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Art. 886 codice civile: Costruzione del muro di cinta

Ciascuno può costringere il vicino a contribuire per metà nella spesa (1) di costruzione dei muri di cinta che separano le rispettive case, i cortili e i giardini posti negli abitati. L’altezza di essi, se non è diversamente determinata dai regolamenti locali o dalla convenzione, deve essere di tre metri.


Commento

(1) Due sono i presupposti per l’applicazione della norma: il primo è l’esistenza di un muro divisorio di case, cortili e giardini negli abitati; il secondo è la contiguità di tali immobili. Sono escluse dall’applicazione dell’articolo le recinzioni che non siano muro in senso stretto.


Giurisprudenza annotata

Appello

La norma di cui all'art. 887 c.c. non individua un diritto diverso da quello, previsto dall'art. 886 c.c., di costringere il vicino a contribuire alle spese di costruzione del muro di cinta, ma specifica soltanto che tali spese devono essere sostenute per intero dal proprietario del fondo superiore; ne consegue che la richiesta di addebitare integralmente la costruzione al vicino non costituisce inammissibile mutatio, ma mera emendatio, consentita anche in appello, della domanda inizialmente proposta e volta ad imporre al vicino, proprietario del fondo superiore, la costruzione del muro di cinta. (Principio affermato dalla S.C. in relazione ad una causa introdotta prima del 30 aprile 1995).

Cassazione civile sez. II  29 luglio 2009 n. 17692  

Distanze legali

Un muro che separa fondi finitimi non può esser qualificato muro di cinta - la cui funzione è di non essere facilmente scavalcabile - se è di altezza inferiore a tre metri perché viene meno la funzione di non facile scavalcabilità, ovvero se tale altezza è raggiunta con una rete metallica sullo stesso installata perché, secondo l'espressione letterale della norma, di natura eccezionale, fino a tale altezza deve esser costruito in muratura. Pertanto il vicino non è obbligato al pagamento della metà delle spese di un muro di altezza inferiore a detto limite o raggiunta con una rete metallica sullo stesso installata.

Cassazione civile sez. II  12 luglio 2004 n. 12819  

L'altezza di tre metri per qualificare un muro come muro di cinta non è richiesta in modo rigoroso ai fini del rispetto delle distanze legali in quanto per il combinato disposto dagli art. 878 e 886 c.c. al muro di cinta è equiparabile ogni altro muro isolato che non abbia un'altezza superiore a tre metri, mentre per quanto attiene alla contribuzione per metà nella spesa di costruzione del muro prevista dall'art. 886 c.c., l'altezza del muro di cinta è fissata ed imposta inderogabilmente dalla legge in tre metri salvo che sia disposto diversamente dai regolamenti locali o dalla convenzione privata delle parti.

Cassazione civile sez. II  07 agosto 1992 n. 9375  

Il muro di cinta, che, a norma dell'art. 878 c.c., non va considerato ai fini del computo delle distanze legali, è solo quello, isolato (con le facce, cioè, emergenti dal suolo separate da ogni altra costruzione) e destinato alla demarcazione della linea di confine ed alla separazione e chiusura della proprietà, che presenti un'altezza non superiore ai tre metri, dovendosi negare l'applicabilità della citata norma ai muri di cinta con altezza maggiore, considerati dall'art. 886 c.c. solo per regolare e delimitare l'obbligo di contribuzione del vicino alla costruzione del muro medesimo.

Cassazione civile sez. II  26 febbraio 1992 n. 2376  

Edilizia ed urbanistica

L'art. 31 della legge urbanistica n. 1150 del 1942, come sostituito dall'art. 10 della l. 6 agosto 1967 n. 765, il quale fa salve le licenze edilizie (ora concessioni ex art. 4 della legge n. 10 del 1977) già rilasciate che risultino in contrasto con nuove forme urbanistiche, ove relative a lavori già iniziati e da completarsi entro il termine di tre anni, proroga nel tempo l'esercizio del diritto nascente dalla licenza edilizia, esimendo, perciò, il titolare dall'osservanza delle nuove norme restrittive, senza che l'inoperatività di dette limitazioni possa riguardare soltanto il rapporto pubblicistico con l'Amministrazione, in quanto si estende anche al rapporto privatistico con i proprietari dei fondi contigui, dando luogo per il titolare della licenza rilasciata in base alla previgente normativa ad una posizione giuridica ormai acquisita su cui la nuova normativa non può incidere. (Nella specie la S. C. in base all'enunciato principio ha confermato sul punto la decisione del merito con riguardo al diritto del proprietario di un fondo di erigere il muro di cinta con le caratteristiche previste dalla licenza edilizia a suo tempo rilasciatagli, nel termine di validità di questa, nonostante fosse nel frattempo intervenuto un nuovo regolamento edilizio che prevedeva limiti di altezza inferiori).

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 1990 n. 591  



 
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