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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 93 codice civile: Pubblicazione

La celebrazione del matrimonio dev’essere preceduta dalla pubblicazione fatta a cura dell’ufficiale dello stato civile.


Commento

Pubblicazione: formalità preliminare del matrimonio; costituisce un onere di pubblicità-notizia. La legge, prima della celebrazione richiede, infatti, l’affissione alla porta della casa comunale per otto giorni di un atto che identifichi gli sposi nonché il luogo e la data in cui essi intendono celebrare il matrimonio.

Ufficiale dello stato civile: organo del Comune avente il compito di ricevere tutti gli atti concernenti lo stato civile, di custodire e conservare i registri di stato civile, e le copie degli allegati quando questi pervengano da Paese estero o quando sono depositati in originale.

Ogni Comune ha un ufficio dello stato civile e il sindaco o chi lo sostituisce a norma di legge è (—); le funzioni di (—) possono essere delegate ai dipendenti a tempo indeterminato del Comune, al presidente della circoscrizione, a un consigliere comunale o al segretario comunale, ma il conferimento della delega non priva il sindaco della titolarità delle funzioni.

L’(—) forma, archivia, conserva e aggiorna tutti gli atti concernenti lo stato civile e svolge gli altri compiti di cui all’art. 5 del d.P.R. 396/2000.

 

 

La funzione delle pubblicazioni è quella di rendere nota la volontà di due soggetti di sesso diverso di contrarre matrimonio (pubblicità-notizia), al fine di permettere ai soggetti indicati dall’art. 102 [v. ®] di proporre opposizione alla celebrazione del matrimonio se sono a conoscenza di eventuali impedimenti.

 

 


Giurisprudenza annotata

Società di capitali

L'amministratore giudiziario nominato ai sensi dell'art. 2409 c.c., pur essendo pubblico ufficiale, rende la prestazione di amministratore della società, con questa instaurando un rapporto da cui deriva il credito per remunerazione, non indisponibile. Ne consegue che l'accordo tra la società e l'amministratore giudiziario sulla liquidazione del compenso a quest'ultimo spettante non è nullo, ma solo condizionato all'emanazione di un provvedimento giudiziale che lo recepisca ai sensi dell'art. 92 disp. att. c.c., non avendo quindi interesse ad opporre tale provvedimento la società che si limiti a denunciare un vizio di annullabilità dell'accordo (nella specie, per conflitto di interessi), senza averne provocato l'annullamento con autonoma azione.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 2012 n. 9241

 

 

Matrimonio

Ritenuto che nel nostro ordinamento è, ormai, compresa una norma, l'art. 12 Cedu, come interpretato dalla Corte europea, che ha privato di rilevanza giuridica la diversità di sesso dei nubendi quale requisito o presupposto essenziale per la stipula di un matrimonio, il plurimillenario e tradizionale principio secondo il quale la diversità di sesso dei nubendi era considerata (unitamente alla manifestazione della reciproca volontà matrimoniale dagli stessi espressa avanti l'ufficiale dello stato civile celebrante) requisito minimo indispensabile per l'esistenza stessa del matrimonio civile, come atto giuridicamente rilevante, non appare più adeguato all'attuale realtà giuridica, essendo stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso tra i nubendi è presupposto o requisito indispensabile, per così dire "naturalistico" della stessa "esistenza" del matrimonio.

Cassazione civile sez. I  15 marzo 2012 n. 4184  

 

È manifestamente inammissibile in riferimento all'art. 2 cost. e manifestamente infondata in riferimento agli art. 3 e 29 cost., la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 108, 143, 143 bis, 156 bis, 231 c.c., nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentano che persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.

Corte Costituzionale  05 gennaio 2011 n. 4

 

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis e 231 c.c., censurati, in riferimento agli art. 3 e 29, comma 1, cost., nella parte in cui non consentono che le persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio. Analoga questione è già stata dichiarata non fondata, sia perché l'art. 29 cost. si riferisce alla nozione di matrimonio definita dal codice civile come unione tra persone di sesso diverso, e questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica, sia perché le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio, e non risultano allegati profili diversi o ulteriori rispetto a quelli già esaminati (sent. n. 138 del 2010; ordd. n. 16, 34, 42 del 2009, 276 del 2010).

Corte Costituzionale  05 gennaio 2011 n. 4

 

È manifestamente inammissibile, in riferimento all'art. 2 cost., la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis e 231 c.c., nella parte in cui non consentono che le persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio. Analoga questione è già stata dichiarata inammissibile perché diretta ad ottenere una pronunzia additiva non costituzionalmente obbligata e poi manifestamente inammissibile, e non risultano allegati profili diversi o ulteriori rispetto a quelli già scrutinati (sent. n. 138 del 2010; ord. n. 276 del 2010).

Corte Costituzionale  05 gennaio 2011 n. 4

 

È manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143- bis, 156- bis e 231 c.c., nella parte in cui non consentono che le persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio, per contrasto con gli art. 3 e 29, comma 1, cost. Infatti, con la sentenza n. 138 del 2010, la medesima questione è stata dichiarata non fondata, sia perché l'art. 29 cost. si riferisce alla nozione di matrimonio definita dal codice civile come unione tra persone di sesso diverso, e questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica sia perché (in ordine all'art. 3 cost.) le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio. Gli argomenti addotti nella detta pronuncia sono stati ribaditi nella successiva ordinanza n. 276 del 2010, di manifesta infondatezza. Identiche considerazioni valgono anche con riguardo all'art. 231 c.c., censurato dall'attuale rimettente insieme con le altre norme.

Corte Costituzionale  05 gennaio 2011 n. 4

 

 



 
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