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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 947 codice civile: Mutamenti del letto dei fiumi derivanti da regolamento del loro corso

Le disposizioni degli articoli 942, 945 e 946 si applicano ai terreni comunque abbandonati sia a seguito di eventi naturali che per fatti artificiali indotti dall’attività antropica, ivi comprendendo anche i terreni abbandonati per fenomeni di inalveamento.

La disposizione dell’articolo 941 non si applica nel caso in cui le alluvioni derivano da regolamento del corso dei fiumi, da bonifiche o da altri fatti artificiali indotti dall’attività antropica.

 In ogni caso è esclusa la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico.


Commento

Sdemanializzazione: passaggio di un bene demaniale alla categoria dei beni patrimoniali. Essa può essere dichiarata da un atto specifico o attraverso fatti e comportamenti (facta concludentia) (cd. sdemanializzazione tacita) che dimostrino che lo Stato o l’ente pubblico non hanno più intenzione di servirsi del bene per realizzare un interesse pubblico.

 


Giurisprudenza annotata

Acque pubbliche e private

La controversia avente ad oggetto la titolarità di un terreno che, pacificamente, faceva un tempo parte dell'alveo di un fiume, ma che risulta abbandonato dalle acque da molti anni, non ponendo alcuna questione, ai fini del decidere, in ordine alla determinazione dei limiti dell'alveo e delle sponde, ovvero alla qualificazione dello stesso come alveo, sia con riferimento al passato che al presente, appartiene alla competenza per materia del tribunale ordinario e non a quella del tribunale regionale delle acque pubbliche. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata in quanto la P.A. si era limitata a sostenere la proprietà pubblica dell'area perché utilizzata, dopo la deviazione naturale del corso d'acqua, per molteplici esigenze di carattere collettivo/generale). Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  24 luglio 2014 n. 16807  

 

Perché si verifichi, secondo la vecchia normativa (artt. 941 e 942 cod. civ., secondo il testo anteriore alle modificazioni apportate dalla legge n. 37/1994, e in epoca anteriore alle stesse), l'accessione fluviale occorrono alcune condizioni ovvero che la concrezione si sia formata impercettibilmente, cioè non per la forza istantanea del fiume che disalvea e si crea un nuovo letto; che il filone della corrente si sia spostato naturalmente verso la riva opposta e che tale variazione non sia stata determinata dall'opera dell'uomo: l'art. 941, c.c., prevede l'ipotesi delle unioni di terra e degli incrementi, che si formano successivamente ed impercettibilmente nei fondi posti lungo le rive dei fiumi o torrenti, mentre l'art. 942, nel vecchio testo, prevedeva l'ipotesi del terreno abbandonato dall'acqua corrente, che insensibilmente si ritira da una delle rive, portandosi sull'altra; l'art. 947, infine, nel vecchio testo stabiliva che gli artt. 941, 942, 945 e 946 non si applicano nel caso in cui le alluvioni ed i mutamenti nel letto dei fiumi derivino da regolamento del loro corso, da bonifiche o da altre simili cause: nella specie, mancando una concreta e specifica prova che i terreni de quibus si siano formati nel corso degli anni spontaneamente, naturalmente ed impercettibilmente, risulta improspettabile un'accessione fluviale.

Tribunale sup. acque  18 ottobre 2013 n. 163  

 

È configurabile una darsena privata, se scavata in suolo privato e senza apportare modifiche alla conformazione strutturale (alveo) del bacino d'acqua demaniale di alimentazione. (Nell'affermare l'enunciato principio, la S.C. ha cassato con rinvio, ritenendone viziata la motivazione, la sentenza impugnata secondo cui, nell'ipotesi di realizzazione di una darsena su suolo sito sulla sponda di un fiume, il terreno, originariamente privato ma così trasformato (darsena), era divenuto anch'esso demaniale, trattandosi di comprensorio sito «¿in zona di demanio marittimo¿» e sussistendo l'inseparabilità rispetto al mare. La Cassazione ha affermato che, nel caso di specie, il giudice di merito avrebbe dovuto operare una puntuale ricognizione circa le vicende costruttive della darsena e le caratteristiche del rapporto tra essa e il corso d'acqua — fiume Sile — che ne costituiva la principale fonte di alimentazione e, ai fini della qualificazione giuridica della fattispecie, avrebbe dovuto stabilire in forza di quale fatto giuridico e di quale disposizione, non vertendosi in tema di demanio lacuale, l'opera artificiale era stata sussunta nel demanio marittimo).

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2012 n. 1379  

 

Appartengono alla competenza del giudice ordinario (nella specie, il tribunale di Catanzaro), e non a quella del tribunale delle acque pubbliche, alla stregua dell'art. 40 t.u. 11 dicembre 1933 n. 1775, le controversie nelle quali si discuta se un terreno, ubicato nei pressi della foce di un corso d'acqua, appartenente al demanio fluviale ovvero marittimo, sia suscettibile di usucapione per effetto di una sdemanializzazione tacita, in difetto di uno specifico atto "ad hoc" della p.a., non venendo, in tal caso, in discussione la "demanialità" del bene, nè dovendosi accertare preliminarmente se, ed entro quali limiti, il bene abbia cessato di far parte dell'alveo del torrente.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 2002 n. 17438  

 



 
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