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Art. 979 codice civile: Durata

La durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario.

L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trent’anni.


Commento

(1) La durata temporanea è una delle peculiarità dell’usufrutto rispetto agli altri diritti reali di godimento. Tuttavia è possibile l’usufrutto congiuntivo, caratterizzato dall’attribuzione in capo a più soggetti dell’usufrutto e dalla possibilità che la quota attribuita ad uno degli usufruttuari si accresca a favore degli altri cousufruttuari superstiti, anziché consolidarsi con la nuda proprietà. Inoltre è ammesso anche il cd. usufrutto successivo (se costituito per atto tra vivi e a titolo oneroso) con cui si stabilisce che l’usufrutto spetti inizialmente ad un primo soggetto, per trasmettersi dopo la morte di quest’ultimo ad un secondo soggetto, se superstite, poi ad un terzo etc.

 


Giurisprudenza annotata

 

Usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà

Al diritto di uso, diritto essenzialmente temporaneo, si applica (non essendovi ragione di incompatibilità) l'art. 979 c.c., in materia di usufrutto, secondo il quale la durata del diritto reale non può eccedere la vita del beneficiario.

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2012 n. 17491

In caso di morte dell'usuario di un immobile, con conseguente estinzione del diritto d'uso dovuta alla sua intrasferibilità "mortis causa" è inapplicabile, in favore degli eredi che siano subentrati nel godimento del bene, la successione nel possesso, agli effetti dell'art. 1146 c.c. Rigetta, App. Genova, 12/03/2005

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2012 n. 17491  

Ai sensi dell'art. 1026 c.c., si applica al diritto d'uso, non essendovi ragione di incompatibilità, la disposizione relativa all'usufrutto di cui all'art. 979 c.c., secondo il quale la durata di questo non può eccedere la vita dell'usufruttuario. Rigetta, App. Genova, 12/03/2005

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2012 n. 17491  

L'istituto dell'usufrutto perpetuo di cui al codice civile del 1865 non è più previsto dal codice civile vigente, il cui art. 979, comma 2, stabilisce che l'usufrutto non può avere una durata maggiore di trent'anni se costituito a favore di una persona giuridica; pertanto — poiché l'art. 252 disp. att. c.c. dispone che, quando per l'esercizio di un diritto o per la prescrizione o per l'usucapione il codice stabilisce un termine più breve di quello fissato dalle leggi anteriori, il nuovo termine si applichi anche all'esercizio dei diritti sorti anteriormente, con decorrenze diverse a seconda del diritto in questione — il diritto di usufrutto perpetuo, convertito in usufrutto trentennale, comincia a decorrere dal 28 ottobre 1941 e si estingue, perciò, in data 28 ottobre 1971.

Cassazione civile sez. II  12 maggio 2011 n. 10453  

Il diritto di usufrutto perpetuo su beni immobili costituito prima dell'entrata in vigore del codice civile del 1942 non è più previsto dall'ordinamento vigente, in base al quale l'usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (art. 979, comma 2, c.c.). Per effetto dell'art. 252 disp. att. c.c., deve ritenersi che la posizione di chi fosse titolare di usufrutto perpetuo si sia trasformata, all'entrata in vigore del codice civile, in quella di titolare di un diritto di usufrutto temporaneo della durata di trenta anni. Nei rapporti con il proprietario, l'usufruttuario è mero detentore del bene, cosicché ai fini dell'eventuale acquisto per usucapione occorre accertare una interversione del possesso, la quale non può consistere in un atto di semplice volizione interna, ma deve esteriorizzarsi in modo da rendere inequivocabile e riconoscibile che il detentore, possessore in nome d'altri, ha iniziato a possedere in nome proprio. (Cassa App. Trento 29 dicembre 2004 n. 437 e decide nel merito).

Cassazione civile sez. II  12 maggio 2011 n. 10453  

A norma degli art. 979 e 980 c.c. la durata dell'usufrutto non può eccedere la vita dell'usufruttuario, il quale, peraltro, può cedere il suo diritto per un certo tempo o per tutta la sua durata. La temporaneità del diritto, pertanto, esclude che esso possa formare oggetto di disposizione testamentaria o ricadere nell'ambito di una successione "mortis causa"; tuttavia, una volta che l'usufrutto sia stato ceduto per atto "inter vivos", esso, fino alla morte dell'originario e primo usufruttuario, si rende suscettibile di successione "mortis causa" ove l'originario cessionario deceda prima del cedente, e, se il cessionario in questione non ne abbia disposto per atto di ultima volontà, esso si trasmette per legge agli eredi dello stesso (ed è suscettibile di successive trasmissioni "mortis causa"), non essendosi estinto e continuando a far parte del patrimonio relitto fino alla sua estinzione per morte del primo usufruttuario.

Cassazione civile sez. II  27 marzo 2002 n. 4376



 
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