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Art. 10 codice penale: Delitto comune dello straniero all’estero

Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli articoli 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce la pena di morte o l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato e vi sia richiesta del Ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa.

Se il delitto è commesso a danno di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che: 1) si trovi nel territorio dello Stato; 2) si tratti di delitto per il quale è stabilita la pena di morte o dell’ergastolo, ovvero della reclusione non inferiore a un minimo di tre anni; 3) l’estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene.

 


Giurisprudenza annotata

Reati commessi all'estero

Non è punibile l’agente quando la falsificazione è stata commessa all’estero e difetta la condizione di procedibilità della richiesta del Ministro della Giustizia ex art. 10 c.p. inoltre, se non è stato fatto uso del citato atto falso, non può neanche configurarsi il diverso reato di cui all’art. 489 c.p.

Tribunale Perugia  30 luglio 2014 n. 1380  

 

Ai fini della sussistenza della giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana, con riferimento al reato di traffico di migranti (art. 12 d.lg. n. 286 del 1998), commesso all'estero da un cittadino straniero che sia presente nel territorio italiano, é sufficiente la richiesta del Ministro di giustizia, in quanto la stessa, di per sé idonea a determinare la punibilità anche del diritto lesivo soltanto dell'interesse del privato, lo è tanto più in relazione al reato in questione, il quale offende sia l'interesse dello Stato alla regolarità degli ingressi nel suo territorio sia quello dei cittadini extracomunitari soggetti passivi dell'attività criminosa. (Fattispecie in tema di tentativo commesso in acque internazionali). (Rigetta, App. Palermo, 21/11/2012 )

Cassazione penale sez. I  04 marzo 2014 n. 28807  

 

Anche per il reato di corruzione internazionale, previsto dall'art. 322 bis c.p., trovano applicazione le regole dettate dagli art. 7, 9 e 10 c.p., per cui, qualora il reato sia commesso in territorio estero, occorre, per la sua procedibilità in Italia, che vi sia la richiesta del Ministro della giustizia.

Cassazione penale sez. VI  21 febbraio 2013 n. 9106  

 

In tema di reati associativi, per determinare la sussistenza della giurisdizione italiana occorre verificare in quale luogo è divenuta concretamente operativa la struttura dell'associazione, potendosi attribuire importanza anche al luogo in cui sono stati realizzati i singoli delitti commessi in attuazione del programma criminoso, quando essi stessi rivelino, per il numero e la consistenza, il luogo di operatività della predetta struttura. (Fattispecie in tema di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti). Annulla in parte con rinvio, App. Reggio Calabria, 22 ottobre 2009

Cassazione penale sez. VI  19 gennaio 2011 n. 10088  

 

Il reato di ricettazione ha natura istantanea sicché nessun rilievo può essere attribuito, a fini della perseguibilità in Italia, al luogo in cui sia accertata la detenzione della "res" essendo invece rilevante quello di avvenuta ricezione. (In applicazione di detto principio la Corte, in fattispecie di cose provenienti da delitto commesso all'estero rinvenute nella disponibilità di cittadino straniero in una località prossima al confine, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per improcedibilità dell'azione penale in assenza della richiesta del Ministro della giustizia ex art. 10 c.p.).

Cassazione penale sez. II  06 ottobre 2010 n. 38230  

 

La mancanza di una condizione di procedibilità (nella specie, di quella prevista dall'art. 10 c.p. in relazione alla commissione all'estero, da parte di uno straniero, del delitto di cui all'art. 473 c.p. ai danni di un cittadino italiano) non incide sulla configurabilità del delitto presupposto ai fini della sussistenza del delitto di ricettazione. Rigetta, App. Reggio Calabria, 10/04/2009

Cassazione penale sez. II  04 maggio 2010 n. 22343  

 

In materia di falso, il concorso nel reato, che esclude la punibilità della diversa ipotesi criminosa prevista dall'art. 489 c.p. (uso di atto falso), deve configurarsi in termini di concreta punibilità. Ne consegue che, se la falsificazione è stata commessa all'estero e non vi sia la richiesta del Ministro della giustizia ex art. 10 c.p., il soggetto che abbia prodotto o concorso a produrre l'atto falso risponde, ricorrendone le condizioni, del reato di uso dello stesso, ai sensi dell'art. 489 c.p.

Tribunale Bari sez. II  06 novembre 2009 n. 1631  

 

Ai fini dell'integrazione del reato di uso di atto falso previsto e punito dall'art. 489 c.p., è necessario che l'agente non abbia concorso nella falsità o che non si tratti di concorso punibile, tuttavia sussiste il reato in questione quando la falsificazione non è punibile perché commessa all'estero, in difetto della condizione di procedibilità rappresentata dalla richiesta del Ministro della giustizia ex art. 10 c.p., e l'agente abbia fatto uso dell'atto nello Stato.

Tribunale Alessandria  11 settembre 2009

 

In relazione al reato di favoreggiamento dell'ingresso illegale di cittadini extracomunitari commesso in territorio straniero (nella specie libico) non può essere concessa alcuna misura cautelare poiché, ricorrendo gli estremi di cui all'art. 10, c. 2, c.p. (delitto comune dello straniero all'estero), ai fini della punibilità è necessaria la richiesta del Ministro della giustizia, in assenza della stessa soccorre la disciplina dettata dall’art 346 c.p.p. a mente del quale, “fermo restando quanto disposto dall’art 343, in mancanza di una condizione di procedibilità che può ancora sopravvenire, possono essere compiuti gli atti di indagine preliminari necessari ad assicurare le fonti di prova e, quando vi è pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove previste dall’art 392 c.p.p.”.

Tribunale Palermo sez. riesame  10 ottobre 2008

 

 

Difetto di giurisdizione

Non sussiste la giurisdizione penale dello Stato italiano, né quella dello Stato territoriale, bensì quella esclusiva degli Stati Uniti d'America, in relazione ad un reato commesso in Iraq ai danni di un cittadino italiano da parte di personale militare degli Stati Uniti d'America, partecipante alla Forza Multinazionale operante in quel territorio, nell'esercizio dei compiti e delle funzioni ad esso attribuiti, qualora il fatto contestato non rivesta le caratteristiche proprie della "grave violazione" del diritto internazionale umanitario. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto il difetto della giurisdizione penale del giudice italiano, avendo escluso la configurabilità di un "crimine contro l'umanità" o di un "crimine di guerra" nell'uccisione e nel ferimento di cittadini italiani, commessi la notte del 4 marzo 2005 ad opera di un soldato in servizio al posto di blocco presso l'aeroporto di Baghdad ed appartenente al contingente militare USA, dislocato in Iraq con la Forza Multinazionale, che aveva esploso numerosi colpi di arma da fuoco contro l'autovettura, in avvicinamento veloce, sulla quale essi viaggiavano).

Cassazione penale sez. I  19 giugno 2008 n. 31171  



 
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