisprudenza annotata

Distanze legali

In caso di dislivello derivante dall'opera dell'uomo, sono da considerare costruzioni in senso tecnico-giuridico, rientranti nell'art. 873 c.c., il terrapieno ed il relativo muro di contenimento, che lo abbiano prodotto, o che abbiano accentuato quello già esistente per la natura dei luoghi; è pertanto illegittimo il provvedimento di accertamento di conformità richiesto con d.i.a. a sanatoria in relazione a lavori oggetto di d.i.a. in variante al permesso di costruire rilasciato per la realizzazione di un impianto di distribuzione di carburanti, ove venga in rilievo un muro di fabbrica - di altezza superiore a tre metri, e dunque non considerabile quale muro di cinta ex art. 878 c.c. - recante sostegno di un terrapieno e posto a una distanza dal confine laterale inferiore ai mt. 3 prescritta dall'art. 873 c.c.

T.A.R. Latina (Lazio) sez. I  05 maggio 2014 n. 324  

Il muro di cinta, da non considerare per il computo delle distanze nelle costruzioni, ai sensi dell'art. 878 cod. civ., è solo quello con facce emergenti dal suolo che, essendo destinato alla demarcazione della linea di confine e alla separazione dei fondi, si presenti separato da ogni altra costruzione. Pertanto, non è da ritenere muro di cinta quello che risulti eretto in sopraelevazione di un fabbricato, a chiusura di un lato di una terrazza di copertura di questo, posto che un simile manufatto non si configura separato dall'edificio cui inerisce e resta nel medesimo incorporato. Rigetta, App. Catania, 30/10/2007

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2014 n. 4742  

In tema di rapporti di vicinato, per negare l'operatività della disciplina delle distanze tra le pareti finestrate degli edifici, stabilita dallo strumento urbanistico, secondo il disposto dell'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, al fine di assicurare aria e luce agli edifici stessi ed alle loro vedute, non è di per sé sufficiente l'interposizione tra i fabbricati di un muro non di cinta, da considerare perciò costruzione, occorrendo, per la disapplicazione della disciplina medesima, che l'altezza e l'estensione del muro interposto escludano che gli edifici risultino anche parzialmente antistanti.

Cassazione civile sez. II  28 dicembre 2012 n. 24128  

Affinché un muro possa essere qualificato di cinta è indispensabile che sia destinato a recingere una determinata proprietà, che abbia un'altezza non superiore a tre metri, che emerga dal suolo e abbia entrambe le facce isolate dalle altre costruzioni. Solo in presenza di tali caratteristiche è applicabile la disciplina, che introduce l'esenzione dal rispetto delle distanze tra costruzioni. Tale normativa, tuttavia, si applica anche nel caso in cui si abbia un manufatto in tutto o in parte carente di alcune di esse, purché sia idoneo a delimitare un fondo e gli possa ugualmente essere riconosciuta la funzione e l'utilità di demarcare la linea di confine e di recingere il fondo. Infatti, per il combinato disposto degli art. 873 e 878 c.c., i muri che non abbiano le caratteristiche e gli scopi dei muri di cinta, e i muri a questo parificati, costituiscono muri di fabbrica agli effetti delle distanze legali.

Tribunale Napoli sez. VIII  04 dicembre 2012 n. 13166  

In applicazione all'art. 878 c.c., "Il muro di cinta e ogni altro muro isolato che non abbia un'altezza superiore ai tre metri non è considerato per il computo della distanza indicata dall'art. 873”, la giurisprudenza amministrativa esclude la rilevanza, ai fini delle distanze, di una costruzione (muro di cinta, appunto), avente le caratteristiche di cui alla citata norma del codice. Va quindi escluso che possa configurarsi un problema di distanza di un nuovo edificio dal confine, quando il muro, per le proprie dimensioni, appare irrilevante, in quanto di altezza addirittura inferiore a quella prescritta dal codice civile.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. II  09 novembre 2010 n. 7236  

Il muro di contenimento non va considerato ai fini delle distanze legali soltanto fino al livello del fondo superiore; la parte del muro che si innalza oltre il piano del fondo sovrastante, invece, in quanto priva della funzione di conservazione dello stato dei luoghi, è soggetta alla disciplina giuridica propria delle sue oggettive caratteristiche di costruzione in senso tecnico giuridico, ed alla medesima disciplina devono ritenersi soggetti, perché costruzioni nel senso sopra specificato, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell'uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente. Qualora il muro di contenimento assolva anche una funzione di delimitazione del confine tra i fondi, esso va considerato ai fini del rispetto della distanza prescritta dall'art. 873 c.c. soltanto se di altezza superiore a tre metri, ai sensi dell'art. 878 c.c. L'altezza, ai fini della distanza legale, va misurata a partire dal livello del fondo superiore, senza aversi riguardo all'intero corpo del muro.

Tribunale Patti sez. lav.  24 giugno 2010 n. 131  



 
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