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Art. 1 codice penale: Reati e pene: disposizione espressa di legge

Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, nè con pene che non siano da essa stabilite.


Giurisprudenza annotata

Reati e pene

In tema di determinazione di pena, ove il giudice abbia inflitto una pena in contrasto con la previsione di legge ma in senso favorevole all'imputato, si realizza un errore al quale la Corte di cassazione, in difetto di specifico motivo di gravame da parte del p.m., non può porre riparo né con le formalità di cui agli art. 130 e 619 c.p.p., perché si versa in ipotesi di errore di giudizio e non di errore materiale del computo aritmetico della pena, né in osservanza all'art. 1 c.p. ed in forza del compito istituzionale proprio della Corte di cassazione di correggere le deviazioni da tale disposizione, ciò in quanto la possibilità di correggere in sede di legittimità la illegalità della pena, nella specie o nella quantità, è limitata all'ipotesi in cui l'errore sia avvenuto a danno e non in vantaggio dell'imputato, essendo anche in detta sede non superabile il limite del divieto della "reformatio in peius". Dichiara inammissibile, App. Lecce, 04/04/2012

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 2013 n. 49858  

 

 

Cassazione

L'inammissibilità del ricorso non impedisce alla Corte di cassazione di procedere al necessario annullamento della sentenza impugnata ove la stessa abbia provveduto ad irrogare una pena illegale atteso che il principio di legalità ex art. 1 c.p. e la funzione della pena, come concepita dall'art. 27 cost., non appaiono conciliabili con la applicazione di una sanzione non prevista dall'ordinamento.

Cassazione penale sez. I  21 marzo 2013 n. 15944  

 

 

Unione europea

L'obbligo del giudice di interpretare il diritto nazionale conformemente al contenuto delle decisioni quadro adottate nell'ambito del titolo VI del trattato sull'Unione europea non può legittimare l'integrazione della norma penale interna quando una simile operazione si traduca in una interpretazione "in malam partem". (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che la disciplina in tema di confisca contenuta nella decisione-quadro del Consiglio dell'Unione Europea 2005/212/GAI del 24 febbraio 2005 possa essere utilizzata per estendere la confisca per equivalente di cui all'art. 322 ter, comma 1, c.p. anche al profitto del reato).

Cassazione penale sez. un.  25 giugno 2009 n. 38691  

 

 

Usura

Nella determinazione del fatto tipico e nella verifica se lo stesso è ricadente nella previsione incriminatrice dell’art. 644 c.p. non è ammissibile ogni operazione ermeneutica “additiva” di elementi estranei a quelli presi in considerazione dal c.d. legislatore amministrativo, pena altrimenti la creazione di una diversa fattispecie incriminatrice, in aperta violazione del dettato di cui agli art. 25 comma 2 cost. e 1 c.p.

Tribunale Lecce  12 aprile 2008 n. 158  

 

 

Internet

In forza del principio espresso dall'art. 1 c.p. e 14 disp. prel., solo compiendo un'operazione interpretativa di estensione analogica "in malam partem" delle disposizioni della legge sulla stampa n. 47 del 1948, non consentita dal divieto di analogia in materia di norme incriminatici, potrebbe ritenersi la punibilità del titolare del sito internet nel quale non sia indicato il nome dell'editore e dello stampatore in relazione ai documenti pubblicati e reperibili nel sito. Ed invero, il concetto di riproduzione, che costituisce il fulcro della definizione di stampato ex art. 1 l. n. 47 del 1948, presuppone una distinzione fisicamente percepibile tra l'oggetto da riprodurre e le sue riproduzioni; al contrario, i files pubblicati su sito internet sono documenti informatici originali, liberamente accessibili, stampabili e riproducibili da parte dell'utente che accede al sito internet, onde non può ritenersi che il titolare del sito sia responsabile di successive eventuali riproduzioni ascrivibili agli utenti, dovendosi quindi riconoscere l'esistenza di lacuna legislativa non colmabile dal giudice, in relazione alla mancata sussunzione della fattispecie in specifica norma incriminatrice.

Ufficio Indagini preliminari Aosta  15 febbraio 2002

 

 

Giudizi penali

In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, ove il giudice abbia inflitto una pena in contrasto con la previsione di legge, ma in senso favorevole all'imputato, si ha un errore al quale la Corte di cassazione, in difetto di specifico motivo di gravame da parte del p.m., non può porre riparo, nè con le formalità di cui agli art. 130, 619 c.p.p., perché si versa in ipotesi di errore di giudizio e non di errore materiale del computo aritmetico della pena; nè in osservanza all'art. 1 c.p. ed in forza del compito istituzionale proprio della Corte di cassazione di correggere le deviazioni da tale disposizione: ciò in quanto la possibilità di correggere in sede di legittimità la illegalità della pena, nella specie o nella quantità, è limitata all'ipotesi in cui l'errore sia avvenuto a danno e non in vantaggio dell'imputato, essendo anche in detta sede non superabile il limite del divieto della "reformatio in peius" (enunciato per il giudizio di appello, ma espressione di un principio generale, valevole anche per il giudizio di cassazione).

Cassazione penale sez. V  15 febbraio 2000 n. 771  

 

 

Industria e commercio

Per "sostanza alimentare" si intende qualsiasi materia, solida, liquida o gassosa, destinata all'alimentazione, cioè al nutrimento corporale. Perciò, senza violare il principio di cui all'art. 1 c.p. e senza ricorrere ad alcuna interpretazione estensiva o analogica, deve affermarsi che il reato previsto e punito dall'art. 516 c.p. ha per oggetto materiale non solo le sostanze alimentari solide, ma anche quelle liquide, come le bevande (fattispecie in cui il reato "de quo" è stato ritenuto in relazione alla commercializzazione di vino spumante non genuino, per avere gradazione alcolica, contenuto di zuccheri, residui, sovrapressione dell'anidride carbonica inferiore ai valori minimi stabiliti).

Cassazione penale sez. III  05 giugno 1998 n. 8662  

 



 
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