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Art. 918 codice civile: Consorzi volontari

Possono costituirsi in consorzio i proprietari di fondi vicini che vogliano riunire e usare in comune le acque defluenti dal medesimo bacino di alimentazione o da bacini contigui.

L’adesione degli interessati e il regolamento del consorzio devono risultare da atto scritto.

Il regolamento del consorzio è deliberato dalla maggioranza calcolata in base all’estensione dei terreni a cui serve l’acqua.


Commento

Consorzio (per l’uso comune delle acque): persona giuridica privata composta dai proprietari dei fondi vicini, il cui fine è quello di garantire una migliore e proficua utilizzazione delle acque di uno stesso bacino o di un bacino idrico contiguo.

 


Giurisprudenza annotata

Consorzi

I consorzi di urbanizzazione (enti di diritto privato, costituiti da una pluralità di persone che, avendo in comune determinati bisogni o interessi, si aggregano fra loro allo scopo di soddisfarli mediante un'organizzazione sovraordinata), finalizzati alla sistemazione ed al miglior godimento di uno specifico comprensorio attraverso la realizzazione e la fornitura di opere o servizi, costituiscono figure atipiche, le quali, essendo caratterizzate dall'esistenza di una stabile organizzazione di soggetti, funzionale al raggiungimento di uno scopo non lucrativo, presentano i caratteri delle associazioni non riconosciute. E siccome fonte primaria della disciplina di siffatti consorzi, specie per quel che riguarda l'ordinamento interno e l'amministrazione, è l'accordo delle parti sancito nell'atto costitutivo, nessun ostacolo giuridico è ravvisabile negli art. 1105 e 1136 c.c., dettati dal codice civile in tema di comunione e condominio di edifici, a che l'atto costitutivo contenga clausole limitative del diritto di voto del consorziato (nella specie, escludenti da tale diritto il consorziato in mora nel pagamento dei contributi o che a tal riguardo abbia liti pendenti col consorzio), giacché tali clausole si muovono in uno spazio di autonomia negoziale liberamente praticabile, rispetto al quale le citate disposizioni del codice civile potrebbero, al più, venire invocate in via suppletiva, al fine di colmare eventuali lacune della regolamentazione pattizia. (Enunciando tale principio, la Corte ha altresì escluso che siffatte clausole collidano con l'art. 18 cost., o siano invalide perché prevedenti una condizione potestativa rimessa all'arbitrio del consorzio).

Cassazione civile sez. I  09 febbraio 2007 n. 2877

 

I consorzi di urbanizzazione (nella specie, costituiti da proprietari di terreni situati in un'area destinata ad insediamenti abitativo/turistici per realizzare, mantenere e gestire le attrezzature ed i servizi necessari all'utilizzazione dell'intera area), possono legittimamente rivestire natura di associazioni atipiche e - anche sul presupposto per cui al principio di tipicità risultano vincolati i soli diritti reali, e non anche le cosiddette obbligazioni "propter rem", - assumere aspetti sia associativi che di "realità", tali ultimi aspetti derivando, appunto, dall'assunzione di obblighi "propter rem", ovvero dalla costituzione di reciproche servitù. Ne consegue che, al fine di individuare la disciplina ad essi concretamente applicabile, occorre far capo alle regole dettate dal codice civile in tema di associazioni non riconosciute, specie per quanto attinente ai profili organizzativi ed associativi, fonte primaria restando invece, quanto all'ordinamento interno ed all'amministrazione, l'accordo delle parti, sicché l'atto costitutivo (dotato dei caratteri strutturali del contratto associativo) e lo statuto risultano funzionali a regolare l'attività del consorzio stesso e, in particolare, a stabilire la durata del rapporto, nonché l'eventuale prorogabilità del termine di scadenza, ove questo sia a tempo determinato.

Cassazione civile sez. I  06 marzo 2003 n. 3341  

 

È valida ed efficace la deliberazione con cui l'assemblea di un consorzio volontario adotti, ancorché a maggioranza, ma in via provvisoria e salvo conguaglio, un criterio di ripartizione della spesa tra i partecipanti diverso da quello fissato dal regolamento consortile, giacché in tal caso non deroga in via definitiva alla regolamentazione contrattuale, nè vengono pregiudicati i diritti dei singoli partecipanti, che possono eventualmente essere lesi soltanto dal criterio definitivo.

Cassazione civile sez. II  15 marzo 1994 n. 2449  

 

Non è ammesso, in costanza di durata del rapporto consortile, il recesso del proprietario di un bene assoggettato agli obblighi, ai vincoli e alle servitù convenuti con l'atto costitutivo di un consorzio di urbanizzazione, con lo statuto o con una delibera assembleare successiva, essendo invece possibile per i membri di detto consorzio unicamente l'alienazione del bene predetto, nei casi e secondo le modalità fissate nell'atto costitutivo o nello statuto; alienazione che determina altresì il trasferimento in favore dell'acquirente della qualità di membro del consorzio.

Cassazione civile sez. I  14 ottobre 1992 n. 11218  



 
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