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Art. 942 codice civile: Terreni abbandonati dalle acque correnti

I terreni abbandonati dalle acque correnti, che insensibilmente si ritirano da una delle rive portandosi sull’altra, appartengono al demanio pubblico, senza che il confinante della riva opposta possa reclamare il terreno perduto.

Ai sensi del primo comma, si intendono per acque correnti i fiumi, i torrenti e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia.

 Quanto stabilito al primo comma vale anche per i terreni abbandonati dal mare, dai laghi, dalle lagune e dagli stagni appartenenti al demanio pubblico.


Commento

La norma disciplina la cd. alluvione impropria, che consiste appunto nel lento e insensibile ritrarsi del corso d’acqua da una riva, proprio la lentezza essendo la caratteristica che differenzia la fattispecie in esame dall’alveo abbandonato, in cui il ritrarsi è repentino.


Giurisprudenza annotata

Acque pubbliche e private

La controversia avente ad oggetto la titolarità di un terreno che, pacificamente, faceva un tempo parte dell'alveo di un fiume, ma che risulta abbandonato dalle acque da molti anni, non ponendo alcuna questione, ai fini del decidere, in ordine alla determinazione dei limiti dell'alveo e delle sponde, ovvero alla qualificazione dello stesso come alveo, sia con riferimento al passato che al presente, appartiene alla competenza per materia del tribunale ordinario e non a quella del tribunale regionale delle acque pubbliche. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata in quanto la P.A. si era limitata a sostenere la proprietà pubblica dell'area perché utilizzata, dopo la deviazione naturale del corso d'acqua, per molteplici esigenze di carattere collettivo/generale). Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  24 luglio 2014 n. 16807  

 

Perché si verifichi, secondo la vecchia normativa (artt. 941 e 942 cod. civ., secondo il testo anteriore alle modificazioni apportate dalla legge n. 37/1994, e in epoca anteriore alle stesse), l'accessione fluviale occorrono alcune condizioni ovvero che la concrezione si sia formata impercettibilmente, cioè non per la forza istantanea del fiume che disalvea e si crea un nuovo letto; che il filone della corrente si sia spostato naturalmente verso la riva opposta e che tale variazione non sia stata determinata dall'opera dell'uomo: l'art. 941, c.c., prevede l'ipotesi delle unioni di terra e degli incrementi, che si formano successivamente ed impercettibilmente nei fondi posti lungo le rive dei fiumi o torrenti, mentre l'art. 942, nel vecchio testo, prevedeva l'ipotesi del terreno abbandonato dall'acqua corrente, che insensibilmente si ritira da una delle rive, portandosi sull'altra; l'art. 947, infine, nel vecchio testo stabiliva che gli artt. 941, 942, 945 e 946 non si applicano nel caso in cui le alluvioni ed i mutamenti nel letto dei fiumi derivino da regolamento del loro corso, da bonifiche o da altre simili cause: nella specie, mancando una concreta e specifica prova che i terreni de quibus si siano formati nel corso degli anni spontaneamente, naturalmente ed impercettibilmente, risulta improspettabile un'accessione fluviale.

Tribunale sup. acque  18 ottobre 2013 n. 163  

 

Dinanzi al tribunale superiore risulta inammissibile il ricorso vertente in materia di accertamento del diritto di proprietà e di domande risarcitorie, in entrambi i casi esulandosi dalla giurisdizione del giudice amministrativo, anche specializzato, come quello delle acque (nella specie: tribunale superiore), legittimato a pronunciare unicamente sentenze di carattere costitutivo, e rientrandosi in quella del competente tribunale regionale delle acque pubbliche.

Tribunale sup. acque  07 giugno 2007 n. 93  

 

Nel modificare le disposizioni relative all'accessione delle aree prospicienti i corsi d'acqua contenute nel libro III, titolo II, capo III, codice civile, la legge n. 37 del 1994 ha prescritto, in generale, l'appartenenza al demanio pubblico delle aree derivanti dai mutamenti del letto dei fiumi per il nuovo regolamento del loro corso, sia a seguito di eventi naturali che per fatti artificiali indotti dall'attività antropica; in particolare, l'art. 4 della stessa prevede l'appartenenza al demanio pubblico dei terreni abbandonati dalle acque correnti, che insensibilmente si ritirino da una delle rive portandosi sull'altra (art. 942, c.c.), e dei terreni risultanti dall'antico letto abbandonato dei fiumi (art. 946, c.c.).

Tribunale sup. acque  13 aprile 2007 n. 60  

 

La disposizione di cui al comma ultimo art. 41 d.lg. 11 maggio 1999 n. 152, non ha introdotto un divieto generalizzato di sdemanializzazione dei beni appartenenti al demanio idrico: eccettuate le aree del demanio fluviale di nuova formazione di cui agli art. 942 (Terreni abbandonati dalle acque correnti) e 945 (Isole ed unioni di terra) c.c., come sostituiti dall’art. 1 l. 5 gennaio 1994 n. 37, residua in capo alle amministrazioni competenti il potere di provvedere alla sdemanializzazione dei beni del demanio idrico per i quali non abbia più ragione di sussistere tale particolare regime giuridico, imposto a tutela di esigenze pubblicistiche la cui connessione con il corso d’acqua sia successivamente venuta meno.

Consiglio di Stato sez. II  15 dicembre 2004 n. 5548  

 



 
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