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Art. 917 codice civile: Spese per la riparazione, costruzione o rimozione

Tutti i proprietari, ai quali torna utile che le sponde e gli argini siano conservati o costruiti e gli ingombri rimossi, devono contribuire nella spesa in proporzione del vantaggio che ciascuno ne ritrae.

Tuttavia, se la distruzione degli argini, la variazione delle acque o l’ingombro nei loro corsi deriva da colpa di alcuno dei proprietari, le spese di conservazione, di costruzione o di riparazione gravano esclusivamente su di lui, salvo in ogni caso il risarcimento dei danni (1).


Commento

(1) Se la distruzione degli argini o l’ingombro delle acque dipende dalla colpa o dal dolo del proprietario, questi dovrà risarcire il danno in base a quanto stabilito dall’art. 2043.


Giurisprudenza annotata

Acque pubbliche

Agli effetti dell'art. 917 cod. civ., che non distingue tra argini naturali o costruiti dall'uomo, una volta realizzato l'argine, tutti i proprietari cui esso torna utile sono tenuti a contribuire alle spese per la sua conservazione, salvo che la necessità della riparazione o la distruzione sia addebitabile ad uno dei medesimi proprietari, il quale in tal caso è tenuto a sopportare integralmente il costo del ripristino. Rigetta, App. Campobasso, 01/06/2011

Cassazione civile sez. VI  10 dicembre 2013 n. 27501  

 

In base al disposto dell'art. 917, comma 2, c.c., qualora la distruzione degli argini o l'impedimento al flusso delle acque sia dovuto all'opera di uno dei proprietari, le spese di riattamento dovranno essere sopportate soltanto da lui ed egli sarà tenuto anche al risarcimento dei danni secondo gli ordinari principi della responsabilità per fatto illecito, che non possono prescindere dall'elemento soggettivo del dolo o della colpa, che deve sempre caratterizzare la condotta, commissiva o omissiva, del soggetto chiamato a risponderne.

Cassazione civile sez. II  03 giugno 2008 n. 14664  

 

Nel deflusso delle acque, naturale o regolato mediante l'opera dell'uomo, il proprietario del fondo tenuto alla riparazione, nel caso in cui l'alterazione dello stato dei luoghi non sia stata realizzata da lui o da altri del cui operato egli sia responsabile, è tenuto a provvedere direttamente alla rimozione degli ingombri o alla riparazione degli argini che impediscano detto regolare deflusso e, nel caso in cui non vi provveda sollecitamente, deve consentire ai proprietari interessati di accedere al suo fondo per curare gli opportuni interventi, con l'obbligo di contribuire alle relative spese, in caso di vantaggio, da tali opere, per il fondo di sua proprietà. Nel caso in cui, invece, la distruzione degli argini o l'impedimento al deflusso delle acque sia dovuto all'opera di alcuno dei proprietari, le spese di riattamento dovranno essere sopportate solo da costui ed egli sarà anche tenuto al risarcimento dei danni, secondo gli ordinari principi della responsabilità per atto illecito, che non possono prescindere dall'elemento soggettivo del dolo o della colpa, che deve sempre necessariamente caratterizzare la condotta, commissiva od omissiva, del soggetto chiamato a risponderne.

Cassazione civile sez. II  03 giugno 2008 n. 14664  

 

La norma di cui all'art. 917 c.c. che sancisce il principio di ripartizione oggettiva delle spese per la manutenzione e la rimozione degli ingombri tra i proprietari dei fondi interessati dallo scolo delle acque non è applicabile nel caso di richiesta di risarcimento dei danni provocati dalla mancata manutenzione, vigendo in tale ipotesi a favore del soggetto danneggiato il principio della solidarietà sancito dall'art. 2055 c.c.

Cassazione civile sez. III  31 luglio 2002 n. 11371  

 

Qualora l'alterazione dello stato dei luoghi sia addebitabile a cause naturali o ad atti e fatti non imputabili, nè riferibili al proprietario del fondo superiore, il vicino che risente pregiudizio dall'alterazione del naturale deflusso delle acque, ha azione solamente nell'ambito delle disposizioni contenute negli art. 915, 916 e 917 c.c., che espressamente disciplinano la riparazione di sponde e di argini distrutti od interrati e la rimozione degli ingombri, insieme con l'onere delle relative spese per i vari proprietari interessati alle riparazioni nonché il risarcimento dei danni. Pertanto il proprietario del fondo superiore, purché l'alterazione dello stato dei luoghi non sia stata realizzata da lui, o da altri del cui operato egli debba comunque rispondere, non è tenuto a provvedere direttamente alla riparazione di argini o alla rimozione di ingombri che rechino pregiudizio al vicino impedendo il normale deflusso delle acque, ma - ove intenda astenersi o non vi provveda sollecitamente - deve permettere ai proprietari interessati di accedere sul suo fondo per provvedere all'eliminazione dei predetti ostacoli e contribuire nelle relative spese in proporzione del vantaggio derivante al terreno di sua proprietà.

Cassazione civile sez. II  04 aprile 1987 n. 3264  



 
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