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Art. 908 codice civile: Scarico delle acque piovane

Il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane scolino nel suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino.

Se esistono pubblici colatoi, deve provvedere affinchè le acque piovane vi siano immesse con gronde o canali. Si osservano in ogni caso i regolamenti locali e le leggi sulla polizia idraulica.


Giurisprudenza annotata

Proprietà

Ai sensi degli art. 908 e 913 del codice civile, salvo diverse ed espresse previsioni contrattuali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo di acque diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l’assetto naturale dei luoghi, non essendo legittimo lo stillicidio delle acque piovane, né lo scolo delle acque derivante dall’esercizio di attività umane in grado di incidere, quantitativamente e per intensità, sul deflusso naturale, salva l’eccezione di cui all’art. 913, ultimo comma, del codice civile.

Tribunale Salerno sez. II  12 maggio 2014 n. 2376

 

 

Acque pubbliche

Ogni proprietario, nella situazione dei luoghi di volta in volta data, deve evitare in assoluto che le acque piovane che attingono il suo fondo vadano a cadere sulla proprietà del vicino, quale che sia il percorso, anche attraverso ulteriori proprietà altrui (ivi comprese strade pubbliche) che le acque in questione seguano per cadere nel fondo del vicino. Conseguentemente, quand'anche la ricaduta definitiva delle acque piovane nel fondo del vicino dipenda anche (come in ipotesi nel caso che ci occupa) dalla conformazione e/o dalle condizioni particolari delle proprietà di questi terzi, ciò non assume rilevanza. Si tratta, infatti, di problema che, se del caso, il proprietario (nella specie, il condominio resistente) dovrà affrontare con tali terzi, loro richiedendo che sia reso possibile uno scarico delle acque piovane (ad. es., mediante costituzione di una servitù di stillicidio) che non vada ad interessare altri vicini. In tal senso, a conferma, devesi notare che, a ben vedere, l'art. 908, comma 1, cc, prima di sancire il divieto di cui s'è ampiamente detto, pone anzitutto un precetto in positivo, e cioè che il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane scolino sul suo stesso terreno, onde, se non intende sopportare questo inconveniente, tocca a lui trovare il modo di affrontare altrimenti lo stesso.

Tribunale Bari sez. I  24 marzo 2014 n. 1506  

 

Poiché, ai sensi degli art. 908 e 913 c.c., salvo diverse ed espresse previsioni convenzionali, il fondo inferiore non può essere assoggettato allo scolo delle acque di qualsiasi genere, diverse da quelle che defluiscono dal fondo superiore secondo l'assetto naturale dei luoghi, lo stillicidio sia delle acque piovane sia, a maggior ragione, di quelle provenienti dall'esercizio di attività umane (come, ad es., dallo scorinio di panni stesi mediante sporti sul fondo alieno) può essere legittimamente esercitato soltanto se trovi rispondenza specifica in un titolo costitutivo di servitù "ad hoc" o comunque - ove connesso alla realizzazione di un balcone aggettante sull'area di proprietà del vicino-sia stato esplicitamente previsto tra le facoltà del costituito diritto reale. Infatti, l'apertura di un balcone non può che integrare una servitù avente un duplice oggetto (la parziale occupazione dello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino, in deroga alle facoltà dominicali di cui all'art. 840 comma 2 c.c., e il diritto di veduta e di affaccio in deroga alle distanze prescritte dall'art. 905 c.c.), ma non anche le diverse facoltà esercitate in deroga a uno dei principi informatori della proprietà fondiaria dei quali gli art. 908 e 913 c.c. sono espressione.

Cassazione civile sez. II  28 marzo 2007 n. 7576  

 

Le acque che cadono dai tetti, ovvero quelle provenienti da acquai e balconi non rientrano nella prescrizione dell'art. 913 c.c., trattandosi di scoli che non intervengono naturalmente, ma per opera dell'uomo. Pertanto, è applicabile la disciplina relativa alle servitù di scolo, ovvero la regolamentazione di cui all'art. 908 c.c. relativa allo scarico delle acque piovane.

Tribunale Messina sez. II  01 dicembre 2006

 

 

Espropriazione per pubblico interesse

Il danno, arrecato alla proprietà immobiliare del privato in conseguenza dell'esecuzione di un'opera pubblica, per essere indennizzabile deve riguardare la perdita o la diminuzione del reddito o del valore di scambio del bene medesimo e che non è ravvisabile quando nella realizzazione dell'opera pubblica la p.a. abbia osservato le norme poste a tutela della proprietà privata. Non sono, pertanto, indennizzabili la limitazione dell'insolazione e dell'aerazione derivante all'immobile del privato dall'esecuzione di un'opera pubblica eseguita nel rispetto delle leggi, trattandosi di utilità non protette come diritti soggettivi, nè la maggiore difficoltà di accesso alla pubblica via a carico dell'immobile del privato non integra perdita di una parte del contenuto patrimoniale del diritto di proprietà. (Nella specie, è stato ritenuto che non integrasse un pregiudizio indennizzabile la circostanza che la strada per accedere al centro abitato era stata interrotta per creare l'attraversamento della autostrada e che in alternativa era stata costruita altra strada per il raggiungimento del centro abitato con un percorso maggiore).

Cassazione civile sez. I  06 aprile 1982 n. 2106  

 



 
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Commenti
21 Mag 2016 stefano calafiore

Voglio delucidazioni più appropriate sul convoglio di acque meteoriche , in quanto un vicino li scarica sul mio fondo