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Art. 971 codice civile: Affrancazione

Se più sono gli enfiteuti, l’affrancazione può promuoversi anche da uno solo di essi, ma per la totalità. In questo caso l’affrancante subentra nei diritti del concedente verso gli altri enfiteuti, salva, a favore di questi, una riduzione proporzionale del canone.

Se più sono i concedenti, l’affrancazione può effettuarsi per la quota che spetta a ciascun concedente.

L’affrancazione si opera mediante il pagamento di una somma risultante dalla capitalizzazione del canone annuo sulla base dell’interesse legale. Le modalità sono stabilite da leggi speciali.


Commento

Affrancazione: diritto potestativo dell’enfiteuta di acquistare la proprietà del fondo in virtù di una mera dichiarazione unilaterale di volontà accompagnata dal versamento di una somma di denaro.

 

Capitalizzazione del canone: consiste nel procedimento mediante il quale la somma periodica dovuta dall’enfiteuta viene moltiplicata in modo da individuare il capitale prodotto da quella somma.

 

 

L’intento della norma è di favorire la riunione in un solo soggetto del dominio utile, cioè fruttifero, e di quello meramente nominale del concedente.


Giurisprudenza annotata

Enfiteusi

In applicazione dell'art. 1 della legge 22 luglio 1966, n. 607, come modificato per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 143 del 1997, per le enfiteusi fondiarie costituite anteriormente al 28 ottobre 1941 e con originaria pattuizione in natura o derrate del corrispettivo a carico dell'enfiteuta, il valore di riferimento per la determinazione del capitale per l'affrancazione - con applicazione, prima della sua moltiplicazione per quindici, di coefficienti di adeguamento idonei a mantenerne adeguata, con una ragionevole approssimazione, la corrispondenza con l'effettiva realtà economica - va individuato nel minore tra i due valori, costituiti dal controvalore in denaro delle derrate in base ai prezzi correnti al momento dell'entrata in vigore della legge (7 agosto 1966) ed il reddito dominicale del fondo su cui è costituita l'enfiteusi. Cassa con rinvio, App. Roma, 28/05/2008

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2014 n. 11700  

Dopo la sentenza della Corte cost. n. 143 del 1997, dichiarativa dell'illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1 e 4, l. 22 luglio 1966 n. 607, nella parte in cui, per le enfiteusi fondiarie costituite anteriormente al 28 ottobre 1941, prevedeva che il valore di riferimento, per determinare il canone e quindi il capitale per l'affrancazione, fosse costituito dagli estimi catastali di cui alla l. 29 giugno 1939 n. 976, sussiste il vizio di violazione e falsa applicazione di legge, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.c., se il giudice del merito, nell'effettuare il relativo computo, non lo aggiorna periodicamente, applicando coefficienti di maggiorazione idonei a mantenere adeguata, con ragionevole approssimazione, la corrispondenza del capitale di affrancazione con l'effettiva realtà economica, e ad impedire che l'affrancazione si trasformi in una sostanziale ablazione gratuita del diritto del concedente.

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2000 n. 13595  

La dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 1 l. 14 giugno 1974 n. 270, nella parte in cui non prevede che i valori di riferimento da essi prescelti per la determinazione dei canoni enfiteutici siano periodicamente aggiornati mediante l'applicazione di coefficienti di maggiorazione idonei a mantenerne adeguata, con una ragionevole approssimazione, la corrispondenza all'effettiva realtà economica (cfr. Corte cost. n. 406 del 1988), non ha comportato il venir meno dell'efficacia della relativa disposizione e la reviviscenza dell'art. 971 ultimo comma c.c., in quanto (come precisato dalla Corte cost. con la sentenza n. 74 del 1996, con specifico riferimento alla questione interpretativa in esame), la dichiarazione di illegittimità costituzionale di un'omissione legislativa fornisce essa stessa un principio a cui il giudice è abilitato a fare riferimento per porre nel frattempo rimedio all'omissione in via di individuazione della regola del caso concreto. Con riferimento a domande giudiziali di affrancazione di un fondi enfiteutici proposte prima dell'abrogazione della l. 20 ottobre 1954 n. 10, disposta dall'art. 58 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637 con effetto dal 1 gennaio 1973, l'aggiornamento previsto dalla pronuncia della Corte cost. può essere compiuto in conformità alla disciplina di tale legge, che prevedeva (per fini relativi all'imposta di successione) l'aggiornamento annuale delle tabelle che, predisposte originariamente per la determinazione dei valori dei fondi rustici rilevanti per l'imposta progressiva straordinaria sul patrimonio, erano richiamate ai fini della determinazione della indennità di espropriazione spettante ai sensi delle leggi di riforma agraria, indennità a sua volta richiamata dall'art. 1 della legge n. 270 del 1974 quale elemento per a determinazione della misura minima del canone nei rapporti di enfiteusi (se costituiti successivamente al 28 ottobre 1941). (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in relazione a domanda di affrancazione proposta nel novembre del 1972, aveva determinato il capitale d'affranco sulla base di canone determinato mediante le citate tabelle, aggiornate per l'ultima volta dalla Commissione censuaria centrale per l'anno 1972)

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 1997 n. 1375  

Il provvedimento giudiziale di affrancazione di fondo concesso in enfiteusi produce i suoi effetti costitutivi con efficacia dalla data di notificazione del ricorso introduttivo del relativo giudizio anche in relazione alla disciplina dettata in materia dalla l. 22 luglio 1966 n. 607, dovendosi dare particolare rilievo alla natura potestativa del relativo diritto e - piuttosto che all'elemento letterale dell'art. 5, comma 4 della legge citata, secondo cui l'enfiteusi si estingue nei confronti di chiunque una volta intervenuta la notifica dell'ordinanza del pretore - alla previsione dell'art. 4, comma 3, della stessa legge, che stabilisce che il pagamento del canone al concedente è sospeso dalla data del deposito del capitale d'affranco, cioè da un momento anteriore a quello della pronuncia dell'ordinanza conclusiva del procedimento davanti al pretore. Ne consegue che ai fini della determinazione del capitale d'affranco deve farsi riferimento all'epoca della proposizione della domanda giudiziale.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 1997 n. 1375  



 
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