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Art. 104 codice penale: Abitualità nelle contravvenzioni

Chi, dopo essere stato condannato alla pena dell’arresto per tre contravvenzioni della stessa indole, riporta condanna per un’altra contravvenzione, anche della stessa indole, è dichiarato contravventore abituale, se il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, ritiene che il colpevole sia dedito al reato.


Giurisprudenza annotata

Abitualità nelle contravvenzioni

Ai fini della preclusione di cui all'art. 444, comma 1 bis, c.p.p. (sono esclusi dall'applicazione della pena su richiesta i procedimenti contro coloro "che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, comma 4, c.p.") occorre distinguere, la condizione dei delinquenti abituali, professionali e per tendenza da quella dei recidivi soltanto per i primi è prevista la sussistenza della relativa dichiarazione al momento della richiesta di applicazione della pena, non anche per i recidivi, cosicché, per il sorgere della detta preclusione, non è necessario che il sospetto sia stato dichiarato recidivo, ma è sufficiente che si trovi nelle condizioni per esserlo, anche con la sentenza nel procedimento in cui è proposto il patteggiamento. Del resto, come emerge, dalla lettura degli art. 102, 103, 104, 105 e 108 c.p., in tema di abitualità, professionalità e tendenza a delinquere, e 99 c.p., in tema di recidiva, solo nelle prime ipotesi è prevista la "dichiarazione" del giudice, mentre in caso di recidiva si fa luogo direttamente all'aumento di pena per chi si trovi nelle condizioni richieste dalla norma. Né, in senso contrario, potrebbe rilevare la circostanza che, per effetto del bilanciamento delle circostanze, la recidiva, pur ritualmente contestata, ceda di fronte a un'attenuante, perché, nel caso di specie, la recidiva non è circostanza aggravante ad applicazione facoltativa che la volontà delle parti possa liberamente escludere, bensì condizione ostativa, posta dalla legge, all'ammissibilità del rito speciale.

Cassazione penale sez. II  27 ottobre 2006 n. 44604  

 

Ai fini dell'ammissibilità dell'oblazione speciale di cui all'art. 162 bis c.p. non è richiesto che la recidiva reiterata, l'abitualità e la professionalità nelle contravvenzioni siano state giudizialmente dichiarate dal giudice, essendo sufficiente la mera cognizione del magistrato della sussistenza di detti “status”, dal momento che l'art. 162 bis c.p. subordina la non ammissibilità dell'oblazione al fatto che "ricorrano" i casi previsti dal terzo capoverso dell'art. 99, dall'art. 104 o dall'art. 105 stesso codice, ovvero che permangano le conseguenze dannose o pericolose del reato, eliminabili da parte del contravventore, come si desume dal tenore letterale e logico della disposizione.

Cassazione penale sez. I  05 aprile 2006 n. 17316  

 

Se il magistrato di sorveglianza non può esimersi dal revocare la declaratoria di delinquenza qualificata, quante volte, in sede di riesame della pericolosità sociale, questa giudicando cessata, ritenga di dover revocare la misura di sicurezza detentiva in atto, a maggior ragione detto magistrato, ove reputi non socialmente pericolosa o non più socialmente pericolosa la persona nei cui confronti siasi intrapreso procedimento per l'applicazione di una misura di sicurezza, dovrà astenersi dall'emettere la declaratoria di delinquenza qualificata, di cui eventualmente ricorrano i presupposti oggettivi; e dunque non solo dall'emettere la declaratoria di delinquenza o contravvenienza ex art. 103, 104 e 105 c.p., ma anche la declaratoria di delinquenza qualificata ex art. 102 c.p.

Sezione Sorveglianza Viterbo  12 dicembre 1988



 
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