Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 889 codice civile: Distanze per pozzi, cisterne, fosse e tubi

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Chi vuole aprire pozzi, cisterne, fosse di latrina o di concime presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, deve osservare la distanza di almeno due metri tra il confine e il punto piu’ vicino del perimetro interno delle opere predette.

Per i tubi d’acqua pura o lurida, per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine.

Sono salve in ogni caso le disposizioni dei regolamenti locali.

Commento

Per legge si presume che le opere, se poste ad una distanza inferiore a quella prevista dall’articolo, siano pericolose per il vicino. La presunzione è assoluta e non è ammessa, quindi, la prova contraria.

Giurisprudenza annotata

Distanze legali

In tema di condominio negli edifici, l'applicazione della normativa sul rispetto delle distanze non è automatica, dovendosi sempre valutare la sua compatibilità con il principio disciplinante il diritto d'uso delle cose comuni (nella specie, la Corte ha ritenuto legittima la collocazione sul muro perimetrale di tubazioni del gas anche se l'installazione violava quanto stabilito dall'art. 889 c.c. in materia di distanze delle tubazioni dal confine)

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14822  

Posta la distanza statuita dall'art. 889 co. 2 c.c., avendo due edifici altezze diverse, tale tratto di muratura (pur essendo proiezione del confine tra i due immobili) è nel suo punto più alto di proprietà esclusiva della convenuta (e ciò secondo quanto disposto dall'art. 880 c.c.), donde dovrà sussistere, perché le tubature siano regolari, una distanza minima pari ad un metro tra le stesse e l'ultimo punto in cui il muro è comune ai due immobili (il quale segna altresì il confine tra gli stessi, quivi collocandosi la proprietà dell'attore).

Tribunale Bari sez. I  28 aprile 2014 n. 2112  

In tema di rapporti di vicinato, negli impianti di riscaldamento, la caldaia, il bruciatore e il deposito di carburante non sono soggetti al disposto dell'art. 889 cod. civ., relativo alla distanza dei tubi di adduzione di gas alla caldaia, essendo il bruciatore, in particolare, esente dalla presunzione assoluta di pericolosità che riguarda le tubazioni a flusso costante di sostanze liquide o gassose. Rigetta, App. Cagliari, 01/02/2007

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22888  

Negli impianti di riscaldamento, la caldaia, il bruciatore ed il deposito di carburante non sono soggetti al disposto dell'art. 889 c.c., prevista per la distanza dei tubi di adduzione di gas alla caldaia; in particolare, il bruciatore é esente dalla presunzione assoluta di pericolosità e dall'obbligo di osservanza della distanza in tema di "flusso costante di sostanza liquida o gassosa".

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22888  

In tema di distanze, l'alloggiamento di bombole di gas per uso domestico non è soggetto al disposto dell'art. 889, secondo comma, cod. civ., riguardante la diversa ipotesi di tubazioni destinate al flusso costante di sostanze liquide o gassose, per le quali soltanto è configurabile la presunzione assoluta di pericolosità per il fondo del vicino, essendo esso viceversa soggetto all'art. 890 cod. civ., sicché la pericolosità delle bombole deve essere accertata in concreto. Rigetta, App. Sassari, 01/04/2008

Cassazione civile sez. II  03 ottobre 2013 n. 22635  

Comunione e condominio

Secondo una lettura costituzionalmente orientata e in applicazione sia del principio di solidarietà condominiale che della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità 13 dicembre 2006, ratificata con l. 3 marzo 2009 n. 18, la deliberazione di installazione di ascensore con una maggioranza inferiore a quella prescritta dall'art. 1120 c.c. è valida anche in mancanza di specificazione del fine di eliminazione delle barriere architettoniche ai sensi dell'art. 2 l. n. 13 del 1989 e, altresì, in assenza di disabili nell'edificio, in quanto nella stessa è immanente la finalità legittima di consentire l'accesso ai portatori di handicap senza difficoltà in tutti gli edifici e non solo presso la propria abitazione, essendo ostativo non il mero disagio bensì solo l'inservibilità della cosa comune al godimento e uso anche di un solo condomino, intesa come concreta inutilizzabilità secondo la sua naturale fruibilità, con la salvaguardia comunque del decoro architettonico e la sicurezza da valutare, però, nella loro essenzialità ed incidenza negativa non minimale. (Cassa App. Genova 3 novembre 2009 n. 1084).

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2012 n. 18334  



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