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Art. 940 codice civile: Specificazione

Se taluno ha adoperato una materia che non gli apparteneva per formare una nuova cosa, possa o non possa la materia riprendere la sua prima forma, ne acquista la proprietà pagando al proprietario il prezzo della materia, salvo che il valore della materia sorpassi notevolmente quello della mano d’opera. In quest’ultimo caso la cosa spetta al proprietario della materia, il quale deve pagare il prezzo della mano d’opera.


Commento

Specificazione: modo di acquisto a titolo originario della proprietà consistente nella trasformazione di materia, tramite il lavoro dell’uomo, in una cosa che abbia una sua individualità economica.

 

 


Giurisprudenza annotata

Espropriazione

Nel caso di acquisto della proprietà di un suolo da parte della pubblica Amministrazione ex art. 940 c.c., per la quantificazione del valore dello stesso è applicabile la previsione dell'art. 19 comma 2, l. rg. Puglia 22 febbraio 2005 n. 3, pur dettato con riferimento all'indennizzo espropriativo, secondo il quale sono da considerarsi, comunque, sempre legalmente edificabili tutte le aree ricadenti nel perimetro continuo delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, secondo le definizioni di cui al decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, criterio rispondente a imprescindibili esigenze di logica.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  29 giugno 2011 n. 1199  

 

Quando l'opera pubblica è stata realizzata in violazione dei termini fissati per il compimento della procedura espropriativa, la richiesta indennitaria ex art. 940 c.c. può essere avanzata nel termine di dieci anni dalla verificazione del fatto; se invece l'opera è stata realizzata a seguito di una procedura successivamente annullata il termine prescrizionale decorre, ex art. 2935 c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, cioè da quando è passata in giudicato la pronuncia che ha annullato gli atti della procedura.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  12 maggio 2011 n. 838  

 

Per effetto della specificazione del fondo, ai sensi dell'art. 940 c.c., la proprietà dell'opera pubblica viene acquistata, a titolo originario, dall'ente specificatore nel momento in cui l'opera di specificazione è completata, cioè si è avuta la specificazione; questo non in conseguenza di un illecito ma di un istituto che affonda le sue radici nel diritto romano e costituisce un fatto che dà diritto ad un indennizzo e non un illecito che dà diritto al risarcimento del danno.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  12 maggio 2011 n. 838  

 

A seguito della sentenza della sentenza della Corte costituzionale n. 293 del 2010, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 43 t.u. espropriazioni (d.P.R. n. 327 del 2001), la disciplina giuridica delle situazioni in cui sia stata realizzata un'opera pubblica in assenza del compimento nei termini della procedura espropriativa o in assenza di una valida procedura deve essere individuata nell'art. 940 c.c., rubricato "Specificazione".

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  12 maggio 2011 n. 838  

 

Se alla data di scadenza del termine dell’occupazione d’urgenza non sia stato emesso il decreto di esproprio può applicarsi l’art. 940 c.c., sicché l’indennizzo va necessariamente commisurato al valore venale del bene che per effetto della specificazione non esiste più, cioè il fondo (costituisce il prezzo della materia). In tal modo l’acquisizione del suolo per effetto della specificazione concreta un giusto equilibrio fra l’interesse generale e le esigenze della protezione dei diritti fondamentali dei singoli, qual è appunto la proprietà fondiaria.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  12 maggio 2011 n. 838  

 

Nei casi in cui alla data di scadenza del termine dell’occupazione d’urgenza non sia stato emesso il decreto di esproprio può applicarsi l’art. 940 c.c., sicché per effetto della specificazione del fondo la proprietà dell’opera pubblica viene acquistata, a titolo originario, dall’ente specificatore nel momento in cui l’opera di specificazione è completata, cioè si è avuta la specificazione; questo non in conseguenza di un illecito ma di un istituto che affonda le sue radici nel diritto romano e costituisce un fatto che dà diritto ad un indennizzo non un illecito che dà diritto al risarcimento del danno.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  12 maggio 2011 n. 838  

 

Venuto meno l'istituto dell'accessione invertita e quello dell'acquisizione sanante, a seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 43 d.P.R. n. 327 del 2001, avvenuta con sentenza della Corte costituzionale n. 293 del 2010, spetta all'interprete individuare la disciplina giuridica delle situazioni in cui sia stata realizzata l'opera pubblica in assenza del compimento dei termini della procedura espropriativa o in assenza di una valida procedura; deve, pertanto, trovare applicazione, a tal fine, l'istituto della specificazione di cui all'art. 940 c.c., a norma del quale se taluno ha adoperato una materia che non gli apparteneva per formare una nuova cosa, possa o non possa la materia riprendere la sua prima forma, ne acquista la proprietà pagando il prezzo della materia, salvo che il valore della materia sorpassi notevolmente quello della mano d'opera, nel qual caso la cosa spetta al proprietario della materia, il quale deve pagare il prezzo della mano d'opera.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I  29 aprile 2011 n. 785



 
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