Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 982 codice civile: Possesso della cosa

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



L’usufruttuario ha il diritto di conseguire il possesso della cosa di cui ha l’usufrutto (1), salvo quanto è disposto dall’art. 1002 (2).

Commento

(1) Se il titolo costitutivo esclude a priori il possesso, si verificherà la conversione dell’atto costitutivo dell’usufrutto in contratto di rendita vitalizia, nei negozi inter vivos, e la radicale invalidità (nullità) della clausola, in quanto impossibile, secondo l’ordinamento giuridico, nell’ipotesi di atto mortis causa.

 

 

(2) L’art. 1002 pone in capo all’usufruttuario due adempimenti. Essi sono: la redazione di un inventario (inteso quale atto con cui si accerta l’entità e la consistenza di un patrimonio) e la prestazione di una garanzia (rafforzamento del diritto di credito attuato o con la moltiplicazione dei patrimoni sui quali soddisfarsi ovvero vincolando all’adempimento il valore di una certa «res»). Tali adempimenti rappresentano condizione per l’attribuzione e l’esercizio del diritto al possesso.

 

 

Giurisprudenza annotata

Usucapione

Ove su di un immobile coesistano il diritto del nudo proprietario e quello dell'usufruttuario, il possesso che acquista rilievo ai fini dell'usucapione è, in primo luogo, configurabile a favore dell'usufruttuario, il quale può esercitarlo anche a vantaggio del nudo proprietario, ampliandone il godimento anche attraverso la costituzione di servitù attive; peraltro, se il nudo proprietario ha, di fatto, la disponibilità del bene, possono assumere rilievo anche gli atti di possesso dal medesimo compiuti, l'esercizio dei quali costituisce onere probatorio della parte che lo invochi.

Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2010 n. 21231  

Possesso

Il possesso è tutelato dall'ordinamento giuridico con le azioni di reintegrazione e di manutenzione, previste dagli art. 1168 e 1170 c.c., per garantire, nell'interesse collettivo, il diritto soggettivo alla sua conservazione contro gli atti di spoglio violento o clandestino e di molestia e per evitare turbamento della pace sociale, a prescindere dalla esistenza di un titolo giustificativo, essendo considerato di per sè un valore meritevole di tutela; e poiché, ai sensi dell'art. 1146 c.c., il possesso continua, con effetto dall'apertura della successione, nell'erede, quest'ultimo, alla morte del possessore, è legittimato a promuovere dette azioni. A tal fine, è sufficiente che l'erede provi la propria qualità di successore universale, non richiedendosi la dimostrazione dell'esistenza di un titolo che autorizzi ad esercitare il potere di fatto sulla cosa. Inoltre, costituendo il possesso, ai sensi dell'art. 1140 c.c., un potere di fatto che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio non solo della proprietà, ma di ogni altro diritto reale, l'erede di chi possedeva la cosa come usufruttuario è legittimato ad esperire i rimedi apprestati dall'ordinamento contro chiunque compia atti di spoglio o di turbativa e anche nei confronti della persona divenuta piena proprietaria del bene per effetto dell'estinzione del diritto di usufrutto di cui era titolare il defunto. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva escluso la legittimazione degli eredi del soggetto che possedeva un immobile a titolo di usufrutto a promuovere l'azione di reintegrazione nei confronti di chi era divenuto pieno ed esclusivo proprietario del bene con l'estinzione dell'usufrutto).

Cassazione civile sez. II  22 maggio 2003 n. 8075  

Intervento in causa

In tema di procedimento civile, nel giudizio di negatoria servitutis promosso dall'enfiteuta nei confronti del proprietario confinante, il nudo proprietario non è litisconsorte necessario, non essendo al riguardo nemmeno configurabile l'applicazione analogica dell'art. 1102, comma 2, c.c. (che, nel riconoscere all'usufruttuario legittimazione attiva all'esperimento dell'azione confessoria e della negatoria servitutis, prescrive la chiamata in causa del proprietario), attesi i rigorosi limiti entro i quali è consentito farvi ricorso ai sensi dell'art. 12 preleggi nonché avuto riguardo alle caratteristiche proprie delle facoltà inerenti al diritto di usufrutto, ben più ristrette rispetto a quelle contenute nel diritto di enfiteusi: mentre infatti la previsione dell'art. 1012, comma 2, c.c. trova, nella parte in cui dispone la necessaria partecipazione al giudizio del proprietario, la sua specifica "ratio" nella limitatezza e nella temporaneità del diritto di usufrutto, di guisa che il proprietario viene tutelato nel suo specifico interesse ad accertare l'inesistenza di diritti di terzi sul suo immobile in funzione del pieno godimento di esso alla cessazione dell'usufrutto medesimo, tale esigenza viceversa non ricorre relativamente all'enfiteuta, in ragione degli ampi poteri del medesimo sul bene, che si estendono sino alla disposizione del diritto di enfiteusi e al diritto potestativo di affrancazione dell'immobile.

Cassazione civile sez. II  12 agosto 2002 n. 12169  



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