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Art. 956 codice civile: Divieto di proprietà separata delle piantagioni

Non può essere costituita o trasferita la proprietà delle piantagioni separatamente dalla proprietà del suolo.


Commento

Tale divieto si spiega per il fatto che, data la separazione delle due proprietà (del suolo e delle piantagioni), ne sarebbe ostacolato il progresso agricolo.

 


Giurisprudenza annotata

Superficie

In tema di diritti di superficie, la proprietà separata del cosiddetto soprassuolo arboreo, se sorta nella vigenza del codice civile del 1865 (nella specie piante di ulivo distribuite in due piccoli gruppi con altra pianta distanziata), non può che essere limitata alle piantagioni esistenti al momento della costituzione del relativo diritto, e non investe l'intera estensione del fondo con esclusione del diritto di piantare, ove non espressamente previsto, nuovi alberi, fatta eccezione che questi fossero cresciuti per germinazione spontanea da quelli preesistenti.

Cassazione civile sez. II  19 febbraio 2008 n. 4072

 

È manifestamente inammissibile, comportando il sindacato su scelte riservate alla discrezionalità del legislatore, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 956 c.c. in riferimento agli art. 41 e 42 cost., nella parte in cui non prevede, secondo l'interpretazione seguita dalla costante giurisprudenza della Corte di cassazione, il divieto di proprietà separata delle piantagioni anche per i diritti superficiari, preesistenti all'entrata in vigore del c.c., sollevata dal tribunale di Castrovillari con ordinanze emesse il 17 ottobre 1984 (r.o. n. 3, 1985; G.U. m. 119-bis, 1985).

Corte Costituzionale  31 maggio 1988 n. 598  

 

Nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà di un fondo determinato, gli effetti reali, di cui all'art. 1376 c.c. e che derivano per effetto del consenso delle parti legittimamente manifestato, possono essere impediti, con riferimento ad un locale costruito nel sottosuolo del bene compravenduto, solo qualora le parti abbiano provveduto a costituire, nella prescritta forma "ad substantiam" (art. 1350 n. 2 c.c.), un rapporto di superficie mediante o l'alienazione di una già esistente costruzione separatamente dalla proprietà del suolo (art. 952, comma 2 c.c.) o la concessione del diritto di fare e di mantenere una costruzione al di sotto del suolo (art. 956 c.c.).

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 1983 n. 7269

 

 

Distanze legali

Le regole dettate dall'art. 892 c.c. in materia di distanze per gli alberi dai confini, pur essendo sostanzialmente finalizzate ad impedire l'occupazione del fondo altrui da parte delle radici degli alberi posti in prossimità del confine, sono tuttavia implicitamente dirette anche a determinare lo spazio ragionevolmente occorrente a ciascun tipo di albero, in relazione all'altezza del fusto, per espandere liberamente le proprie radici e quindi per crescere ed eventualmente fruttificare in condizioni di normale rigoglio. Pertanto, anche qualora non esista un vero confine tra due fondi, ma (come nella specie) dell'unico fondo appartenente al medesimo soggetto una parte sia gravata da un diritto di superficie arborea (anteriore al codice civile vigente, e relativo a diciotto piante di ulivo) ed un'altra sia libera da vincoli, le dette norme trovano applicazione in via analogica come parametro per determinare la distanza minima alla quale il fabbricato nuovo deve essere costruito rispetto agli alberi preesistenti in proprietà separata.

Cassazione civile sez. II  06 marzo 2003 n. 3289  

 

 

Acque pubbliche e private

Qualora un ente di sviluppo fondiario, che abbia ottenuto l'espropriazione del fondo privato per la realizzazione di opera idraulica, e ne abbia intimato il rilascio al possessore, venga da quest'ultimo convenuto in giudizio, con domanda principale di rivendicazione del bene, previo accertamento della nullità del decreto di esproprio, e con domanda subordinata rivolta al riconoscimento del diritto di ritenere costruzioni effettuate sul suolo, o, in alternativa, di essere indennizzato per le medesime (art. 936 c.c.), sulla relativa controversia deve essere affermata la competenza del tribunale regionale delle acque pubbliche, ai sensi dell'art. 140 lett. D) e lett. E) del r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, essendo indiscussione l'occupazione ed espropriazione del fondo in conseguenza dell'esecuzione di detta opera idraulica, nonché le pretese patrimoniali ad essa inerenti.

Cassazione civile sez. I  08 novembre 1989 n. 4703  

 



 
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