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Art. 902 codice civile: Apertura priva dei requisiti prescritti per le luci

L’apertura che non ha i caratteri di veduta o di prospetto è considerata come luce, anche se non sono state osservate le prescrizioni indicate dall’art. 901.

Il vicino ha sempre il diritto di esigere che essa sia resa conforme alle prescrizioni dell’articolo predetto.


Commento

La norma, stabilendo che le aperture che non hanno le caratteristiche delle vedute sono qualificabili come luci anche se non sono rispettate le prescrizioni di cui all’art. 901, esclude l’esistenza di un tertium genus rispetto a luce e veduta.


Giurisprudenza annotata

Luci e vedute

Qualora sia aperta una luce irregolare, il proprietario del fondo vicino non ha, per ciò solo, diritto alla chiusura della stessa, se e laddove sia possibile renderla conforme alle disposizioni vigenti, demandando, in caso di avvenuta pronuncia con sentenza non definita, al prosieguo del giudizio la verifica circa la possibilità e le modalità dell'avvenuta regolarizzazione.

Cassazione civile sez. II  16 settembre 2014 n. 19480  

 

Nell'ipotesi in cui le luci si aprano (non su un'area scoperta ma) fra un vano e l'altro (di diversi proprietari) di un medesimo edificio, con lo scopo di dare aria a uno di essi attraverso l'altro, tali aperture non costituiscono estrinsecazioni del diritto di proprietà, ossia manifestazioni di una facultas del diritto stesso, ma comportando una invasione della sfera di godimento della altrui, hanno natura di uno "ius in re aliena". Deriva da quanto precede, pertanto, che è possibile, a favore di chi ne beneficia, acquisire la relativa servitù per destinazione del padre di famiglia o per effetto del possesso "ad usucapionem" sempre che l'apertura si concreti in opere visibili e permanenti destinate a un non equivoco e stabile assoggettamento del fondo altrui per la utilità dell'altro che si avvantaggia della apertura lucifera. In tale caso, infatti, le aperture - a differenza di quelle che si aprono sul fondo aperto altrui - sono prive della connotazione di precarietà e mera tolleranza e sono sottratte quindi alla disciplina degli art. 901 e ss. c.c.

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5055

 

L'apertura sul fondo del vicino, la quale non abbia caratteri di veduta o di prospetto, in quanto non consenta di affacciarsi e guardare, è considerata come luce, anche se non conforme alle prescrizioni dell'art. 901 c.c., sicché, nell'ipotesi di irregolarità, ai sensi dell'art. 902, comma 2, c.c. il vicino ha diritto di esigere che l'apertura sia resa conforme a tali prescrizioni, anche mediante la sopraelevazione all'altezza minima interna, finalizzata ad impedire l'esercizio della veduta. Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2013 n. 512  

 

Nell'ipotesi di luce irregolare, il vicino ha il diritto, previsto dal secondo comma dell'art. 902 c.c., di esigere che tale apertura sia resa conforme alle prescrizioni di cui all'art. 901 c.c., ovvero di chiuderla acquistando la comunione del muro ed appoggiarvi la propria fabbrica, o costruendo in aderenza. In particolare, la regolarizzazione dell'apertura irregolare comporta la necessità di dotarla dei tre requisiti strutturali previsti dall'art. 901 c.c. e cioè: l'inferriata, la grata in metallo e l'altezza. L'inferriata serve a garantire la sicurezza del vicino (si ritiene, infatti, sicura un'inferriata di dimensioni tali da impedire il passaggio di una persona); la grata serve ad impedire l'immissione nel fondo del vicino di cose gettate dalla finestra; l'altezza minima, sia interna che esterna, serve ad impedire l'esercizio della veduta sul fondo vicino. Con l'ulteriore precisazione che tutti gli elementi sono essenziali e che nessun elemento componente dell'apertura, come davanzale o grata metallica, deve fuoriuscire dal profilo esterno del muro, nel quale la luce è realizzata.

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2013 n. 512  

 

In tema di aperture sul fondo del vicino, la natura di veduta o luce (regolare o irregolare) deve essere accertata dal giudice di merito alla stregua delle caratteristiche oggettive dell'apertura stessa, rimanendo a tal fine irrilevante l'intenzione del suo autore o la finalità dal medesimo perseguita; tuttavia, un'apertura munita di inferriata, tale da non consentire la prospectio nel fondo vicino, può configurarsi solo come luce, anche se consenta di guardare con una manovra di per sé poco agevole per una persona di normale conformazione; rispetto a tale genere di apertura, il vicino non ha diritto a chiedere la chiusura, bensì solo la regolarizzazione.

Cassazione civile sez. II  05 gennaio 2011 n. 233  

 

La servitù di luce irregolare non può acquistarsi per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, ma solo in forza di un titolo, e non potrebbe essere diversamente a fronte del chiaro riconoscimento fatto dalla legge della potestà del vicino di poter chiedere sempre la regolarizzazione. Infatti, nulla esclude che la regolarizzazione possa essere chiesta anche in caso di mutamento dello stato dei luoghi il quale sia avvenuto ad opera dello stesso soggetto che tale regolarizzazione pretende. Del resto, proprio la non usucapibilità della servitù di luce irregolare, comporta la possibilità del confinante di immutare lo stato dei luoghi, anche mediante elevazione che non chiuda la luce fermandosi al di sotto della stessa , pretendendo conseguentemente la regolarizzazione - ex art. 902, comma 2, c.c. - della "finestra lucifera" o provvedere alla sua chiusura ex art. 904, c.c. in caso di costruzione in aderenza o in appoggio, con il solo limite che tali pretese costituiscano meri atti emulativi.

Tribunale Bari  04 marzo 2010



 
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