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Art. 103 codice penale: Abitualità ritenuta dal giudice

Fuori del caso indicato nell’articolo precedente, la dichiarazione di abitualità nel delitto è pronunciata anche contro chi, dopo essere stato condannato per due delitti non colposi, riporta un’altra condanna per delitto non colposo, se il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, ritiene che il colpevole sia dedito al delitto.


Giurisprudenza annotata

Abitualità ritenuta dal giudice

Ai fini della dichiarazione di abitualità nel reato prevista dall'art. 103 c.p. il giudice deve tenere conto anche delle pregresse sentenze di applicazione della pena.

Cassazione penale sez. I  09 aprile 2014 n. 20004

 

Sussistono le condizioni per essere dichiarato delinquente abituale (art. 103 c.p.) qualora l'imputato, già condannato 18 volte per delitti non colposi nell'arco di venti anni, venga condannato per il delitto di rapina con la recidiva specifica.

Tribunale Como  21 agosto 2013 n. 1048  

 

Viola il principio di correlazione fra accusa e sentenza la decisione con cui venga dichiarata l'abitualità a delinquere, se non siano stati previamente contestati all'imputato gli elementi che ne fondano l'esistenza. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato senza rinvio, per essere il reato estinto per prescrizione, la sentenza impugnata che aveva escluso la sussistenza della causa estintiva, in ragione di una precedente dichiarazione di abitualità nel delitto pronunciata dal magistrato di sorveglianza e risultante dal certificato penale, ma non contestata nel processo "de quo"). (Annulla senza rinvio, App. Trieste, 15/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  12 giugno 2013 n. 2153  

 

Per la dichiarazione di abitualità nel reato (art. 103 c.p.) non sono sufficienti i dati ricavabili dal certificato penale ma è necessario che vi siano prove certe per ritenere i rei dediti al delitto.

Tribunale Torino sez. III  08 giugno 2013 n. 1788  

 

In tema di abitualità del reato, mentre in quella presunta dalla legge il giudice deve limitarsi ad accertare i soli elementi necessari e sufficienti, tassativamente determinati dal legislatore, nell'ipotesi di abitualità ritenuta dal giudice, quest'ultimo, in aggiunta ai primi, deve anche compiere una valutazione discrezionale in ordine ad altri elementi indicati dal legislatore. Rigetta, App. L'Aquila, 13/10/2011

Cassazione penale sez. II  14 dicembre 2012 n. 1423  

 

Ai fini della dichiarazione di abitualità nel reato "ex" art. 103 c.p. e della conseguente applicazione di misura di sicurezza detentiva non è consentito tenere conto, quale sentenza di condanna per delitto non colposo seguita a condanna per due delitti non colposi, di una sentenza di applicazione di pena concordata non superiore a due anni di pena detentiva. Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Torino, 27/04/2010

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 2011 n. 24142  

 

La dichiarazione di delinquenza abituale, a cui segue l'applicazione di misure di sicurezza , può intervenire anche in riferimento ad un soggetto che si trovi in stato di espiazione della pena detentiva, dovendo distinguersi tra il momento deliberativo e il momento di esecuzione della misura di sicurezza, a nulla rilevando che sia lontano nel tempo dato che il giudizio di pericolosità è sempre rivalutabile. Annulla con rinvio, Trib.sorv. Napoli, 21/01/2010

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2010 n. 2698  

 

La ricaduta nel reato e l'abitualità a delinquere non integrano di per sé il caratteristico elemento intellettivo (unità di ideazione che abbraccia i diversi reati commessi) che caratterizza il reato continuato. Annulla in parte senza rinvio, App. Napoli, 25 marzo 2009

Cassazione penale sez. II  22 ottobre 2010 n. 40123  

 

Sussiste la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza (art. 521 c.p.p.) nel caso in cui il giudice sostituisca la declaratoria di abitualità contestata, ex art. 103 c.p., con quella ex art. 102 c.p., senza il rispetto delle garanzie del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, trattandosi di ipotesi aventi autonome caratteristiche, incompatibili con una automatica fungibilità; ne consegue l'annullamento di detta declaratoria e l'eliminazione della conseguente misura di sicurezza. Annulla senza rinvio, App. L'Aquila, 23/01/2009

Cassazione penale sez. V  15 aprile 2010 n. 27765  

 

Ai fini della dichiarazione d'abitualità nel reato ritenuta dal giudice è richiesto l'accertamento della pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla valutazione complessiva della condotta da lui tenuta senza che rilevino termini o periodi prefissati entro i quali siano stati commessi i reati, nonché della qualità dei fatti commessi e dei beni giuridici offesi, elementi tutti che, insieme con la reiterazione delle condotte illecite, sono indicativi della pervicacia del reo nel delinquere. Rigetta, Trib.sorv. Napoli, 1 Ottobre 2008

Cassazione penale sez. I  05 marzo 2009 n. 14508  

 

In tema di dichiarazione di abitualità ritenuta dal giudice, qualora le condanne definitive siano già sussistenti nel numero prescritto e per i reati previsti, qualsiasi comportamento o circostanza che si aggiunga alle suddette condanne e riveli una precisa tendenza a delinquere, come una condanna non definitiva per altri gravi reati, tanto più se di indole omogenea, è sintomo ulteriore della qualificata pericolosità sociale del soggetto, tale da giustificare la dichiarazione di abitualità nel delitto. Dichiara inammissibile, App. Torino, 28 aprile 2003

Cassazione penale sez. IV  09 gennaio 2009 n. 10298  

 

Ai fini della dichiarazione di abitualità nel reato, occorre che il giudice fornisca specifica motivazione in ordine agli elementi indicativi dell'attuale e concreta pericolosità sociale del soggetto, tali da evidenziare fino a che punto la tendenza criminosa manifestata nello specifico delitto sia radicata nella personalità di quest'ultimo mostrandone la capacità criminale. Annulla in parte con rinvio, App. Torino, 3 marzo 2008

Cassazione penale sez. V  17 settembre 2008 n. 43077  



 
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