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Art. 904 codice civile: Diritto di chiudere le luci

La presenza di luci in un muro non impedisce al vicino di acquistare la comunione del muro medesimo né di costruire in aderenza.

Chi acquista la comunione del muro non può chiudere le luci se ad esso non appoggia il suo edificio (1).


Commento

(1) Chi acquista la comunione del muro su cui c’è una luce non acquista anche il diritto di chiuderla: tale diritto si acquista solo se alla comunione del muro si accompagni concretamente il costruire un edificio in appoggio al muro.


Giurisprudenza annotata

Possesso

La tutela possessoria delle luci è consentita, oltre che nel caso di servitù di luce, anche allorché le aperture siano state eseguite e mantenute "iure proprietatis", costituendo l'apertura di luce sul confine manifestazione di una facoltà rientrante nel contenuto del diritto di proprietà e del possesso, salvo che il vicino costruisca in appoggio o in aderenza a norma dell'art. 904 cod. civ., ipotesi nella quale viene meno la tutela della luce sia in sede petitoria, sia in quella possessoria. Rigetta, App. Lecce, 16/01/2006

Cassazione civile sez. II  30 maggio 2013 n. 13618

 

In tema di tutela possessoria, qualora un 'apertura lucifera sia stata ostruita dall'accumulo di macerie e dalla presenza di uno scheletro di un fabbricato oggetto di sequestro, il vicino non può invocare il diritto di chiudere le luci spettante, ai sensi dell'art. 904 c.c., al proprietario che abbia realizzato una costruzione in aderenza; tale non possono essere, infatti, considerate le macerie, mentre la presenza di uno scheletro di un fabbricato sequestrato non può significare che lo stesso sarà completato e comunque neppure che le dimensioni ed il posizionamento di esso siano definitivi, atteso che la condizione dei luoghi deve essere valutata al momento dello spoglio e non in relazione ad una situazione in divenire.

Cassazione civile sez. II  15 febbraio 2007 n. 3391  

 

 

Luci e vedute

Nell'ipotesi in cui le luci si aprano (non su un'area scoperta ma) fra un vano e l'altro (di diversi proprietari) di un medesimo edificio, con lo scopo di dare aria a uno di essi attraverso l'altro, tali aperture non costituiscono estrinsecazioni del diritto di proprietà, ossia manifestazioni di una facultas del diritto stesso, ma comportando una invasione della sfera di godimento della altrui, hanno natura di uno "ius in re aliena". Deriva da quanto precede, pertanto, che è possibile, a favore di chi ne beneficia, acquisire la relativa servitù per destinazione del padre di famiglia o per effetto del possesso "ad usucapionem" sempre che l'apertura si concreti in opere visibili e permanenti destinate a un non equivoco e stabile assoggettamento del fondo altrui per la utilità dell'altro che si avvantaggia della apertura lucifera. In tale caso, infatti, le aperture - a differenza di quelle che si aprono sul fondo aperto altrui - sono prive della connotazione di precarietà e mera tolleranza e sono sottratte quindi alla disciplina degli art. 901 e ss. c.c.

Cassazione civile sez. II  28 febbraio 2013 n. 5055  

 

La facoltà concessa al vicino dall'art. 904 comma 2 c.c., di sopprimere le luci poste, "iure proprietatis" e quindi non in virtù di una servitù prediale, sul muro altrui può esercitarsi mediante la costruzione in aderenza di qualunque manufatto, compresa una tettoia o una soletta della copertura di un terrazzo, purché detta costruzione apporti un'effettiva utilità a chi l'ha fatta, e non abbia invece come unica finalità di danneggiare il fondo contiguo attraverso la soppressione delle luci.

Cassazione civile sez. II  18 settembre 2012 n. 15629

 

La norma dell'art. 904 c.c. consente al vicino di chiudere la luce aperta nel muro in quanto esso ne acquisti la comunione avvero costruisca in aderenza, esercitando, pertanto, le facoltà rispettivamente previste dagli art. 874 e 877 c.c. Nell'ipotesi in cui il muro sia stato reso comune, la chiusura della luce è consentita a condizioni che la costruzione, consistente in un edificio, avvenga in appoggio. (Nella specie la S.C. ha cassato per vizio di motivazione la sentenza di merito che aveva ritenuto legittima una costruzione in aderenza, con chiusura delle luci esistenti sul muro frontistante, per il solo fatto che tale costruzione era stata eseguita su suolo di proprietà del costruttore, ma senza previamente accertare, come invocato dall'attore, se questi fosse anche condomino del muro sul quale si aprivano le luci).

Cassazione civile sez. II  10 giugno 2011 n. 12864  

 

La servitù di luce irregolare non può acquistarsi per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, ma solo in forza di un titolo, e non potrebbe essere diversamente a fronte del chiaro riconoscimento fatto dalla legge della potestà del vicino di poter chiedere sempre la regolarizzazione. Infatti, nulla esclude che la regolarizzazione possa essere chiesta anche in caso di mutamento dello stato dei luoghi il quale sia avvenuto ad opera dello stesso soggetto che tale regolarizzazione pretende. Del resto, proprio la non usucapibilità della servitù di luce irregolare, comporta la possibilità del confinante di immutare lo stato dei luoghi, anche mediante elevazione che non chiuda la luce fermandosi al di sotto della stessa , pretendendo conseguentemente la regolarizzazione - ex art. 902, comma 2, c.c. - della "finestra lucifera" o provvedere alla sua chiusura ex art. 904, c.c. in caso di costruzione in aderenza o in appoggio, con il solo limite che tali pretese costituiscano meri atti emulativi.

Tribunale Bari  04 marzo 2010

 



 
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