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Art. 884 codice civile: Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune

Il comproprietario di un muro comune può fabbricare appoggiandovi le sue costruzioni e può immettervi travi, purché le mantenga a distanza di cinque centimetri dalla superficie opposta, salvo il diritto dell’altro comproprietario di fare accorciare la trave fino alla metà del muro, nel caso in cui egli voglia collocare una trave nello stesso luogo, aprirvi un incavo o appoggiarvi un camino. Il comproprietario può anche attraversare il muro comune con chiavi e catene di rinforzo, mantenendo la stessa distanza. Egli è tenuto in ogni caso a riparare i danni causati dalle opere compiute.

Non può fare incavi nel muro comune, nè eseguirvi altra opera che ne comprometta la stabilità o che in altro modo lo danneggi.


Giurisprudenza annotata

Inquinamenti

L'osservanza degli standard previsti dalla l. 22 febbraio 2001 n. 36 e dal d.P.C.M. 8 luglio 2003 non è sufficiente per rispettare la soglia della normale tollerabilità ex art. 844 c.c., dovendosi anche tenere conto della condizione dei luoghi e contemperare le ragioni della produzione con quelle della proprietà.

Tribunale Venezia sez. III  19 febbraio 2008 n. 441  

Distanze legali

Nelle zone in cui vige la normativa antisismica - contenuta nella l. 25 novembre 1962 n. 1684 - non sono applicabili le disposizioni di cui agli art. 874, 876, 884 c.c., secondo le quali il proprietario del fondo contiguo al muro altrui ha la facoltà, rispettivamente, di chiederne la comunione forzosa, di innestarvi il proprio muro, di costruirvi il proprio edificio in appoggio, perché è invece necessario che ogni costruzione costituisca un organismo a sé stante, mediante l'adozione di giunti o altri opportuni accorgimenti idonei a consentire la libera ed indipendente oscillazione degli edifici.

Cassazione civile sez. II  16 febbraio 2006 n. 3425  

Al muro di cinta non può essere applicato l'art. 884 c.c., che prevede la facoltà del confinante di costruire in appoggio al muro di fabbrica del vicino (esso peraltro è inoperante nelle zone sismiche, ove vige una legislazione specifica).

Corte appello Messina  30 dicembre 2004

Per il disposto dell'art. 884 c.c. il muro posto a divisione di due fondi limitrofi deve presumersi di proprietà (oltre che del proprietario del fondo confinante) anche di colui che vi costruisca in appoggio e vi immetta travi.

Tribunale Savona  23 dicembre 2004

Il muro perimetrale di un edificio condominiale può essere utilizzato dal singolo condominio per il migliore godimento della parte di edificio di sua proprietà esclusiva, ma non può essere invece utilizzato, senza il consenso di tutti i condomini, per l'utilità di un altro immobile di sua esclusiva proprietà, in quanto ciò implica la costituzione di una servitù in favore di un bene estraneo al condominio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la necessità del consenso di tutti i condomini per la edificazione da parte di uno di essi di una tettoia di copertura di un'area di esclusiva proprietà di quest'ultimo, realizzata mediante il suo inserimento nel muro perimetrale comune, che aveva assunto la funzione di quarta parete del nuovo vano).

Cassazione civile sez. II  24 novembre 2003 n. 17868  

Nelle zone in cui vige la normativa cosiddetta antisismica - contenuta nella l. 25 novembre 1962 n. 1684, - non sono applicabili le disposizioni di cui agli art. 874, 876, 884 c.c., secondo le quali il proprietario del fondo contiguo al muro altrui ha facoltà rispettivamente di chiederne la comunione forzosa, di innestarvi il proprio muro, di costruirvi il proprio edificio in appoggio, perché è invece necessario che ogni costruzione contigua costituisca un organismo a sè stante, mediante l'adozione di giunti o altri opportuni accorgimenti idonei a consentire la libera ed indipendente oscillazione degli edifici. Peraltro, nel caso in cui l'area intermedia tra due edifici non sia, fino ad una certa altezza, libera da costruzioni, trova applicazione l'art. 6, comma 4, l. 25 novembre 1962 n. 1684, atteso che, sebbene tale norma ponga la previsione di intervalli di isolamento liberi da costruzioni, in detta previsione debbono comprendersi anche gli intervalli tra parti sopraelevate di edifici, sia in base all'interpretazione logica della norma (che non contiene eccezioni o limitazioni specifiche), sia, soprattutto, in base alla "ratio" della stessa, volta a scongiurare il pericolo di danno alle persone in caso di crolli di fabbricati per terremoto, pericolo ugualmente sussistente negli intervalli di costruzioni che si sviluppano verso l'alto, anche se gli intervalli medesimi non abbiano inizio dal suolo. (Nella specie, alla stregua dei principi sopraenunciati, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva ritenuto legittima la costruzione che, in aderenza al piano seminterrato, e per i piani superiori si poneva a distanza inferiore rispetto a quella prevista tra fabbricati dalla legge c.d. sismica).

Cassazione civile sez. II  25 febbraio 2002 n. 2731



 
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