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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 974 codice civile: Diritti dei creditori dell’enfiteuta

I creditori dell’enfiteuta possono intervenire nel giudizio di devoluzione per conservare le loro ragioni, valendosi all’uopo anche del diritto di affrancazione che spetti all’enfiteuta; possono offrire il risarcimento dei danni e dare cauzione per l’avvenire.

I creditori, che hanno iscritto ipoteca contro l’enfiteuta anteriormente alla trascrizione della domanda di devoluzione e ai quali questa non è stata notificata in tempo utile per poter intervenire, conservano il diritto di affrancazione anche dopo avvenuta la devoluzione.


Commento

Diritto d’intervento: applicazione del principio per il quale i creditori possono utilizzare tutti i mezzi che la legge riconosce loro per preservare l’integrità e la saldezza del patrimonio dell’obbligato. S’inquadra, dunque, nell’ambito dei cd. «mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale» ed, in particolare, dell’azione surrogatoria. Infatti, i titolari di diritti di credito nei riguardi dell’enfiteuta intervengono nel giudizio di devoluzione in nome e per conto del debitore per impedirne il depauperamento (che si avrebbe con la devoluzione) ovvero per incrementare le sue sostanze usufruendo del diritto di affrancazione.

 

Cauzione: consiste nel versamento di titoli o di somme di denaro di proprietà del debitore a favore del creditore, il quale può definitivamente incamerarli in caso di inadempimento. Ha la natura giuridica di una garanzia reale, assimilabile al pegno irregolare.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Enfiteusi

I creditori dell'enfiteuta, che intervengano nel giudizio di devoluzione di un fondo adducendo una collusione posta in essere fra le parti principali in loro danno, devono dimostrare, oltre alla condotta processuale della convenuta sostanzialmente adesiva alle pretese devolutive dell'attore e alla consapevolezza di entrambe le parti della diminuzione delle garanzie patrimoniali, la mancanza di un effettivo deterioramento del fondo enfiteutico, presupposto dell'azione di devoluzione (nella specie, la corte ha cassato la sentenza d'appello per non avere il giudice di secondo grado esaminato la questione del deterioramento del fondo).

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 1982 n. 730  

I creditori dell'enfiteuta, che intervengono nel giudizio di devoluzione, allorché adducono una collusione posta in essere fra le parti originarie del processo in loro danno, spiegano intervento principale, contro le entrambe le parti e sono pertanto legittimati ad impugnare la sentenza che ha accolto la domanda di devoluzione, anche quando il convenuto abbia aderito alla stessa.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 1982 n. 730  

I creditori dell'enfiteuta, a norma dell'art. 974 c.c., possono intervenire nel giudizio di devoluzione del fondo enfiteutico non soltanto al fine di sostenere le ragioni dell'enfiteuta opponendosi alla domanda di devoluzione, ma altresì per far valere un diritto relativo all'oggetto dedotto in giudizio nei confronti delle parti originarie del rapporto processuale e, quindi, anche per denunciare una eventuale esclusione fra proprietario ed enfiteuta dalla quale possa derivare una sentenza ingiusta a loro danno, e possono, conseguentemente impugnare in via autonoma la sentenza resa nel giudizio.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 1982 n. 730  



 
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