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Art. 949 codice civile: Azione negatoria

Il proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio (1).

Se sussistono anche turbative o molestie, il proprietario può chiedere che se ne ordini la cessazione, oltre la condanna al risarcimento del danno.


Commento

Azione negatoria: è un’azione di accertamento negativo con cui il proprietario di un bene chiede al giudice di dichiarare l’inesistenza di diritti reali altrui sul bene e di impedire che altri, vantando un diritto reale sulla cosa, molestino o turbino il suo diritto.

 

(1) Il legislatore ha condizionato l’esperibilità dell'azione  all’effettiva esistenza di un pericolo di pregiudizio per il proprietario.

 


Giurisprudenza annotata

Proprietà

In tema di azione negatoria, poiché la titolarità del bene si pone come requisito di legittimazione attiva e non come oggetto della controversia, la parte che agisce in giudizio non ha l'onere di fornire la prova rigorosa della proprietà, come accade nell'azione di rivendica, essendo sufficiente la dimostrazione con ogni mezzo, anche in via presuntiva, del possesso del fondo in forza di un titolo valido, mentre incombe sul convenuto l'onere di provare l'esistenza del diritto di compiere l'attività lamentata come lesiva dall'attore. Rigetta, App. Cagliari, 21/12/2007

Cassazione civile sez. II  15 ottobre 2014 n. 21851  

 

In tema di azioni a difesa della proprietà, le difese di carattere petitorio opposte, in via di eccezione o con domande riconvenzionali, ad un'azione di rilascio o consegna non comportano - in ossequio al principio di disponibilità della domanda e di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato - una "mutatio" od "emendatio libelli", ossia la trasformazione in reale della domanda proposta e mantenuta ferma dell'attore come personale per la restituzione del bene in precedenza volontariamente trasmesso al convenuto, né, in ogni caso, implicano che l'attore sia tenuto a soddisfare il correlato gravoso onere probatorio inerente le azioni reali (cosiddetta "probatio diabolica"), la cui prova, idonea a paralizzare la pretesa attorea, incombe solo sul convenuto in dipendenza delle proprie difese. Rigetta, App. Bari, 13/04/2010

Cassazione civile sez. un.  28 marzo 2014 n. 7305  

 

La richiesta di accertamento negativo di diritti vantati da altri sulla cosa, anche nella ipotesi di dedotta molestia al possesso o godimento, in quanto correlata a pretesa di diritto o di esistenza di diritto sulla cosa medesima, concretizza ai sensi dell' art. 949, comma 2, cc. un'"actio negatoria" servitutis: in tal senso detta azione è finalizzata non solo all'accertamento dell'inesistenza della pretesa servitù altrui, ma anche alla eliminazione della assunta situazione antigiuridica posta in essere dal terzo mediante la rimozione delle opere lesive dei diritto di proprietà dal medesimo realizzate, allo scopo di ottenere la effettiva libertà del fondo. A ciò aggiungasi che, in tema di "actio negatoria servitutis", il risarcimento del danno, in aggiunta al ripristino della situazione violata, non è dovuto ove non risulti, neppure in via indiziaria, che dall'illegittimo esercizio della servitù sia derivato un concreto pregiudizio patrimoniale alla parte avente diritto.

Tribunale Bari sez. V  17 marzo 2014 n. 1400

 

Qualora nel corso del giudizio di "negatoria servitutis" il convenuto acquisti la comproprietà del bene (nella specie, una strada), ogni questione relativa alla servitù è assorbita, atteso che la turbativa della proprietà non può essere più inquadrata come tentativo di acquisire un diritto di servitù, ma deve essere regolata nell'ambito del regime di amministrazione della cosa comune tra comproprietari. Rigetta, App. L'Aquila, 21/9/2009

Cassazione civile sez. II  16 settembre 2013 n. 21110

 

L'azione negatoria - che a norma dell'art. 949 c.c. il proprietario può esercitare per far dichiarare l'inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa, ovvero per far ordinare la cessione di turbative e di molestie sulla stessa (e per ottenere l'eventuale risarcimento del danno) presuppone che il proprietario abbia motivo di temere che le iniziative altrui (i diritti affermati o le turbative o le molestie) possano recargli un pregiudizio. In particolare la norma di cui all'art. 949 c.c. legittima il proprietario a chiedere la cessazione della attività altrui quale che sia (di fatto o di diritto) se quella attività limita il suo potere di godimento sul bene di cui è proprietario. (Nella specie i proprietari di una palazzina avevano realizzato un rivestimento a cappotto sull'immobile, dello spessore variante da 5,5 centimetri a 6 posto a metri 1,12 da terra fino alla gronda del tetto. In applicazione del principio di cui sopra, la Suprema corte ha confermato la sentenza del giudice del merito che aveva rigettato la domanda del proprietario di una costruzione confinante, osservando che tale cappotto non costituiva alcun vulnus al diritto di proprietà dell'appellato, vietato dall'art. 949 c.c., costituendo semplicemente un volume di modestissima entità da considerare al pari di una rugosità del muro, che non impediva - per le sue dimensioni e caratteristiche tecniche - alla controparte il libero godimento del proprio bene, senza alcuna compromissione della sua funzionalità).

Cassazione civile sez. II  03 luglio 2013 n. 16631  



 
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