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Art. 896 codice civile: Recisione di rami protesi e di radici

Quegli sul cui fondo si protendono i rami degli alberi del vicino può in qualunque tempo costringerlo a tagliarli, e può egli stesso tagliare le radici che si addentrano nel suo fondo, salvi però in ambedue i casi i regolamenti e gli usi locali.

Se gli usi locali non dispongono diversamente, i frutti naturalmente caduti dai rami protesi sul fondo del vicino appartengono al proprietario del fondo su cui sono caduti.

Se a norma degli usi locali i frutti appartengono al proprietario dell’albero, per la raccolta di essi si applica il disposto dell’art. 843.


Commento

La norma autorizza il «vicino» a richiedere il taglio degli alberi, quindi è legittimato alla richiesta non solo il proprietario del fondo, ma anche l’usufruttuario e l’affittuario.


Giurisprudenza annotata

Servitù

Il diritto di veduta, consistente nella fruizione di un piacevole panorama, che si pretende leso dalla chioma di un albero piantato a distanza legale, integra una servitus altius non tollendi, la quale può essere acquistata, oltre che negozialmente, anche per destinazione del padre di famiglia o per usucapione, necessitando, tuttavia, tali modi di costituzione non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall'originario unico proprietario o dell'esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di operi visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto il diritto di veduta indicandone la fonte nella mera preesistenza della visuale all'acquisito dell'immobile, così violando il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali).

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2012 n. 2973  

 

 

Il diritto di veduta, consistente nella fruizione di un piacevole panorama, che si pretende leso dalla chioma di un albero piantato a distanza legale, integra una servitus altius non tollendi, la quale può essere acquistata, oltre che negozialmente, anche per destinazione del padre di famiglia o per usucapione, necessitando, tuttavia, tali modi di costituzione non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall'originario unico proprietario o dell'esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di operi visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto il diritto di veduta indicandone la fonte nella mera preesistenza della visuale all'acquisito dell'immobile, così violando il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali).

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2012 n. 2973  

 

Distanze legali

La servitù consistente nel diritto di mantenere i rami di un albero protesi per un metro all'interno del fondo del vicino non osta all'esercizio da parte del proprietario confinante del suo diritto, a norma dell'art. 896 cod. civ., di costringere il proprietario degli alberi a tagliare i rami che si protendono sul suo fondo per la parte eccedente. Cassa con rinvio, Trib. Verona, 06/10/2006

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 2013 n. 28348  

 

Nel caso in cui il proprietario, lamentando l'invasione del proprio fondo da parte di rami di filari dimoranti nella proprietà contigua, abbia chiesto la "scalvatura" degli alberi, ovvero la recisione integrale di essi rasente il tronco, la successiva richiesta, avanzata nel corso del giudizio, del taglio dei rami, non costituisce una domanda nuova, ma solo una specificazione della pretesa originaria, trattandosi di un "minus" rispetto alla stessa. Cassa con rinvio, Trib. Verona, 06/10/2006

Cassazione civile sez. II  18 dicembre 2013 n. 28348  

 

Il diritto di far protendere i rami degli alberi del proprio fondo in quello confinante non può essere acquistato per usucapione, riconoscendo espressamente l'art. 896 c.c. al proprietario del fondo, sul quale, essi protendono, il potere di costringere il vicino a tagliarli in qualunque tempo. Ne consegue che non rileva la sussistenza di un muro divisorio, proprio o comune, sul confine, in quanto, ai sensi dell'art. 892 c.c., le piante devono essere tenute, in ogni caso, ad un'altezza che non ecceda la sommità del muro stesso.

Cassazione civile sez. II  24 agosto 2012 n. 14632  

 

L’applicazione dell’art. 896 c.c. non legittima in alcun modo il proprietario del fondo sul quale i rami si protendono a richiedere l’estirpazione dell’albero. In ordine all’acquisto del diritto di mantenere l’albero di pino a distanza inferiore a quella legale, sia la dottrina che la giurisprudenza è orientata a ritenere tale diritto come servitù che può essere acquisita anche per usucapione; inoltre norme tecniche di attuazione del piano regolatore del Comune di Bari adottato nel 1973/1976 all’art. 61 ha sancito “il rispetto delle alberature di alto fusto”, chiarendo che “tali alberature devono essere di massima conservate” (nella specie, si trattava di specie arborea pinus spinea, con un’altezza di circa 11 metri ed una chioma con diametro di quasi 10 metri; esemplare di oltre 50 anni di età).

Giudice di pace Bari  21 novembre 2008 n. 14546  

 

Il diritto di pretendere la potatura dei rami degli alberi del vicino che si protendono sulla proprietà altrui, così come disciplinata dall'art. 896 c.c., non è limitato dalle norme pubblicistiche a tutela del paesaggio ed, in particolare, dal vincolo posto dall'art. 146 del d.lg. n. 490 del 1999 in quanto tra i due ordini di norme non sussiste un nesso di specialità, essendo la disciplina codicistica rivolta alla tutela delle proprietà privata e quella pubblicistica alla protezione del patrimonio paesaggistico nel suo complesso.

Cassazione civile sez. II  10 luglio 2008 n. 19035  



 
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