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Art. 880 codice civile: Presunzione di comunione del muro divisorio

Il muro che serve di divisione tra edifici si presume comune fino alla sua sommità e, in caso di altezze ineguali, fino al punto in cui uno degli edifici comincia ad essere più alto.

Si presume parimenti comune il muro che serve di divisione tra cortili, giardini e orti o tra recinti nei campi (1).


Commento

Muro divisorio: muro che divide due fondi, ed a tal fine deve sorgere sul confine tra i due fondi.

 

(1) La presunzione opera solo se si tratta di muri divisori tra gli immobili indicati nel secondo comma: l’elencazione è tassativa, quindi non è suscettibile di interpretazione analogica [v. d. gen. 12]. In questo caso è una presunzione iuris tantum, che può essere vinta mediante riferimento ad un valido modo di acquisto della proprietà, a titolo originario o derivativo.


Giurisprudenza annotata

Distanze legali

Posta la distanza statuita dall'art. 889 co. 2 c.c., avendo due edifici altezze diverse, tale tratto di muratura (pur essendo proiezione del confine tra i due immobili) è nel suo punto più alto di proprietà esclusiva della convenuta (e ciò secondo quanto disposto dall'art. 880 c.c.), donde dovrà sussistere, perché le tubature siano regolari, una distanza minima pari ad un metro tra le stesse e l'ultimo punto in cui il muro è comune ai due immobili (il quale segna altresì il confine tra gli stessi, quivi collocandosi la proprietà dell'attore).

Tribunale Bari sez. I  28 aprile 2014 n. 2112

La presunzione relativa di comunione del muro, stabilita dall'art. 880 cod. civ., postulando la funzione divisoria di fondi omogenei, alla quale si ricollega l'utilità comune, è vinta dall'accertamento che il muro sia stato costruito nella sua interezza su di una sola delle aree confinanti, con conseguente acquisto per accessione, ai sensi dell'art. 934 cod. civ. Rigetta, App. Roma, 25/01/2006

Cassazione civile sez. II  03 gennaio 2014 n. 50  

La presunzione di legge di cui all'art. 880 c.c. circa la comproprietà del muro divisorio ha carattere relativo e può essere vinta da qualsiasi mezzo di prova da cui risulti la appartenenza esclusiva del muro, venendo a tale fine in considerazione tutti i modi di acquisto della proprietà tanto a titolo derivativo quanto a titolo originario e, in primo luogo, l'accessione nascente dalla costruzione sul proprio suolo. Correttamente, peraltro, il giudice del merito ritiene che l'esistenza sul muro divisorio (ritenuto comune in forza della presunzione di cui all'art. 880 c.c.) di una luce non costituisce prova contraria alla presunzione, atteso che l'apertura di una luce su un muro in comproprietà bene può avvenire a titolo di servitù ed essendo da escludere che tale luce rientri tra i segni di proprietà esclusiva del muro divisorio posti dall'art. 881 c.c.

Cassazione civile sez. II  19 ottobre 2011 n. 21614  

Nel caso di muro divisorio tra edifici con altezze disuguali la presunzione di comunione a norma dell'art. 880 c.c. non riguarda la parte di muro dal punto in cui uno degli edifici comincia ad essere più alto, con la conseguenza che tale parte del manufatto è di proprietà esclusiva di colui cui appartiene il suddetto più alto edificio, e che questi può chiedere il rispetto delle distanze legali dal confinante che realizzi una nuova costruzione.

Tribunale Salerno sez. II  15 dicembre 2008

Secondo la ratio dell’art. 880 c.c., nel caso di un edificio posto perpendicolarmente rispetto a un altro, qualora il muro divisorio fuoriesca in altezza, dalla sagoma del primo edificio la cui copertura è costituita da un tetto spiovente, non opera, relativamente alla porzione di muro soprastante la sagoma del primo fabbricato, la presunzione di comunione prevista dalla norma testé menzionata, difettandone il presupposto, costituito dalla funzione divisoria del muro.

Corte appello Milano sez. II  14 aprile 2008 n. 1025  

Proprietà

Nel giudizio di regolamento di confini, che ha per oggetto l'accertamento di un confine obiettivamente e soggettivamente incerto tra due fondi, le posizioni dell'attore e del convenuto sono sostanzialmente uguali, incombendo su ciascuno di essi l'onere di allegare e fornire qualsiasi mezzo di prova idoneo all'individuazione dell'esatta linea di confine, mentre il giudice, che ha un discrezionale potere di scelta e di valutazione dei mezzi probatori acquisiti al processo, può anche integrare o disattendere gli elementi raccolti con il sussidiario ricorso alle indicazioni delle mappe catastali, in caso di loro insufficienza o inidoneità alla determinazione del confine.

Cassazione civile sez. II  18 luglio 2013 n. 17644  



 
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