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Art. 969 codice civile: Ricognizione

Il concedente può richiedere la ricognizione del proprio diritto da chi si trova nel possesso del fondo enfiteutico, un anno prima del compimento del ventennio.

Per l’atto di ricognizione non è dovuta alcuna prestazione. Le spese dell’atto sono a carico del concedente.


Commento

Ricognizione: atto di accertamento dell’esistenza del contenuto di un contratto, ad un fine meramente probatorio. Con quest’atto una parte riconosce la propria posizione di soggezione nei confronti del diritto dell’altra.

 

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Enfiteusi

Il diritto del concedente può essere usucapito da parte del terzo che ha a qualsiasi titolo instaurato un rapporto con il fondo che sai incompatibile con il diritto di enfiteusi; contro questi nulla può opporre il concedente che di ventennio in ventennio non abbia trascritto la sua ricognizione del titolo e di conseguenza non abbia dato correttamente notizia attraverso i registri immobiliari della posizione giuridica relativa a quell'immobile e per la quale e sulla quale i terzi possono costruire e basare i loro diritti.

Tribunale Latina  31 maggio 2011

Documento e prova documentale

A norma dell'art. 2720 c.c. l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, si esplica (così come appunto quella della confessione) soltanto in ordine ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante, nei casi espressamente previsti dalla legge. Ne consegue che a tale atto non può pertanto riconoscersi valore di prova circa l'esistenza del diritto di proprietà o (al di fuori dei casi previsti) di altri diritti reali.

Cassazione civile sez. III  18 giugno 2003 n. 9687  

Attesa la sua natura confessoria, l'atto di ricognizione, previsto dall'art. 2720 c.c., ha un'efficacia probatoria limitata ai fatti, produttivi di situazioni o rapporti giuridici, sfavorevoli al dichiarante e non può spiegarsi al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge: pertanto deve escludersi che esso, riferito al diritto di proprietà o (al di fuori dei casi espressamente previsti) ad altri diritti reali, assuma valore di prova circa la esistenza di tali diritti.

Cassazione civile sez. II  20 febbraio 1992 n. 2088  

A norma dell'art. 2720 c.c. l'efficacia probatoria dell'atto ricognitivo, avente natura confessoria, è operativa (come quella della confessione) in ordine soltanto ai fatti produttivi di situazioni o rapporti giuridici sfavorevoli al dichiarante, ma non può esplicarsi al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Ne consegue che detto atto, ove sia riferito al diritto di proprietà ovvero ad altri diritti reali (salvo che nei casi previsti), non può assumere al riguardo dell'esistenza di questi diritti valore di prova, potendo rilevare a tal fine solo in ordine ai fatti in relazione al suo specifico contenuto.

Cassazione civile sez. II  20 febbraio 1992 n. 2088  



 
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