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Art. 981 codice civile: Contenuto del diritto di usufrutto

L’usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve rispettarne la destinazione economica (1).

Egli può trarre dalla cosa ogni utilità che questa può dare, fermi i limiti stabiliti in queste capo.


Commento

Godimento: consiste nella facoltà di usare e sfruttare un determinato bene, sia direttamente, traendone i frutti naturali, sia indirettamente, accordandone il godimento diretto ad altri, a titolo di diritto personale di godimento, e quindi traendone frutti civili.

 

Destinazione economica: funzione economica della cosa che si identifica non in quella a cui la cosa sarebbe oggettivamente idonea ma in quella determinata dal proprietario o impressa nell’atto di costituzione dell’usufrutto.

 

Ogni utilità: l’ampia formula consente di ricomprendere, oltre i frutti, ogni altra entità diversa dai frutti, ad esempio i dividendi dei titoli azionari e i cd. frutti aziendali.

 

 

(1) È comunque valido l’usufrutto modale, in virtù del quale si concedono a favore di un terzo o del costituente i frutti della cosa, purché non si sottragga all’usufruttuario ogni facoltà di godimento e non lo si riduca ad un amministratore della cosa nell’interesse altrui.

 

 


Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà

Allorché si sia verificata, in corso di causa, la morte dell'usufruttuario di un compendio immobiliare, mentre deve ritenersi inammissibile - per carenza di interesse ad agire, conseguente all'intrasmissibilità "mortis causa" del diritto di usufrutto - la domanda dal quello proposta e proseguita dai suoi eredi, finalizzata allo scioglimento della "comunione impropria"(ovvero all'individuazione dei beni su cui l'usufrutto avrebbe dovuto essere concretamente esercitato, nell'ambito di quelli collettivamente gravati dallo stesso), a differente conclusione deve pervenirsi con riferimento alla pretesa risarcitoria ex art. 2043 cod. civ. azionata dall'usufruttuario in relazione al rifiuto frapposto dalla curatela fallimentare dei nudi proprietari a consentire la locazione di taluni beni facenti parte di detto compendio, giacché mirante all'accertamento di un comportamento sostanzialmente appropriativo ed estromissivo della curatela ed al conseguente ristoro del diritto dell'usufruttuario a godere della "res fructifera" e farne propri i frutti civili, ai sensi dell'art. 984 cod. civ., diritto la cui trasmissibilità agli eredi non è esclusa da alcuna norma. Cassa con rinvio, App. Milano, 30/03/2006

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20155  

In caso di donazione della nuda proprietà di un immobile con riserva di usufrutto, attesa la natura di diritto reale di quest'ultimo, il nudo proprietario non è tenuto al pagamento di alcuna indennità in favore dell'usufruttuario, salva la sussistenza di titoli diversi o ulteriori, quali la locazione o il possesso di mala fede.

Cassazione civile sez. II  13 aprile 2010 n. 8765  

Divisione

Qualora con la domanda di divisione si chieda lo scioglimento della comunione non ereditaria avente ad oggetto la contitolarità della nuda proprietà, l'usufruttuario "pro quota" dell'immobile non è parte necessaria del giudizio, atteso che l'usufrutto e la nuda proprietà, costituendo diritti reali diversi, danno luogo - ove spettino a più persone - a un concorso di iura in re aliena sul medesimo bene e non anche ad una comunione in senso proprio, configurabile in presenza della contitolarità del medesimo diritto reale (1100 c.c.) ed alla quale è correlato il giudizio di divisione, che è volto alla trasformazione del diritto ad una quota ideale (della proprietà o di altro diritto reale limitato) in un diritto esclusivo (di proprietà o di altro diritto reale limitato) su beni individuali; nè, d'altra parte, l'art. 784 c.p.c. prefigura la sussistenza di un litisconsorzio necessario nei confronti dell'usufruttuario "pro quota", atteso che, nel giudizio di divisione, l'usufruttuario stesso, il quale abbia acquistato il diritto in base a un negozio trascritto in data anteriore alla trascrizione della domanda di divisione, può essere chiamato in giudizio, ai sensi dell'art. 1113, comma 3, c.c. in relazione all'art. 106 c.p.c., perché la sentenza abbia effetto nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 2005 n. 27412



 
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