Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 948 codice civile: Azione di rivendicazione

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Il proprietario (1) può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o detiene e può proseguire l’esercizio dell’azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa (1). In tal caso il convenuto è obbligato a ricuperarla per l’attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno.

Il proprietario, se consegue direttamente dal nuovo possessore o detentore la restituzione della cosa, è tenuto a restituire al precedente possessore o detentore la somma ricevuta in luogo di essa.

L’azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell’acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione.

Commento

Azione di rivendicazione: azione che il proprietario può esercitare contro chiunque possieda o detenga un suo bene, senza titolo, per ottenere una sentenza che accerti chi sia il proprietario del bene e condanni chi lo possiede alla restituzione.

 

(1) Può agire con l’azione di rivendica solo ed esclusivamente il proprietario di un bene, e per ottenere il riconoscimento del diritto di proprietà questi non può limitarsi a contestare la posizione del convenuto, ma deve provare, con ogni mezzo, di essere proprietario. Chi agisce con l’azione prevista dall’art. 948 deve provare di aver acquistato la proprietà del bene a titolo originario. Se costui ha acquistato il bene a titolo derivativo, dovrà provare la legittimità di tutti gli acquisti a titolo derivativo, fino a giungere ad un acquisto a titolo originario.

La prova è, quindi, difficile (cd. probatio diabolica); la legge, però, agevola chi agisce con l’azione di rivendica permettendo il ricorso agli istituti del possesso, dell’usucapione e dell’accessione.

 

(2) L’azione di rivendica è un’azione reale (actio in rem) in quanto esperibile contro chiunque. Quindi legittimato passivo dell’azione può essere solo chi ha la possibilità di restituire il bene (facultas restituendi), e quindi deve essere chi ne ha attualmente la materiale disponibilità, anche se non è colui che ha sottratto il bene al proprietario, ed anche se è un mero detentore del bene. L’azione di rivendicazione è imprescrittibile in quanto è imprescrittibile il diritto di proprietà.

 

 

 

 

Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

L'amministratore è legittimato a proporre azione di rivendica dei beni comuni quando sia stato a ciò autorizzato dall'assemblea del condominio con deliberazione presa a maggioranza. Si presume che i beni indicati nell'art. 1117 c.c. siano condominiali; di conseguenza, l'amministratore che agisce per la rivendica di spazi comuni, non deve farsi carico di dimostrare che tali beni rientrino nella disponibilità del condominio (fattispecie relativa all'azione proposta da un condominio nei confronti di un condomino che, a seguito di alcuni lavori, aveva incorporato all'interno della proprietà privata di una parte del volume della scala condominiale).

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2015 n. 40

 

 

Proprietà

In tema di difesa della proprietà, l'azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi. Con la prima, di carattere reale, l'attore assume di essere proprietario del bene e agisce contro chiunque di fatti ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso; con la seconda, di natura personale, l'attore non mira a ottenere il riconoscimento di tale diritto ma solo la riconsegna del bene. Ne consegue che può limitarsi a dimostrare la consegna del bene in base a un titolo e il venir meno di questo per qualsiasi causa.

Cassazione civile sez. II  17 novembre 2014 n. 24406  

 

In tema di azione negatoria, poiché la titolarità del bene si pone come requisito di legittimazione attiva e non come oggetto della controversia, la parte che agisce in giudizio non ha l'onere di fornire la prova rigorosa della proprietà, come accade nell'azione di rivendica, essendo sufficiente la dimostrazione con ogni mezzo, anche in via presuntiva, del possesso del fondo in forza di un titolo valido, mentre incombe sul convenuto l'onere di provare l'esistenza del diritto di compiere l'attività lamentata come lesiva dall'attore. Rigetta, App. Cagliari, 21/12/2007

Cassazione civile sez. II  15 ottobre 2014 n. 21851  

 

 

Rivendicazioni

L'azione di rivendicazione esige che l'attore provi il proprio diritto di proprietà risalendo sino all'acquisto a titolo originario attraverso i propri danti causa, o dimostrando il compimento dell'usucapione in suo favore, mentre il convenuto può limitarsi a formulare l'eccezione "possideo quia possideo", senza onere di prova. Quando tuttavia il convenuto rinunci a questa posizione, opponendo, ad esempio, un proprio diverso diritto, senza contestare quello affermato dall'attore, il giudice del merito non può respingere la domanda per difetto di prova, ma deve tener conto delle ammissioni del convenuto e degli altri fatti di causa, ricavandone possibili elementi presuntivi. Rigetta, App. Milano, 28/12/2009

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19653  

 

L’azione di rivendicazione - tendendo al riconoscimento del diritto di proprietà dell’attore ed al conseguimento del possesso sottrattogli contro la sua volontà - esige la prova della proprietà dell’attore e del possesso di essa da parte del convenuto.

Tribunale Salerno  16 settembre 2014 n. 4305  

 

 

Revocatoria

In tema di azione revocatoria, non è necessaria la sussistenza di un danno concreto ed effettivo, essendo, invece, sufficiente un pericolo di danno derivante dall'atto di disposizione, che abbia comportato una modifica della situazione patrimoniale del debitore tale da rendere incerta la esecuzione coattiva del debito o da comprometterne la fruttuosità. In particolare la maggior difficoltà o incertezza di soddisfazione del credito può consistere in una variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore da provare da parte del creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni del creditore.

Tribunale Salerno sez. II  07 maggio 2014 n. 2291



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