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Art. 978 codice civile: Costituzione

L’usufrutto è stabilito dalla legge o dalla volontà dell’uomo. Può anche acquistarsi per usucapione.


Commento

Usufrutto: diritto reale di godimento su cosa altrui (cd. ius in re aliena) consistente nel diritto di godere della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare, compresi i frutti che essa produce, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica e di restituirla al termine. All’usufruttuario competono tutte le forme di utilizzazione che non sono escluse dal titolo, compresa la facoltà di disporre del diritto: la situazione del proprietario del bene gravato da usufrutto è comunemente detta nuda proprietà.

 

Usufrutto legale: è quello che trova la sua fonte nella legge. L'unico caso previsto dal nostro ordinamento resta quello dell’usufrutto spettante ad ambo i genitori sui beni dei figli.

 

Usufrutto per volontà dell’uomo: si costituisce per contratto [v. 1321] o per atto di ultima volontà [v. 587]. Può inoltre nascere per negozio unilaterale tra vivi, ad esempio la promessa al pubblico.

 


Giurisprudenza annotata

Coniugi

In tema di fondo patrimoniale, la circostanza che un credito inerisca ai bisogni della famiglia - come nel caso del credito risarcitorio spettante al titolare di uno "ius in re aliena" (nella specie, usufrutto) per abusivo godimento abitativo, da parte dei coniugi, del bene staggito - rende sempre e comunque legittima l'esecuzione, a prescindere dalla data di insorgenza del credito rispetto a quella di costituzione del fondo e dalla sua fonte (contrattuale od extracontrattuale). Rigetta, Trib. Latina, sez. dist. Terracina, 01/06/2007

Cassazione civile sez. III  26 agosto 2014 n. 18248  

Usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà

In tema di usufrutto congiuntivo - quale istituto caratterizzato dal diritto di accrescimento tra i contitolari, tale da impedire la consolidazione di qualsiasi quota dell'usufrutto con la nuda proprietà finché rimane in vita almeno uno dei contitolari originari - anche l'atto "inter vivos" a titolo oneroso, oltre che il legato, può costituire la fonte del diritto di accrescimento tra cousufruttuari, ove siffatto diritto sia previsto in modo inequivoco (pur se implicitamente) dalla concorde volontà delle parti risultante dall'atto costitutivo.

Cassazione civile sez. II  17 novembre 2011 n. 24108  

L'istituto dell'usufrutto perpetuo di cui al codice civile del 1865 non è più previsto dal codice civile vigente, il cui art. 979, comma 2, stabilisce che l'usufrutto non può avere una durata maggiore di trent'anni se costituito a favore di una persona giuridica; pertanto — poiché l'art. 252 disp. att. c.c. dispone che, quando per l'esercizio di un diritto o per la prescrizione o per l'usucapione il codice stabilisce un termine più breve di quello fissato dalle leggi anteriori, il nuovo termine si applichi anche all'esercizio dei diritti sorti anteriormente, con decorrenze diverse a seconda del diritto in questione — il diritto di usufrutto perpetuo, convertito in usufrutto trentennale, comincia a decorrere dal 28 ottobre 1941 e si estingue, perciò, in data 28 ottobre 1971.

Cassazione civile sez. II  12 maggio 2011 n. 10453

L'usufruttuario, ancorché possessore rispetto ai terzi, è, nel rapporto con il nudo proprietario, mero detentore del bene, con la conseguenza che egli può usucapirne la proprietà solo ponendo in essere un atto d'interversione del possesso, esteriorizzato in maniera inequivocabile e riconoscibile, vale a dire attraverso un'attività durevole, contrastante e incompatibile con il possesso altrui.

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2011 n. 355  

Divisione

Nel giudizio di divisione di una comunione ereditaria si deve tener conto, al fine della determinazione delle singole quote, anche del diritto di usufrutto attribuito per testamento ad uno degli eredi sulla quota spettante ad altri coeredi, in quanto la mancata capitalizzazione di tale diritto comporterebbe il permanere della comunione sui beni oggetto di usufrutto, in tal modo risultando vanificato l'obiettivo fondamentale del giudizio divisorio, che è quello di sciogliere integralmente la comunione; né tale finalità può essere preclusa dalla volontà del testatore la quale, mentre va rispettata in ordine alla determinazione delle quote, non può comportare anche l'impossibilità di una completa divisione dei beni ereditari.

Cassazione civile sez. II  13 maggio 2010 n. 11640  

Distanze legali

La legittimazione passiva in ordine all'azione di riduzione in pristino conseguente all'esecuzione, su immobile concesso in usufrutto, di opere edilizie illegittime, perché realizzate in violazione delle distante legali, spetta al nudo proprietario, potendosi riconoscere all'usufruttuario il solo interesse a spiegare nel giudizio intervento volontario ad adiuvandum, ai sensi dell'art. 105, comma 2, c.p.c., volto a sostenere le ragioni del nudo proprietario alla conservazione del suo immobile, anche quando le opere realizzate a distanza illegittima abbiano riguardato sopravvenute accessioni sulle quali si sia esteso il godimento spettante all'usufruttuario in conformità dell'art. 983 c.c..

Cassazione civile sez. II  11 marzo 2010 n. 5900  



 
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