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Art. 909 codice civile: Diritto sulle acque esistenti nel fondo

Il proprietario del suolo ha il diritto di utilizzare le acque in esso esistenti (1), salve le disposizioni delle leggi speciali per le acque pubbliche e per le acque sotterranee.

Egli può anche disporne a favore d’altri, qualora non osti il diritto di terzi; ma, dopo essersi servito delle acque, non può divertirle in danno d’altri fondi.


Commento

Acque pubbliche: sono tutte le acque appartenenti al demanio idrico.

 

(1) L’articolo riguarda le acque esistenti sul fondo, e non le acque che lo attraversano: per questa seconda ipotesi si veda l’articolo successivo.

 

 

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Acque pubbliche

In assenza di prova in ordine alla pubblicità delle predette acque ante riforma (inclusione negli elenchi ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dagli artt. 1 ss. r.d. 1775 del 1933) occorre applicare l'art. 909 c.c. che autorizza il proprietario del suolo all'utilizzazione delle acque in esso esistenti - salve le disposizioni delle leggi speciali per le acque pubbliche e per le acque sotterranee - e che può anche disporne a favore d'altri, qualora non osti il diritto di terzi; ma dopo essersi servito delle acque non può divertirle in danno d'altri fondi.

Tribunale S.Angelo Lombardi  05 giugno 2003

 

Nella risoluzione dei conflitti relativi alla estrazione delle acque dal sottosuolo per usi non domestici, attesa la natura pubblicistica conferita dalla l. 5 gennaio 1994 n. 36 anche alle acque sotterranee ed il conseguente trasferimento in capo al giudice amministrativo della competenza esclusiva sulla regolamentazione delle modalità e quantità dei prelievi, deve ritenersi che dinanzi al giudice ordinario, non potendo più trovare applicazione gli art. 909 ss. c.c. che presuppongono la natura libera e privata del bene, sia invocabile la sola tutela della priorità nello sfruttamento della risorsa idrica, ottenibile, ai sensi dell'art. 1145, comma 2, attraverso un provvedimento possessorio inibitorio dell'approvvigionamento lesivo dell'altrui situazione di fatto.

Tribunale S.Angelo Lombardi  05 giugno 2003

 

Quando i proprietari di due fondi contigui abbiano proceduto alla escavazione di pozzi per utilizzare ai fini di irrigazione una stessa falda di acqua sotterranea, non pubblica e non soggetta a disposizioni di leggi speciali, ciascun proprietario ha, all'utilizzazione dell'acqua un diritto pari a quello del vicino indipendentemente dalla priorità dello scavo.

Cassazione civile sez. II  16 dicembre 1987 n. 9350  

 

Il proprietario di un terreno attraversato in profondità da falde acquifere non pubbliche è soltanto titolare del diritto, previsto dall'art. 909 c.c., di utilizzare tali acque, e, nell'ambito del successivo art. 912, gode della tutela delle opere di sfruttamento realizzate.

Cassazione civile sez. II  07 gennaio 1981 n. 101  

 

La transazione in virtù della quale più utenti di sorgenti private pongono termine ad un procedimento possessorio tra loro insorto, stabilendo la unificazione di tutte le sorgenti, sia a monte che a valle, in un'unica fonte di erogazione e che il gruppo di attori prelevi dalla stessa acqua in ragione di un litro e un quarto al minuto e il gruppo di convenuti un litro al minuto, non è titolo idoneo a costituire una servitù a favore dei primi e a carico del fondo in cui trovasi il pozzo di distribuzione, fondo che, originariamente appartenuto a tutti i convenuti, "medio tempore", per effetto di divisione ereditaria, sia stato attribuito a quel solo convenuto che, in sede di scrittura transattiva, risultò rappresentato, con utile gestione, dagli altri convenuti, ma non sottoscrisse il relativo atto. Nella ipotesi predetta, infatti, creandosi tra le parti un mero rapporto obbligatorio "propter rem", i patti della transazione - peraltro non trascritti - non sono opponibili al detto proprietario del fondo in cui trovasi la sorgente, che non sottoscrisse l'atto, con la conseguenza che gli attori, che agiscono "iure successionis", non sono legittimati ad avvalersi della scrittura e il predetto convenuto proprietario non è tenuto a consentire, agli stessi, l'ulteriore prelievo dell'acqua dalla fonte sorgiva che insiste sul suo fondo.

Tribunale Napoli  22 marzo 1979

 

 

Giustizia amministrativa

È inammissibile il ricorso giurisdizionale volto all'impugnazione del permesso di ricerca di acque minerali, nella parte in cui reca deduzione della violazione dell'art. 909 c.c., concernente il diverso problema della disciplina dell'utilizzazione delle acque private esistenti nel fondo di proprietà privata.

Consiglio di Stato sez. VI  03 febbraio 1997 n. 211  

 



 
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