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Art. 985 codice civile: Miglioramenti

L’usufruttuario ha diritto a un’indennità per i miglioramenti che sussistono al momento della restituzione della cosa (1).

L’indennità si deve corrispondere nella minor somma tra l’importo della spesa e l’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti.

L’autorità giudiziaria, avuto riguardo alle circostanze, può disporre che il pagamento dell’indennità prevista dai commi precedenti sia fatto ratealmente, imponendo in questo caso idonea garanzia.


Commento

Indennità: somma di denaro dovuta a titolo di ristoro patrimoniale che consegue a fatti che sacrificano diritti ma che non sono antigiuridici, in quanto autorizzati o imposti da una norma di legge. Di qui la differenza col risarcimento, in quanto non conseguente alla violazione di un obbligo né diretta a reintegrare in pieno la sfera giuridica sacrificata.

 

 

(1) La nascita di un usufrutto per atto inter vivos, inclusa la donazione, può stabilire, in deroga alla norma in esame, che l’usufruttuario non possa ricevere rimborso per i miglioramenti apportati al fondo.

 


Giurisprudenza annotata

Enti e beni ecclesiastici

I rapporti patrimoniali fra il titolare di un beneficio parrocchiale ed il beneficio medesimo, con riguardo all'amministrazione ed al godimento dei beni che ne costituiscono la dotazione, sono regolati, in forza dell'art. 30 comma 1 del concordato con la Santa Sede, dalle norme dell'ordinamento canonico, in forza delle quali il suddetto titolare assume la veste di rappresentante dell'ente ecclesiastico e di curatore dei suoi interessi. Pertanto, i miglioramenti apportati ai beni dell'ente, da quel titolare, devono presumersi effettuati nell'esercizio dei poteri-doveri inerenti a detta veste, a prescindere dalla ricorrenza o meno delle prescritte autorizzazioni, con la conseguenza che il titolare stesso non può avanzare nei confronti del beneficio pretese indennitarie, nè invocando le disposizioni degli art. 985 e 1150 c.c. in tema di usufrutto e possesso, nè sotto il profilo dell'arricchimento senza causa, salvo che deduca e dimostri di avere agito nella diversa qualità di terzo e con l'impiego di capitali propri.

Cassazione civile sez. II  13 marzo 1982 n. 1623

Usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà

A norma dell'art. 985 c.c. l'usufruttuario deve effettuare con risorse proprie i miglioramenti e può pretendere, solamente per quelle migliorie che sussistano al momento della restituzione della cosa, un'indennità, fissata nella minor somma tra l'importo della spesa e l'aumento di valore conseguito dalla cosa, pertanto, l'usufruttuario non può legittimamente utilizzare allo scopo danaro del proprietario di cui sia comunque in possesso, nè il suo diritto all'indennità diventa attuale fino alla cessazione dell'usufrutto.

Cassazione civile sez. II  21 ottobre 1980 n. 5651  

Divisione

Nel caso della comunione ereditaria il possessore ha in ogni caso l'obbligo, quale mandatario espresso o tacito degli altri partecipanti, di rendere loro il conto dei frutti di un immobile che durante il periodo di comunione abbia goduto del bene in via esclusiva senza un titolo giustificativo, tenuto conto dell'obbligo del medesimo di corrispondere agli altri i frutti civili, quale ristoro della privazione dell'utilizzazione "pro quota" del bene comune e dei relativi profitti.

Cassazione civile sez. II  10 novembre 2011 n. 23539

Chiese

I rapporti patrimoniali fra il titolare di un beneficio parrocchiale ed il beneficio medesimo, con riguardo all'amministrazione ed al godimento dei beni che ne costituiscono la dotazione, sono regolati, in forza dell'art. 30 comma 1 del concordato con la Santa Sede, dalle norme dell'ordinamento canonico, in forza delle quali il suddetto titolare assume la veste di rappresentante dell'ente ecclesiastico e di curatore dei suoi interessi. Pertanto, i miglioramenti apportati ai beni dell'ente, da quel titolare, devono presumersi effettuati nell'esercizio dei poteri-doveri inerenti a detta veste, a prescindere dalla ricorrenza o meno delle prescritte autorizzazioni, con la conseguenza che il titolare stesso non può avanzare nei confronti del beneficio pretese indennitarie, nè invocando le disposizioni degli art. 985 e 1150 c.c. in tema d'usufrutto e possesso, nè sotto il profilo dell'arricchimento senza causa, salvo che deduca e dimostri d'avere agito nella diversa qualità di terzo e con l'impiego di capitali propri.

Cassazione civile sez. II  13 marzo 1982 n. 1623  



 
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