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Art. 984 codice civile: Frutti

I frutti naturali e i frutti civili spettano all’usufruttuario per la durata del suo diritto.

Se il proprietario e l’usufruttuario si succedono nel godimento della cosa entro l’anno agrario o nel corso di un periodo produttivo di maggiore durata, l’insieme di tutti i frutti si ripartisce fra l’uno e l’altro in proporzione della durata del rispettivo diritto nel periodo stesso.

Le spese per la produzione e il raccolto sono a carico del proprietario e dell’usufruttuario nella proporzione indicata dal comma precedente ed entro i limiti del valore dei frutti.


Commento

Frutti naturali: in generale, per frutto s’intende il prodotto derivante da un bene produttivo che si raccoglie periodicamente quando, però, con tale operazione si conservi e non si alteri la destinazione della cosa madre. I frutti naturali, in particolare, sono quelli provenienti direttamente dalla cosa, vi concorra o no l’opera dell’uomo (es.: i prodotti agricoli, la legna, i parti degli animali etc.). Essi diventano beni autonomi solo al momento della separazione.

 

 

Frutti civili: sono i frutti che provengono indirettamente da altro bene e rappresentano il corrispettivo del godimento che altri ha su questo bene (es.: interessi, pigioni, canoni etc.).

 

 

Anno agrario: è il periodo, corrente dall’11 novembre al 10 novembre dell’anno successivo, nel quale il legislatore reputa, secondo un criterio medio, che abbiano inizio e termine le operazioni di gestione di un’azienda agricola. Si ammette tuttavia la possibilità di una diversa decorrenza nel caso di usufrutto su fondi dedicati a speciali coltivazioni.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Usufrutto, uso, abitazione, nuda proprietà

Allorché si sia verificata, in corso di causa, la morte dell'usufruttuario di un compendio immobiliare, mentre deve ritenersi inammissibile - per carenza di interesse ad agire, conseguente all'intrasmissibilità "mortis causa" del diritto di usufrutto - la domanda dal quello proposta e proseguita dai suoi eredi, finalizzata allo scioglimento della "comunione impropria"(ovvero all'individuazione dei beni su cui l'usufrutto avrebbe dovuto essere concretamente esercitato, nell'ambito di quelli collettivamente gravati dallo stesso), a differente conclusione deve pervenirsi con riferimento alla pretesa risarcitoria ex art. 2043 cod. civ. azionata dall'usufruttuario in relazione al rifiuto frapposto dalla curatela fallimentare dei nudi proprietari a consentire la locazione di taluni beni facenti parte di detto compendio, giacché mirante all'accertamento di un comportamento sostanzialmente appropriativo ed estromissivo della curatela ed al conseguente ristoro del diritto dell'usufruttuario a godere della "res fructifera" e farne propri i frutti civili, ai sensi dell'art. 984 cod. civ., diritto la cui trasmissibilità agli eredi non è esclusa da alcuna norma. Cassa con rinvio, App. Milano, 30/03/2006

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20155  

Concesso in affitto un fondo rustico dall'usufruttuario per la durata di venti anni, con un canone d'affitto modesto, ed estintosi l'usufrutto per decesso dell'usufruttuario stesso, non sussiste la nullità di detto contratto non prevedendo il nostro ordinamento la nullità del contratto di affitto stipulato dall'usufruttuario in frode dei diritti del nudo proprietario (nella specie, l'usufruttuario deceduto nel 1998 aveva stipulato nel 1994 il contratto di affitto per la durata di venti anni).

Cassazione civile sez. III  25 luglio 2003 n. 11561  

L'usufruttuario, cui spettano i frutti naturali e civili della cosa (art. 984 c.c.), può ricavare tali frutti anche dalla locazione della cosa stessa (art. 999 c.c.), stipulando il relativo contratto con il nudo proprietario che, in tal caso, assume le obbligazioni ed esercita i diritti del conduttore. (Nella specie, in base all'enunciato principio la C.S. ha confermato la sentenza del giudice del merito che aveva considerato locazione il contratto con il quale l'usufruttuario aveva concesso al nudo proprietario il godimento dell'immobile, ritenendo, attraverso la interpretazione della effettiva volontà delle parti, che quello che quest'ultime avevano definito come corrispettivo dell'usufrutto costituiva il canone mensile della locazione.

Cassazione civile sez. III  01 giugno 1991 n. 6168  

Intervento in causa

Il rapporto processuale, che si costituisce mediante l'intervento della parte legittimata a far valere la pretesa avanzata in giudizio da un soggetto carente della legittimazione attiva "ad causam", non dipende dalla sorte dell'originario rapporto costituito dall'attore, poiché il vero legittimato rispetto all'oggetto della lite della quale è parte il non legittimato, ha una posizione sostanziale autonoma, che essendogli riconosciuta direttamente dall'ordinamento con esclusione del non legittimato, tende ad imporsi anche a questo, con la conseguenza che la sorte del rapporto processuale posto in essere mediante l'intervento non è subordinata a quella dell'originario rapporto su cui si è innestato. (Fattispecie in cui nel giudizio instaurato dal nudo proprietario di un immobile concesso in locazione, nei confronti del conduttore, per ottenere il rilascio, avevano spiegato intervento gli usufruttuari quali esclusivi titolari del lato attivo del rapporto di locazione).

Cassazione civile sez. III  13 dicembre 1990 n. 11828  



 
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