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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 89 codice civile: Divieto temporaneo di nuove nozze.

Non può contrarre matrimonio (1) la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base all’articolo 3, numero 2, lettere b) ed f), della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (2), e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza (3), anche soltanto a generare, di uno dei coniugi.

Il tribunale con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio quando è inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza o se risulta da sentenza passata in giudicato che il marito non ha convissuto con la moglie nei trecento giorni precedenti lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell’articolo 84 e del comma quinto dell’articolo 87.

Il divieto cessa dal giorno in cui la gravidanza è terminata.


Commento

Scioglimento: [v. 149].

Annullamento e cessazione degli effetti civili: in relazione al cd. matrimonio concordatario (cioè il matrimonio canonico con effetti civili), il codice non parla di scioglimento ma di cessazione degli effetti civili per evidenziare che in tali ipotesi non sono intaccati gli effetti religiosi del matrimonio.

L’annullamento, invece, può essere disposto con sentenza quando ricorrano dei vizi dell’atto costitutivo del vincolo matrimoniale. È evidente, perciò, che l’annullamento incide sul matrimonio inteso come atto mentre lo scioglimento opera sul rapporto che ne deriva.

 

 

(1) La violazione del divieto determina la semplice irregolarità del matrimonio. Le uniche conseguenze della violazione sono quelle previste dall’art. 140, cioè l’imposizione di una sanzione amministrativa a carico della donna che contrae matrimonio contro il divieto dell’altro coniuge e del pubblico ufficiale celebrante.

(2) Si tratta delle ipotesi in cui lo scioglimento del matrimonio viene chiesto a seguito della sentenza dichiarativa della separazione dei coniugi o quando non vi sia stata consumazione.

(3) In quest’ipotesi, come in quella richiamata nella nota precedente, è possibile l’immediata celebrazione del matrimonio per l’esistenza di fatti accertati in sede giudiziale.

 

 

Il fondamento della norma è costituito dalla volontà di evitare incertezze circa la paternità dei figli nati dopo lo scioglimento del matrimonio.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In materia di opposizione al matrimonio ex art. 102 c.c. e 59 e 60 d.P.R. n. 396 del 2000, è esclusa, in linea di principio, l'opposizione promossa dal p.m. ex art. 102 ultimo comma c.c. per l'incapacità naturale di uno dei nubendi, con l'unica eccezione relativa all'opposizione del p.m. fondata sull'infermità mentale di uno dei nubendi, per il quale, a causa dell'età, non possa essere promossa l'interdizione (art. 102 ultimo comma c.c.). Pertanto, fuori dai casi in cui l'età esclude il giudizio di interdizione, la misura di protezione contro il matrimonio dell'infermo di mente è la richiesta di una misura interdittiva accompagnata dall'istanza, ex art. 85 comma 2 c.c., per la sospensione della celebrazione del matrimonio; l'art. 85 c.c. non è, peraltro, estensibile al beneficiario dell'amministrazione di sostegno, essendo il diritto di sposarsi un diritto fondamentale della persona riconosciuto sia a livello costituzionale (art. 2 cost.), sia a livello sovranazionale.

Tribunale Varese  09 luglio 2012

 

È legittimo il rifiuto opposto dall'ufficiale di stato civile alla richiesta di trascrizione di un matrimonio contratto all'estero tra persone dello stesso sesso.

Corte appello Roma  13 luglio 2006

 

Le cause di opposizione al matrimonio sono solo quelle che costituiscono motivo di impedimento del medesimo, con esclusione dell'incapacità naturale: dunque si deve ritenere che in tanto si possa proporre opposizione al matrimonio da parte di soggetti terzi in quanto vi siano delle cause ostative che legittimerebbero tali soggetti all'impugnativa del matrimonio per nullità, nel caso in cui tale matrimonio fosse poi effettivamente celebrato (come nei casi di cui agli art. 84, 86, 87, 88, 89 c.c. in forza del disposto degli art. 118 e 199 c.c.); mentre appare incongruo estendere il potere di impedire preventivamente il matrimonio a soggetti e a casi che non legittimerebbero la richiesta di declaratoria di invalidità del medesimo matrimonio, qualora celebrato, come appunto nel caso di incapacità naturale: cfr. art. 120 c.c., che in tal caso prevede la sola annullabilità del matrimonio su richiesta di uno dei coniugi.

Tribunale Torre Annunziata  25 febbraio 2003

 

Considerata la palese contrarietà all'ordine pubblico italiano della normativa straniera (nella specie, tunisina) che sancisce il divieto assoluto delle nozze per disparità di culto, per cui il rilascio del nulla osta di cui all'art. 116 c.c., comma 1 viene subordinato all'appartenenza, certa ed attestata, di entrambi gli sposi alla religione mussulmana, tale normativa deve ritenersi priva di effetti nel territorio del nostro Stato in conformità al principio generale ed irrinunciabile di cui all'art. 31 disp. prel. c.c.: deve perciò ordinarsi all'ufficiale dello stato civile richiesto dai nubendi di procedere alle pubblicazioni matrimoniali, pur in assenza del nulla osta di cui all'art. 116 cit., e, successivamente, alla celebrazione delle nozze dei ricorrenti.

Tribunale Barcellona P.G.  09 marzo 1995

 



 
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