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Art. 204 codice penale

Articolo abrogato dalla L. 10 ottobre 1986, n. 663.


Giurisprudenza annotata

Accertamento di pericolosità

Poiché, a seguito dell'abrogazione dell'art. 204 c.p., la pericolosità sociale dell'infermo di mente autore di reato - non più soggetta a presunzioni di legge - deve volta per volta essere valutata dal giudice in relazione alle circostanze indicate dall'art. 133 c.p. e sulla base di fatti accertati, va disposta la revoca della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario del soggetto la cui pericolosità sociale sia stata ritenuta con esclusivo riferimento agli accertamenti fatti e ai giudizi espressi dal perito secondo parametri di natura psichiatrica.

Sezione Sorveglianza Genova  05 giugno 2001

 

Il giudizio di pericolosità sociale dell'internando da parte del magistrato di sorveglianza è da ritenere non necessario o addirittura superfluo se l'esecuzione avviene a distanza di poche ore dall'accertamento della pericolosità da parte del giudice di merito.

Cassazione penale sez. I  26 settembre 1990

 

Ai fini della prognosi di pericolosità sociale hanno rilevanza anche la natura e la gravità dei fatti-reato, sicché il giudice non è tenuto a prendere in considerazione soltanto le emergenze di natura medico-psichiatrica, ma può attribuire rilievo a qualsiasi elemento ritenuto utile ai fini dell'accertamento. (Nel caso in esame, la Corte ha ritenuto adeguatamente motivato il giudizio di pericolosità collegato sia alla dedizione dell'imputato all'uso di sostanze stupefacenti, sia all'indole e alla reiterazione degli episodi delittuosi).

Cassazione penale sez. III  22 marzo 1989

 

In virtù dell'abrogazione dell'art. 204 c.p., operata dall'art. 31 l. 10 ottobre 1986 n. 663, l'applicazione della misura di sicurezza, come la colonia agricola, può essere ordinata se sia stato in concreto accertato che l'agente è persona socialmente pericolosa. Ne consegue che la pericolosità sociale, che non va confusa con quella valutata esclusivamente sul piano psichiatrico, va desunta, ex art. 203 c.p., dalle circostanze indicate nell'art. 133 c.p., la cui valutazione è compito specifico ed esclusivo del giudice di merito, il quale deve tener conto, ai predetti fini, del fatto-reato inteso nella sua obiettività ed in ogni suo elemento, principale ed accessorio.

Cassazione penale sez. IV  23 novembre 1988

 

L'art. 31 l. 10 ottobre 1986 n. 663 stabilisce l'obbligo di previo accertamento della pericolosità sociale del soggetto nei cui confronti deve essere ordinata una misura di sicurezza personale. L'obbligo di tale accertamento incombe, pertanto, al giudice di merito prima della statuizione relativa alla misura di sicurezza del ricovero in casa di cura e custodia a nulla rilevando la possibilità di effettuare tale accertamento in sede di esecuzione. (Fattispecie in cui la Corte di merito a seguito dell'abrogazione dell'art. 204 c.p., disposta dall'art. 31 l. n. 663 del 1986, aveva ritenuto non più necessario l'accertamento della pericolosità del soggetto, pur avendo disposto nei suoi confronti il ricovero in casa di cura e custodia, sul rilievo della possibilità dell'accertamento da parte del giudice dell'esecuzione).

Cassazione penale sez. I  30 giugno 1988

 

Il magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Napoli, con ordinanza del 9 gennaio 1986 ha sollevato, in riferimento agli art. 2, 3, 13, 24, 27 e 111 cost. questione di legittimità dell'art. 204 comma ultimo c.p. "in quanto non consente di applicare le misure di sicurezza in base ad una valutazione in concreto" della pericolosità del soggetto. Ma dopo la pronuncia dell'ordinanza di rimessione, è entrata in vigore la l. 10 ottobre 1986 n. 663, il cui art. 31 dispone: a) l'art. 204 c.p. è abrogato (comma 1); b) tutte le misure di sicurezza personale sono ordinate previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa (comma 2). Spetta quindi al giudice "a quo" verificare se, alla stregua della normativa sopravvenuta, le questioni sollevate siano tuttora rilevanti.

Corte Costituzionale  10 marzo 1988 n. 292  

 

Il giudice istruttore del tribunale di Ariano Irpino, con ordinanza emessa il 9 gennaio 1986, ha denunciato, in riferimento agli art. 2, 3, 13, 24 e 32 cost., l'illegittimità degli art. 204, 205, 207 e 222 c.p., in quanto non consentono di applicare le misure di sicurezza in base ad una valutazione in concreto della pericolosità del soggetto. Dopo la pronuncia dell'ordinanza di rimessione, è entrata in vigore la l. 10 ottobre 1986 n. 683, il cui art. 31 dispone: a) "l'art. 204 del c.p. è abrogato" (comma 1); b) "tutte le misure di sicurezza personale sono ordinate previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa" (comma 2). Spetta, quindi, al giudice " a quo" verificare se, alla stregua della normativa sopravvenuta, le questioni sollevate siano tuttora rilevanti.

Corte Costituzionale  18 febbraio 1988 n. 195  

 

Nel caso di declaratoria di delinquenza abituale, l'applicazione della misura di sicurezza (nella specie colonia agricola) deve essere ordinata previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa e ciò perché l'art. 31 l. 10 ottobre 1986 n. 663 (modifiche all'ordinamento penitenziario) ha abrogato l'art. 204 c.p. (pericolosità sociale presunta).

Cassazione penale sez. II  11 maggio 1987

 

È stata sollevata (dalla Corte d'appello di Perugia), in riferimento all'art. 10, comma 1 e 2 cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 81 comma 1 l. 22 dicembre 1975 n. 685, in quanto, imponendo, in base ad una presunzione assoluta di pericolosità sociale (art. 204, comma 2, c.p.), la misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato a pena espiata, dello straniero, condannato per i delitti in materia di stupefacenti ivi indicati, impedisce, stante il disposto dell'art. 164, comma 2, n. 2 c.p., la concessione della sospensione condizionale della pena anche quando, come nei casi di specie, la pena irrogata lo consenta, dando luogo ad un'ingiustificata disparità di trattamento tra cittadino e straniero.

Corte Costituzionale  09 aprile 1987 n. 117  

 

Il proscioglimento di un imputato per incapacità di intendere e di volere dovuta ad infermità psichica comporta una presunzione di pericolosità sociale che dà luogo all'applicazione di una misura di sicurezza nei casi e nei modi stabiliti dalla legge. L'applicazione di tale misura, tuttavia, in seguito alla parziale dichiarazione di illegittimità costituzionale degli art. 204, 205 e 222 c.p. contenuta nella sentenza della Corte costituzionale 29 luglio 1982 n. 139, è sempre subordinata all'accertamento del perdurare dell'infermità, quando l'esecuzione sia distanziata temporalmente dal momento della commissione del fatto.

Cassazione penale sez. V  07 marzo 1986

 

Relativamente al prosciolto per totale infermità di mente non sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale degli art. 204, 205, 207, 222 in riferimento: 1) all'art. 3 cost., laddove prescrivono che la determinazione del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario sia stabilita con esclusivo riferimento alla pena applicabile per il reato commesso, attuando una ingiustificata disparità di trattamento rispetto all'imputato seminfermo di mente ed una ingiustificata parificazione tra il prosciolto, di cui si prevede un lungo periodo di persistenza della pericolosità, ed i prosciolti di cui si pronostica un inferiore periodo di decorso della pericolosità; 2) agli art. 2, 13 e 32 cost., nella parte in cui dispongono che la determinazione della durata minima della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario sia effettuata senza considerazione per le esigenze terapeutiche della persona e senza richiedere l'adempimento dell'obbligo di motivazione per il periodo ulteriore rispetto alla cessazione dello stato di pericolosità; 3) all'art. 24 cost. ove, impedendo al giudice di cognizione un concreto ed effettivo giudizio di pericolosità, in base al quale poter commisurare la durata delle misure di sicurezza, escludono un completo esercizio del diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento.

Tribunale Ariano Irpino  09 gennaio 1986

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 2, 3, 24 e 32 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 204, 205, 207 e 222 c.p., laddove prescrivono che la determinazione da parte del giudice di cognizione del periodo di decorso della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario per l'imputato prosciolto per totale infermità di mente, avvenga con esclusivo riferimento alla pena applicabile per il reato commesso, senza che si riconosca efficacia di autonoma attenuante alla circostanza dell'infermità mentale; senza considerazione per le esigenze curative della persona e senza obbligo di motivazione per il periodo che si ritenga ulteriore rispetto a quello di cessazione dello stato di pericolosità; senza infine consentire al giudice un concreto ed effettivo giudizio di pericolosità, in base al quale poter commisurare la durata della misura.

Giudice istruttore Ariano Irpino  09 gennaio 1986



 
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