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Art. 879 codice civile: Edifici non soggetti all’obbligo delle distanze o a comunione forzosa

Alla comunione forzosa non sono soggetti gli edifici appartenenti al demanio pubblico e quelli soggetti allo stesso regime, né gli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico, a norma delle leggi in materia. Il vicino non può neppure usare della facoltà concessa dall’art. 877.

Alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano.


Giurisprudenza annotata

Distanze legali

E' legittima la deliberazione con la quale una Giunta comunale prevede la realizzazione di un monumento pubblico dedicato agli alpini a distanza inferiore a tre metri dall'accesso a un edificio privato, in contrasto con i dieci metri previsti in generale dal regolamento comunale, atteso che l'art. 879 comma 2, c.c. esclude l'applicabilità delle norme sulle distanze alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. I  13 giugno 2014 n. 1034

La previsione, in un piano di lottizzazione approvato dall'autorità comunale, della destinazione di determinate aree a strada, non implica l'immediata modificazione del regime dei diritti immobiliari su dette aree, occorrendo a tale scopo un provvedimento amministrativo ablatorio ovvero una convenzione privata stipulata tra il lottizzante e la P.A.; ne consegue l'inapplicabilità alle stesse dell'art. 879, secondo comma, cod. civ., in materia di esonero dal rispetto delle distanze legali per le costruzioni confinanti con piazze e vie pubbliche. Rigetta, App. Salerno, 12/06/2010

Cassazione civile sez. VI  17 settembre 2013 n. 21146

Strade

In presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica, non è mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. III  17 ottobre 2012 n. 2049

In tema di distanze, l'art. 879 comma 2 c.c., nel disporre che "alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano", va interpretato nel senso che, in presenza di una strada pubblica, non si fa tanto questione di tutelare un diritto soggettivo privato (tutelato dalla normativa codicistica sulle distanze, rinunciabile e negoziabile), ma di perseguire il preminente interesse pubblico ad un ordinato sviluppo urbanistico intorno alla strade ed alle piazze, che trova la sua disciplina esclusivamente nelle leggi e regolamenti urbanistico-edilizi, tra i quali il d.m. 2 aprile 1968 n. 1444.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. III  17 ottobre 2012 n. 2049

In presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica, non è mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  20 luglio 2011 n. 1148

In presenza di una strada pubblica tra due fondi, non è consentito derogare alla distanza minima stabilita dall'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 tra pareti finestrate di edifici antistanti, neppure con il consenso del vicino frontistante, in quanto, trattandosi di tutelare un interesse pubblico, di natura urbanistica, superiore a quello individuale dei proprietari dei fondi finitimi (interesse specificamente tutelato dalle norme del codice civile sulle distanze nelle costruzioni), non trovano applicazione - ex art. 879 comma 2 c.c. - le disposizioni civilistiche (e quelle di esse integrative) sulle distanze, in quanto recessive rispetto alla speciale normativa urbanistico-edilizia (le "leggi e i regolamenti" di cui all'art. 879 comma 2 c.c.), che si applica in luogo delle stesse.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. I  20 luglio 2011 n. 1148  



 
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